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Intervista a Kiv (TNT crew) che ci racconta la storia del writing a Roma (e non solo)

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Ho conosciuto Kiv in occasione della jam per l’uscita di Metallo & Cemento, e dopo due chiacchiere con lui mi sono subito reso conto che aveva tante cose da raccontare sulla scena romana (anche se ora vive a Milano).
Così ho deciso di ricontattarlo e farmi raccontare tutto!

Kiv (TNT) metro B Roma 1999

Ciao Kiv, raccontaci del periodo in cui hai iniziato a dipingere, come è avvenuto il tuo approccio, quale atmosfera c’era a Roma in quegli anni e con quali crew e writer sei entrato in contatto…

Io appartengo alla seconda generazione di writers a Roma. Ho fatto il primo tag nel 95, andavo al primo liceo.
A metà degli anni 90 il writing e più in generale la cultura Hip Hop a Roma erano in espansione ma in una città grande e dispersiva come la mia erano ancora percepiti come un fenomeno di nicchia.
Nel 95 vidi per la prima volta i graffiti in tutta la loro potenza in occasione di un evento cruciale per lo sviluppo del writing a Roma: la convention “Quartieri” che si tenne nel 95 a Tor Bella Monaca. Su una quantità sterminata di pareti al centro del quartiere, furono chiamati a intervenire decine di writers italiani e artisti newyorkesi del calibro di Phase2. La cosa che mi colpi di più fu l’intera facciata del municipio dipinta da Chico Garcia e altri artisti della vecchia scuola di new york anni 70/80.
Dal 94 al 96 ho frequentato il liceo artistico di via Ripetta dove sono entrato davvero in contatto col movimento, conoscendo personalmente writers attivi sulla scena, e come dicevo ho iniziato a fare tag. La scuola era in pieno centro non lontano da piazzale Flaminio, che all’ epoca era il luogo di ritrovo dei Flaminio Maphia e di tutta una grossa comitiva, di tutte le età e di tutte le nazionalità, che si raccoglieva intorno a loro e a parte del vecchio Rome Zoo. Quello fu davvero un punto “cardine” per la nascita del movimento dell’hip hop a Roma, e il fatto di andare a scuola lì mi ha permesso di vederlo da vicino.
Nel ’96 poi ho cambiato scuola, e ho conosciuto il resto della TNT. Ho iniziato a vivere tutto ciò come una missione.

Kiv – Metro B, Roma 1998

Nel ’96 ho cambiato scuola, e ho conosciuto il resto della TNT.
Ho iniziato a vivere tutto ciò come una missione.

Avendo cambiato scuola ho iniziato a frequentare altri posti e altre zone della città, meno centrali ma più in zona, alla periferia sud, e ho iniziato con Bink, Full, Dem e gli altri del TNT a far base alla Ex Snia Viscosa, un centro sociale occupato da poco in zona Pigneto. Avevo anche una crew con amici del giro della vecchia scuola, la GF (Global Force), e con loro ho continuato a dipingere muri e treni fino al 2000, ma dal 97 in poi ho passato la maggior parte dei pomeriggi alla Snia e la maggior parte delle serate a bombare in giro coi ragazzi del TNT e gli altri della Snia. Per chi non è di Roma, dico che la Snia è uno spazio autogestito (che ai tempi era solo un capannone) in una zona industriale dismessa di 14 ettari con un boschetto e un laghetto, piena di pezzi e di muri.
All’interno del capannone delle Snia ballavano i breakers due volte a settimana.
Passando le giornate li dentro, oltre a conoscere nuovi amici e amiche come i ragazzi dell’ FS e dell’ACD, ho ritrovato anche qualcuno dei ragazzi che avevo conosciuto al Flaminio, uno su tutti Spike CNC (aka Pusha mc), compare di crew, writer e rapper, che è stato uno dei miei maestri. C’ erano dj Pit, Wisk-beats (RZ) dj Phester GDB, dj Demis e Mistyc One, e altri che anni dopo avrebbero formato il Truce Klan.
Dalla Snia era facile raggiungere il Forte Prenestino, altro csoa storico dove già nel 96 c’ era un fermento generale intorno al laboratorio gestito da Bol23 e dai ragazzi della TREMAROMA, un’altra family storica romana di cui facevano parte alcuni miei compari della TNT. Al Forte in quegli anni ho conosciuto tanti amici di gioventù… Kemh, Snoopy, Core e Kef101, Skiro e appunto Pietro Bol.
Bol23 è una figura fondamentale per la scena romana, pioniere del writing e del muralismo con un approccio particolare e uno stile originalissimo.
Con lui poi negli anni è nata una amicizia che ancora dura e un intenso sodalizio artistico che è durato fino a dieci anni fa. Abbiamo gestito insieme un laboratorio di pittura murale e arte pubblica proprio alla Snia dal 2003 al 2007, e abbiamo collaborato alla realizzazione di alcuni tra i primi progetti di “street art” fatti a Roma e provincia nei primi anni 2000.
Ma questo della cosiddetta street art è un’ altro capitolo della mia vita e della mia ricerca.

