Sono passate un paio di settimane dalla pubblicazione del video di “Pratica”, il bellissimo singolo che anticipa l’uscita del nuovo disco di Mecna, per gli amici (sperando ne abbia) Corrado. Mi è bastato metterla in play anche solo una volta per ritornare in quel vortice di negazione e auto commiserazione da cui ero riuscito a liberarmi grazie a mesi di costosissima terapia.

Per cosa mi sento in colpa? Semplice, mi piacciono le canzoni di Mecna e vorrei che così non fosse. Ogni volta che lo vedo intervistato lo trovo simpatico quanto un esattore fiscale, tralasciando poi il fatto che esteticamente mi sembra un incrocio tra Fabio Fazio e Justin Timberlake.

E pensare che per ben 26 anni della mia esistenza ero riuscito ad ignorare pressoché serenamente chi lui fosse e che musica facesse. Forse sapevo che era un grafico che aveva lavorato a dischi di altri artisti, ma poco altro. Poi… poi è uscito “Lungomare Paranoia”, ad oggi la sua ultima fatica artistica e, con mio grande dispiacere, non sono più riuscito a smettere di ascoltarlo.

Ma Mecna è un rapper? Probabilmente no, il che non è necessariamente una cosa negativa. In alcune interviste viene definito come il “Drake” italiano il che sarebbe un complimento per chiunque tranne che per il sottoscritto che a Drake preferirebbe una tazza di cianuro.

Ovvio la sua è una musica non adatta a tutte le occasioni, l’ultima volta che una sua canzone è stata suonata ad una festa, ad esempio, metà delle ragazze ha fatto voto di castità a data da definirsi e i maschi si sono seduti in un angolo a discutere se l’attesa del piacere non fosse essa stessa il piacere. Diciamo che “Maracaibo” continua a farsi preferire in quel contesto.

Certo direte voi, la vita non è sempre rose e fiori, ed è proprio qui che il buon Corrado sale in cattedra e, per quanto mi riguarda, si lascia preferire a qualsiasi altro cantante reperibile sul pianeta terra.

  • Chi dovreste ascoltare quando la ragazza dei vostri sogni la da ad un vostro amico? Mecna.
  • Chi dovreste ascoltare quando i professori vi dicono “potrebbe ma non si applica”? Mecna
  • E se foste l’allenatore dell’Inter? Sempre Mecna.

Musica di supporto per momenti di estrema difficoltà emotiva. Ecco, ho codificato un nuovo genere musicale.

La questione è però un’altra. Fintanto che si entra in contatto con l’artista foggiano tramite i suoi dischi è un conto, quando lo si inizia ad ascoltare nelle interviste l’effetto è un altro.

LE 5 COSE PIU’ INSOPPORTABILI DETTE DA MECNA DURANTE LE INTERVISTE

1 “Non mi piace andare in tour d’estate. In macchina con il caldo… arrivare sul posto che non hai fatto niente e sei già sudato”

In effetti sono problemi. Tralasciando l’argomentazione populista de “e pensare che c’è gente che va a lavorare (sul serio) col caldo”, non mi sembra un mondo molto entusiasmante per convincere i tuoi fan a venirti a sentire. Specie se poi aggiungi: “Si quest’anno mi sa che ci tocca suonare d’estate”. Come sei buono Mecna a concederti nonostante le insostenibili condizioni meteorologiche.

2 “Non faccio selfie sul mio profilo instagram. E’ una scelta voluta”

Allora, che i selfie siano una delle invenzioni più orripilanti dell’ultimo decennio è un dato di fatto, al tempo stesso però, questo atteggiamento da santone dell’estetica che si erge a difesa dei canoni di bellezza e buon gusto è davvero insopportabile. Non ti fai i selfie? Bella lì. Non la trasformerei in una missione ONU.

3 “Per scrivere ho bisogno di essere in un certo mood. Se sono felice non scrivo. Io non sono come quei rapper che si mettono lì a segnarsi le rime.”

C’è un aneddoto legato a questa intervista. Ai tempi stavo con una ragazza veneta dalla spiccata personalità, casualmente anche lei una graphic designer, e stavamo entrambi seguendo l’intervista. “Lungomare Paranoia” era piaciuto molto ad entrambi. Non appena il buon Corrado ha proferito queste parole mi ricordo che la mia ragazza ebbe la capacità di sputare un concetto con una proprietà di sintesi che non sarò mai in grado di raggiungere: “Ma questo qui chi cazzo si crede di essere? Baudelaire?”. Chapeau.

