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Esce oggi “Arcade”, il nuovo producer album di Lupus Mortis per Trumen Records

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Lupus Mortis è un producer classe 2000 che ha pubblicato oggi il suo nuovo lavoro, un progetto di 6 tracce uscito per Trumen Records. Per capire meglio il mood di questo nuovo album (o meglio ep, visto che si tratta di un lavoro di 6 tracce) abbiamo fatto qualche domanda direttamente a lui.

Lupus Mortis

Lupus Mortis. Iniziamo da qui. Come mai questo nome? Come lo hai scelto?

Inizialmente la scelta del nome è stata totalmente casuale, dettata da una scelta prettamente sonora e che accompagnasse la figura del lupo, simbolo per me signicativo. Questo nome d’arte è simbolico in quanto “lupus” è riferito alla solitudine del lupo e al senso di appartenenza al branco, mentre la morte non va intesa come fine ma come rinascita dell’individuo con l’obiettivo di essere migliore.
Risulta il connubio perfetto tra sonorità e determinazione nell’affrontare le proprie paure.

Prima di Arcade, ti abbiamo visto come producer in alcuni singoli usciti per Trumen. Come sei venuto in contatto con questa etichetta?

Tramite l’artista Jaidem sono entrato in contatto con l’etichetta Trumen Records. La connessione
con Jaidem si è rivelata preziosa, permettendomi di accedere a una rete di professionisti e risorse
che hanno arricchito il mio percorso artistico e produttivo. Inoltre, l’affiliazione con Trumen Records ha portato a numerose opportunità di crescita e di sviluppo, permettendomi di esplorare nuove direzioni creative e di raggiungere un pubblico più ampio. Questa collaborazione non solo ha valorizzato il mio lavoro, ma ha anche rafforzato la mia convinzione nell’importanza delle relazioni e delle connessioni nel mondo della musica.

Arcade è un producer album. Qual è la difficoltà maggiore quando si propone un producer album rispetto a un disco di un rapper?

Non parlerei di difficoltà, ma piuttosto dell’incontro tra la mia idea da producer e quella degli artisti come un fondamentale punto di partenza. Questo incontro rappresenta non solo una fusione di visioni e prospettive diverse, ma anche l’opportunità di creare qualcosa di unico e significativo. È un processo collaborativo che richiede ascolto reciproco, adattamento e innovazione, poiché ogni parte apporta il proprio contributo e la propria sensibilità artistica.
Il vero valore risiede nel trovare un terreno comune dove le nostre idee possano prosperare insieme, guidandoci verso il raggiungimento del comune obiettivo. È proprio attraverso questa sinergia creativa che riusciamo
a superare eventuali ostacoli e a trasformare le sfide in opportunità, generando risultati che riflettono la forza della nostra collaborazione.

Passiamo al disco. Come mai Arcade come nome?

Il sound che pervade l’intero album è caratteristico dei primi cabinati arcade, la cui caratteristica principale è il suono sporco e impreciso tipico dei primi videogame a 8-bit. Grazie all’utilizzo di plug-in che generano suoni a 8-bit e a tecniche che sono in grado di degradare in modo intenzionale il segnale audio digitale, questo approccio conferisce all’album un’aura di autenticità e charme, trasportando l’ascoltatore in un viaggio sonoro che richiama le sale giochi e le emozioni di un tempo.
La scelta di questo sound non è solo un omaggio ai pionieri della musica elettronica, ma anche una dichiarazione artistica che valorizza l’imperfezione e l’estetica lo-fi, trasformandole in elementi distintivi e ricchi di personalità. In questo modo, il mio album non solo celebra un’epoca passata, ma riesce anche a creare un ponte tra le generazioni, rendendo omaggio al passato mentre si rivolge al futuro.

Che cosa dice questo disco di te?

Il disco rappresenta un viaggio interiore alla ricerca della risoluzione di un problema. I primi due brani, più giocosi e spensierati, rappresentano l’inizio del viaggio. Attraverso la distrazione dei ricordi più belli e spensierati si cerca un benessere che risulta temporaneo. È proprio con gli ultimi tre brani, grazie all’introspezione, che si riesce ad interpretare, a risolvere o a convivere con il problema.

C’è un pezzo a cui sei più legato rispetto ad altri?

Inside è il brano più significativo dell’intero album, non solo per la sua composizione musicale, ma
anche per il profondo significato personale che porta con sé. Questo brano l’ho prodotto con la
persona amata, rendendolo un’opera carica di emozioni e connessioni intime. Inside rappresenta il
ritorno alla realtà, un momento di introspezione e riconciliazione con se stessi. Dopo un percorso
musicale ricco di esplorazioni e avventure sonore, questo brano segna il punto di arrivo, dove
finalmente si ritrova la pace interiore. È il culmine del viaggio, un istante di quiete e serenità che
emerge dopo la tempesta.