Kiv, Roma (2004)
Kiv, Roma Nord 2000

Parlaci della scena della metro romana, divenuta famosa in tutta Italia per l’intensità con cui è stata bombardata… hai qualche aneddoto da raccontarci?

Posso parlare della seconda metà dei 90, quando c’ ero, in quegli anni in cui la scena cresceva e sulla metro aumentavano di anno in anno i pezzi.
Se nel 95 giravano ancora parecchie carrozze pulite, nel 96-97 già ormai i treni delle linee di Roma erano tutti dipinti, e per strada cresceva a vista d’occhio il bombing.
La cosa stupefacente della metro di Roma era il fatto che non venisse mai cancellata. Il primo buffing generale c’ è stato nel 2000 e non ha interessato tutte le linee. Poi nel 2003 hanno dato un’ altra bella ripulita ma comunque ancora oggi a Roma ci sono ancora carrozze che girano dipinte da 20 anni!
Questa situazione ha permesso che fiorisse una competizione enorme che ha attratto tantissimi writers da tutto il mondo che hanno contribuito a far diventare la Città Eterna una Mecca dei graffiti e della street art.

La cosa stupefacente della metro di Roma era il fatto che non venisse mai cancellata.

La storia della metro di Roma di recente è stata illustrata esaustivamente nel libro Roma Subway Art, di Mathieu Romeo (Trota) e Lorenzo d’ Ambra, recentemente uscito per Whole Train Press.
Volendo fare un excursus storico, la prima metro dipinta a Roma fu un trash della Roma-Lido fatto da un writer tedesco, JBK, nel 1989.
Un nucleo di scena Hip Hop e qualche pioniere dei graffiti negli anni 80 a Roma già c’era: c’ era la Special Breaking Crew di Ice One e Crash Kid che già nell’ 84 breakavano per strada e facevano i graffiti, con loro c’era anche Napal e non so chi altro dei Kidz. A fine anni 80 c’erano Seep BKM, Maelo, Cromo (StandTRV), Clown, e parte della futura MT2, la FCP e la WBNE (Skaters e writers), Anek con i WPA e pochissimi altri pionieri.

I primi graffiti sulla metro fatti da writers romani sono del 91-92 ad opera della MT2 con Spike, Ozee, Yess le 00199 crew e non ricordo chi chi altro.
Dal 94 in poi il confronto sulle metro di Roma è stato un crescendo. Insieme alle crew appena elencate iniziano a comparire sulla metro anche altre sigle storiche come TRV, GDN,TMH, MDF, ETC, ZKM, SHM
A metà anni 90 numerosi writers stranieri, specie olandesi, francesi e tedeschi, scesero a Roma insieme ai TRV, oppure con Trota o insieme ad altri: Fume, Kraze Zedz, Inka, Heat, RCB Rew, Elk, Milk, Opac con l’SDK e miss Vans, per dirne alcuni, tutte le estati spaccavano sulle linee di Roma e facevano sognare noi pischelletti scarsi.
Nella seconda metà dei 90 si sono imposte anche altre crew, quelle della mia generazione, che hanno spaccato le metro e dato un nuovo carattere allo stile romano.
Sigle che hanno fatto la storia della metro in quel periodo sicuramente sono PAC,ZTK, THE, SOS, SPH, CB, 101,WAK, CV, QRP, NSA, TNT, Black Hand, ARF, OK, 23REC, RTC. Oltre alla crew anche singoli da soli hanno conquistato le varie linee come JonZTK , Reps, non ultimo, Poison che sulla linea B è ancora il king assoluto.
Io con il resto della TNT sulla linea Roma-Pantano, la CB sui regionali arancioni, Crema e la Perfect Job sulla linea Roma Nord, Desma K2R sulla Roma-lido e Lash sulla metro B dopo il 2002 e ancora oggi.
Ho dipinto l’ultima metro nel 2001 e dopo il 2002 non ho più seguito la battaglia per le linee, ma so che ci sono state altre crew di ragazzi e ragazze più giovani che hanno continuato a spaccare le linee. Hot Boys, Push Style, 106, Die Young, Stan e Runa, PV, RTSK, EYP sono sicuramente alcuni nomi e crew più giovani di noi, che via via negli anni hanno spaccato sulle linee e nel bombing in città.