4 “E’ un messaggio riferito ad altri colleghi o ad altri uomini che apprezzano questo tipo di cose. Con me non attacca. (Riferendosi a una sua canzone in cui si parla delle groupie)

Eccolo, il nostro cavaliere romantico che non cede alle lusinghe della carne e non si concede a questo tipo di frivolezze dall’alto di una superiorità intellettuale rimarcata più volte. Figa che palle.

5 “Guarda bella che vieni al concerto, per la cassa di birra mmm… non credo sia fattibile”  (In risposta al tweet di un fan che si era offerto di bere una cassa di Peroni con lui).

Allora, il concetto è indiscutibile perchè credo che logisticamente sia una cosa abbastanza improbabile trovarsi con un fan a caso per bere una cassa di birra. Ok, non critico quello. Se andate a rivedervi l’intervista di cui parlo (Radio2 per “Lungomare Paranoia”), quello che lascia perplesso è l’atteggiamento un pò schifato che Mecna sembra avere nei confronti dei suoi fan più entusiasti. A volte fare un pò la faccia da culo con qualche fan può essere la cosa più giusta da fare, invece che ergersi costantemente a paladino dell’integrità morale. “Non voglio essere l’idolo di nessuno” e tutte quelle hipsterate. Figa che palle vol.2.

Dai si scherza, ora mi calmo. Il fatto è che molte di queste cose sono anche parecchio condivisibili, è l’atteggiamento da guru e la totale assenza di entusiasmo che mi lascia perplesso. Detto questo non vedo l’ora che esca il suo disco ed è uno dei pochi artisti italiani a cui mi sento di augurare il meglio (anche se probabilmente mi starà dando del fallito in questo momento, sempre che si abbassi a leggere Hano). Sono pronto ad accettare che continui a starmi simpaticamente sul cazzo se in cambio posso avere bei dischi come “Lungomare Paranoia”. Un cantante simpatico ma scarso sarebbe molto più insopportabile.

Dicci la tua:

Quando uno dei tuoi artisti preferiti è obiettivamente insopportabile. Mecnadi D-EGO

Pubblicato da Hano.it su venerdì 16 febbraio 2018

Diego Carluccio
Diego Carluccio nasce, in tutta la sua presunzione, il 26 ottobre del 1990. Ora di pranzo. Essendo la modestia il marchio di fabbrica della casa, pare abbia dato suggerimenti e consigli su come affrontare il parto allo stesso medico primario. Volendo affossare l’insopportabile luogo comune secondo il quale “dai licei esce la futura classe dirigente”, si iscrive al liceo classico e, sebbene provi a farsi espellere e/o bocciare ripetutamente, consegue l’impareggiabile successo di diplomarsi in 5 anni con un sensazionale 60/100. Da segnalarsi la tesina di laurea: un mix di Ramstein, Marilyn Manson e Neonazismo. Iscrittosi per sbaglio alla facoltà di legge alla statale di Milano, rimane ripetutamente intrappolato all’interno di quel subdolo e tentatore tragitto che connette la fermata “Missori” e l’aula di Diritto Privato. Ritiratosi dai corsi a metà anno, dedica il resto della stagione 2009-2010 al fancazzismo professionistico. Desideroso di ottenere una laurea però, scegli la carriera universitaria che ha il maggior numero di punti di contatto con la disoccupazione perenne: nel 2011 si iscrive al Dams. Laureatosi con il voto di 99/110, in onore dei kg e del numero di maglia dell’idolo di infanzia Antonio Cassano, conclude la propria esperienza universitaria con un tesi dedicata a “Fabri Fibra” e al rap italiano. Prima tesina nazionale a contenere un numero di parolacce superiore a quello dei segni di punteggiatura. Come ogni buon “critico” giornalista che si rispetti, non manca, tra le esperienze del giovane Carluccio, un fallimento artistico. Firma nel 2015 un contratto discografico con una label minore sotto lo pseudonimo di D-EGO MANIA. Il disco “Non è un paese per rapper” riesce nell’ardua impresa di vendere meno copie dell’esordio discografico dei Gazosa. Ora vive a Londra, frequenta un Master in Digital Journalism e lavora nell’organizzazione eventi per uno degli hotel più lussuosi della capitale britannica, ma non preoccupatevi: la sua vera passione è dirvi quanto fate schifo. ALTRE COLLABORAZIONI: Rolling Stone, Noisey, Il Milanese Imbruttito