Il disco è abbastanza breve. Come mai non hai pensato di aumentare le tracce?

Perché in questo momento le ho ritenute sufficienti ad esprimere il mio pensiero, che, tuttavia, è ancora in fase di maturazione. Ritengo che queste parole siano adeguate a comunicare il mio stato attuale, ma riconosco anche che il mio pensiero è in continua evoluzione. Ogni esperienza, ogni confronto e ogni riflessione contribuiscono a plasmare e a raffinare la mia visione.

Ci sono dei producer italiani (e non) a cui ti ispiri? Chi secondo te sta facendo meglio in questo momento in Italia?

All’inizio del mio percorso musicale, la mia principale fonte di ispirazione era Sick Luke. La sua capacità di innovare e di portare freschezza nel panorama musicale mi ha profondamente influenzato, indirizzandomi verso la produzione musicale. Con il passare del tempo, ho ampliato i miei orizzonti e ho iniziato ad avvicinarmi a Nick Mira, il produttore di Juice WRLD. La sua maestria nel creare melodie avvolgenti e beat potenti mi ha affascinato, diventando un punto di riferimento importante per il mio sviluppo artistico.
Attualmente, mi sento particolarmente ispirato dal maestro Mike Dean. La sua carriera leggendaria e la sua capacità di innovare costantemente sono per me una fonte inesauribile di motivazione e apprendimento. Mike Dean rappresenta un modello di eccellenza e creatività, e il suo lavoro ha lasciato un’impronta indelebile nella mia
evoluzione come producer.
Per quanto riguarda la scena musicale italiana, sento di dover menzionare Mace come l’artista che sta facendo meglio in questo momento. La sua continua ricerca nel suono e nella creatività lo distingue nel panorama nazionale. Mace non solo è un produttore di talento, ma anche un visionario che sa reinventarsi e sperimentare con nuove forme espressive. La sua dedizione alla ricerca di nuove sonorità e il suo coraggio nell’esplorare territori
musicali inesplorati sono per me una grande fonte di ispirazione.

Tanti producer (mi viene in mente ad esempio proprio Mace, ma anche lo stesso Don Joe) hanno allargato i loro orizzonti collaborando oltre che con i rapper con artisti pop come, ad esempio, Angelina Mango o Annalisa ma anche altri. Cosa pensi di queste scelte, e quali sarebbero le tue se dovessi “sconfinare” in altri generi?

Per quanto mi riguarda, ritengo fondamentale allargare continuamente i propri orizzonti. La curiosità è una delle mie caratteristiche principali, una qualità che mi spinge costantemente alla ricerca di quella scintilla che alimenta e mantiene viva la mia creatività. Non mi accontento mai di rimanere nella mia zona di comfort; al contrario, sono sempre alla ricerca di nuove esperienze, idee e ispirazioni che possano arricchire il mio percorso artistico e personale. In particolare, ho sviluppato un forte interesse per il pop degli anni ‘80 e ‘90, un periodo caratterizzato dall’uso innovativo dei sintetizzatori che ha dato vita a sonorità uniche e indimenticabili. Questo genere musicale mi affascina per la sua capacità di combinare melodie accattivanti con arrangiamenti elettronici sofisticati, creando un sound distintivo che ha influenzato profondamente la musica contemporanea.


Almeno tre nomi di rapper italiani con cui ti piacerebbe collaborare e perché…


Noyz Narcos
è un nome che occupa un posto speciale nel mio percorso musicale. È stato grazie a lui che mi sono avvicinato al mondo del rap, un genere che ha segnato profondamente la mia crescita artistica e personale. Sebbene il rap non sia il genere principale in cui mi esprimo, l’influenza di Noyz Narcos è stata determinante nel plasmare la mia comprensione della musica e della cultura urbana. La sua autenticità, la potenza delle sue liriche e la sua capacità di raccontare storie attraverso la musica mi hanno profondamente ispirato. Una possibile collaborazione con lui rappresenterebbe non solo un onore, ma anche un’opportunità di crescita straordinaria, permettendomi di esplorare nuove sfumature creative e di arricchire il mio stile con influenze diverse.
Altri due artisti che mi sento di citare sono Ernia e Disme. Entrambi mi colpiscono per la loro straordinaria versatilità e per la capacità di non essere mai banali nella loro espressività. Ernia, con la sua abilità di spaziare tra vari stili musicali e di fondere generi diversi, dimostra una creatività e una profondità artistica che ammiro molto. Disme, d’altro canto, è un artista che riesce sempre a sorprendere con la sua originalità e la sua freschezza. La sua espressività unica e la capacità di portare nuove prospettive nel panorama musicale lo rendono una figura affascinante e stimolante.

Andrea Bastia
Andrea Bastia
Appassionato di cultura hip hop e writer, dopo qualche esperienza in proprio sul web approda definitivamente su Hano.

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