Bone e Kiv 2001 (clicca per ingrandire)
Kiv (TNT) e Gis (NSA) metro B – 2001

Io all’ inizio della mia attività dipingevo principalmente in strada sui treni FS e sui lungolinea principali. La prima metro l’ ho toccata nel 98. Dem, Bink e gli altri del TNT , gia nel 95 e nel 96 avevano dipinto al lido e in metro A ma fino al 98 anche loro preferivano dipingere principalmente in strada, facevamo blocconi , trow up e tettini in tutta la città. I treni fs si dipingevano al Tuscolano e al Paninaro due yard in zona nostra dove si andava anche di giorno.
Gli anni di fuoco in metro per noi del TNT sono andati dal 98 al 2002, quando abbiamo conosciuto Ver, Gis e il resto dell’NSA e con loro abbiamo iniziato a dipingere su tutte le linee e nei posti più impensabili. Abbiamo scoperto parecchie yard in tunnel nei quali nessuno aveva mai dipinto. A Roma solo la THE e la SOS dipingevano in tunnel la metro A. La TRV aveva dipinto la B a Rebibbia. Noi insieme all’ NSA dipingemmo per primi la metro B a Quintiliani e Castro Pretorio nel 2000.

Kiv – 2000

Un episodio legato alla metro nei tunnel, che rende la follia di quegli anni felici, potrebbe essere la prima volta che dipinsi la metro A in tunnel insieme al mio compare Tez.
Eravamo in stazione a Colli albani e verso le sei di pomeriggio parcheggiarono un treno su un binario morto dietro la banchina tra Colli e Arco di travertino. Era da un po che controllavamo la situazione in quella yard ma non eravamo mai riusciti ad entrare di notte e non avevamo capito quale fosse il tombino o la grata giusta.
La metro era lì e la decisione fu presto presa: avevamo già qualche spray, giusto il tempo di arrivare da Frasca (il nostro ferramenta di fiducia in zona fornito di happy color e montana) a prendere l’outline, il tempo che i ferrovieri sparissero. Scendemmo dalla banchina verso le sette in mezzo alla gente che aspettava il treno e sparimmo nel tunnel con i treni ancora in servizio.
Dipingemmo nell’ora di punta con le metro che passavano dall altra parte del nostro treno. Finiti i pezzi ci arrampicammo su per un paio di scale di servizio e trovammo finalmente un tombino aperto. Non potemmo uscire dal tombino perché era in mezzo ad un parcheggio ed era pieno di gente… ma l’imbocco l’avevamo trovato! Ed era pure aperto! Tornammo giù, risalimmo in banchina come se niente fosse e andammo via col primo treno, come due fantasmi.

La scena romana è storica, paragonabile a quella di Milano… tu che le hai vissute entrambe quale pensi sia la più importante?

 

Non Credo si possa fare una gerarchia di importanza tra le scene di città diverse. Come ogni fenomeno sociale la scena riflette la città e le città sono diverse specialmente in un paese eterogeneo come l’Italia. La scena italiana è un insieme di realtà diverse, che ne fanno la ricchezza.

La scena romana fin dagli esordi è stata più legata all’ hip hop, mentre la scena milanese dei primi tempi  era in parte composta dai pionieri dell’ hip hop in parte da punk, legati al movimento squatter e  ai centri sociali, che già nei primissimi anni 80 Facevano stencil e murales che a Roma non si vedevano.

Negli anni 90 a Roma la scena era diversa da quella di Milano. Era meno numerosa, più isolata e mediamente concentrata su Roma. C’ erano alcune eccezioni come TRV THE, MDF, 23 REC ad esempio, che avevano contatti e crew a Milano, Torino e in giro per L’ Italia o l’ Europa, ma per il grosso dei writers romani, me compreso, il mondo finiva al grande raccordo anulare.

Fino a fine 90 eravamo un po’ alieni a Roma mentre forse a Milano era più presente e diffuso l’hip hop anche solo come look, stile nel vestire… a Milano c’ è la moda, arriva tutto un pò prima.

Kiv - Milano, 2014
Kiv, Milano (2014)

A Milano c’ erano più writers più diversità di stili, c’ erano le fanzines c’ erano più contatti con le altre città del nord e dell’Europa. Nella mia città  le cose arrivavano sempre un po dopo. Un po’ perché la scena era più di nicchia un po forse propio perché Roma è più indolente e refrattaria alle mode. Fino al 96-97, per dirne una, fanzine e spray buoni arrivavano una volta al mese, grazie a  Skool (altro pioniere della old school) che portava le Belton dalla Spagna e le vendeva a Piazzale Flaminio, nel cofano della macchina.

La scarsità dei servizi e il lassismo generale che hanno sempre caratterizzato la gestione di Roma, hanno permesso ai nostri pezzi di vivere molto, facendo sì che i graffiti entrassero a far parte dell’immaginario di molti romani.

I graffiti giravano mesi se non anni e questo fece di Roma un polo d’attrazione mondiale per i writers. C’era molto scambio tra le persone perchè si stava in strada, nel vivere questa passione si condividevano esperienze conoscenze consigli. Si stava insieme, non c’erano i social network. Nella competizione, e nella cooperazione  tra individui e gruppi della scena, si cresceva e si alzava il livello. Nello scambio con i writers di tutto il mondo si tesseva una rete globale reale di amicizie e sodalizi artistici che per molti di noi ancora durano.

 

Kiv – lungolinea, 2005
Kiv e Bol23 (2007)
Kiv, Leoncavallo – Milano

Sei ancora in contatto con i writer romani?

Attraverso i social sono ancora in contatto con moltissime persone della vecchia scena di tutta Italia.  A Roma sono in contatto con tutti e spesso ancora vedo molta gente anche perché larga parte dei miei amici di sempre sono la vecchia scena romana.

Al tuo arrivo a Milano come ti sei avvicinato alla scena locale e quali persone ti hanno aiutato ad “entrare”?

Quando sono arrivato a Milano nel 2014 conoscevo già qualcuno della vecchia guardia come Teatro e Wany con cui ci conosciamo dagli anni 90.  Nel 2007/08 avevo conosciuto Atomo, Airone, KayOne, Zibe, Shine Royal, Tawa, Bros, Pao, Ozmo e altri che bazzicavano i giri della street art emergente.

Negli anni 2000 avevo fatto alcune mostre a Milano e quando sono arrivato non ero del tutto sconosciuto, ma non avevo contatti veramente stretti. Comunque Milano mi ha adottato e qui ho trovato molti amici.  Marco Teatro mi ha accolto e aiutato, ho anche lavorato con Lui nella scenografia per qualche anno.

Kiv con Ivan Tresoldi, Marco Teatro e VolksWriters

Ma anche  Atomo, Airone e Kayone, oltre che aiutarmi ad entrare “nel giro” artistico e graffitaro, mi hanno coinvolto in progetti stupendi, lavori vari e anche aiutato concretamente nella vita… amicizia vera insomma al di là della scena.

Poi ho conosciuto Frode i Volks Writers e altre persone legate alla street art e ai movimenti sociali con cui ho collaborato a vari progetti artistici e politici.

Parlaci dell’evoluzione del tuo stile di disegno, come è avvenuto il passaggio dal lettering nudo e crudo al tuo attuale stile un pò più “astratto”?

Premetto che non è stato uno studio razionale a portarmi negli anni a concepire il writing come mezzo espressivo, ma il fatto che, crescendo, mi sono ritrovato ad esprimermi davvero attraverso le lettere.

Attraverso il “flow” e il ritmo esplosivo dei colori ho appreso le regole della composizione e come riempire grossi spazi, e attraverso la ripetizione dei tag e dei trow up ho scoperto il mio segno.
Ciò che ho dipinto nel 2001 è stato l’apice della mia attività nel writing. Giravano centinaia di pezzi nostri per tutta Roma ma sentivo che stava cambiando tutto. Di lì a poco avrebbero cancellato migliaia di vagoni spazzando via 12 anni di graffiti dalle linee di Roma.

Una mattina uscimmo a fare foto, e ci passarono davanti solo treni puliti e coperti con le pellicole. Quella mattina ci ritrovammo con altri del TNT , dell’ NSA e altri amici a piangere su una panchina. In una settimana ricordo che abbiamo visto sparire una ventina di carrozze stupende.
Una delle ultime volte che dipinsi in metro B, Ver fece un bellissimo whole car e scrisse al centro del vagone una frase potente e disperata che ben rappresentava lo stato d’ animo di quei giorni: “non pulirete mai i nostri sporchi spiriti!”.

Quando vedo quella foto ancora mi emoziono… Per me in quel momento si chiuse una fase.

Dal 2002 in poi ho cercatovie d’ uscite dal codice autoreferenziale del writing; ho iniziato a dipingere su tela scene urbane figurative ispirate alle foto fatte in yard o in strada. Parallelamente sul muro, ho iniziato a dipingere pitture murali dal contenuto più o meno sociale. Iniziai a dipingere delle crepe a forma di maschera che si integravano con la struttura architettonica e con lettere, sempre più astratte e futuriste. Mi rendevo conto che comunque quello che andavo a fare in strada era di per se un gesto “politico” e non poteva più limitarsi ad esprimere solo il mio intimo piu inesprimibile… non mi bastava più far girare il nome.

Ver fece un bellissimo whole car e scrisse al centro del vagone una frase potente e disperata che ben rappresentava lo stato
d’ animo di quei giorni:
“non pulirete mai i nostri sporchi spiriti!”.

Ho iniziato a dipingere su tela scenari urbani figurativi ispirati a  foto che scattavo io in yard o in giro per la città. Con. Questi lavori ho iniziato a esporre e a ragionare su una vera e propria ricerca pittorica.
Mi sono allontanato progressivamente dal graff game in metro, vivendo in pieno quella fase di passaggio e trasformazione che a Roma ha visto nascere la cosiddetta “street art” dalle ceneri del writing dei 90, per opera di alcuni writers e alcuni artisti che operavano in strada.

In quel periodo di transizione e sperimentazione, come accennato organizzai con Bol23 un laboratorio di pittura, arti plastiche e pittura murale alla Snia. In quel periodo grazie lavoro di pochissime realtà associative organizzate simili alla nostra, iniziarono le prime massicce concessioni di muri legali, e la ricerca di un dialogo con le istituzioni per cercare una via allo sviluppo dell’arte pubblica, un pò prima che si chiamasse street art

Partendo dallo scenario urbano e dalla pittura e integrando il lavoro con lo studio delle lettere, che non ho mai abbandonato,  negli anni ho trovato una sintesi stilistica mia, abbastanza riconoscibile, ricca di influenze astratte e futuriste. Oggi vado sempre più verso l’ astratto, un’ evoluzione naturale che mi riporta alle forme e  e all’ approccio che avevo  quando facevo i treni.

“Metro B”, olio su tavola (2006)
“Stazione Garibaldi” 2016

 

Dicci il nome di un writer (o figura vicina al mondo del writing) di Roma e uno di Milano che hanno significato qualcosa per te e per il tuo percorso.

Nomi di gente che stimo ne ho fatti a bizzeffe e tra questi ci sono molti di quelli che più mi hanno ispirato. A Roma in realtà no saprei chi scegliere… Se devo fare due nomi ne faccio due che non ho fatto ancora che mi hanno colpito molto quando da quando ero pischello:

Iems QRP a Roma e Rae a Milano. Il primo è un vecchio amico, king dei graffiti e del rap (Masito Colle Der Fomento) che seguo da sempre e con cui abbiamo dipinto parecchio insieme. Il secondo non l’ho mai conosciuto personalmente ma l’ho sempre seguito, ammirato e considerato uno dei migliori in Italia.

La roba loro mi piaceva e mi sorprendeva sempre, poi tra Roma e Milano ne potrei dire molti altri, ma in realtà i due writers che mi hanno davvero ispirato da sempre e ancora oggi se ci penso mi fomentano erano newyorkesi: Vulcan e Kase2 !

KIVTNT

Kiv – Roma (2013)
Kiv – Milano (2021)
Kiv – Milano (2022)
Kiv, Roma (2000)

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Andrea Bastia
Appassionato di cultura hip hop da ormai troppi anni e writer fallito, dopo qualche esperienza in proprio sul web approda definitivamente su Hano. Si occupa della rubrica dedicata agli artisti emergenti e a quella sui Graffiti.

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