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“V” di Ensi è il disco di cui il rap aveva bisogno

Ensi ritorna e manda a casa la nuova scena. Da quanto non si sentiva un disco così?

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“Fino ad allora fatti un viaggio nel mio mondo, quando ti firmo il disco è come un timbro sopra il passaporto”.

Potrebbe essere questa la frase con cui iniziare questo articolo. Potrebbe, certo. Ma di sicuro questa è la frase con cui iniziare ad ascoltare il disco di Ensi.

V, è il suo quinto album. Una ‘V’ che richiama appunto il numero romano, che richiama la Vendetta, titolo del suo primo disco, oppure che richiama il nome di suo figlio Vincent, a cui dedica l’ultima traccia. Ensi è tutto questo messo insieme. E lo dimostra la copertina con quelle varie sfaccettature di sé.

Perché a distanza di tre anni dall’uscita di Rocksteady, disco che rispetto ad ETUS, non mi aveva ben convinto, mi sono avvicinato al nuovo lavoro del king del freestyle (“ho fatto il triplete“, cit.) con molta diffidenza. Ma, attenzione, non sono qui per fare una recensione lunga, prolissa o ridondante, no. Voglio solo riflettere assieme ai nostri lettori.

“Trovare pace nello sfogo è il mio giardino zen”

V è un disco ciotto, serio, imponente, spesso come un panetto di fumo, importante, maturo, necessario. Necessario. Ascoltandolo sono passato attraverso tutte queste fasi appena citate. Il disco inizia con un pezzo molto riflessivo ma che dimostra quanto ancora Ensi riesca ad essere crudo e senza filtri quando rappa su qualsiasi base. Ho sempre adorato il suo flow granitico, leggermente eclettico, ma sempre ben dotato di ritmo e punchlines messe al posto giusto.

V è un prodotto che ti fa muovere la testa come un disco di un esponente così importante del rap italiano non faceva da tempo. V è un lavoro che fa assaporare di nuovo l’hip hop. V è un album che fa da maschera d’ossigeno agli ascoltatori più esperti e che fa da apripista a quelli più giovani. V è il raggiungimento di una maturità importante per Ensi ma anche per chi lo ascolta ed è nel giro da parecchio tempo.

 “È che vedo ancora qualcosa di più grande in queste barre a tempo, oltre lo stile, l’abbigliamento, le fighe, fare i soldi, le fisse, l’atteggiamento”

Niente autotune, niente effetti, più rap e boombap. Più contenuti e meno sfilate di moda. Più wow dettati dalle punchlines che risate dettate da rime ilari. Più riflessioni che balletti trap. Come una volta. Ma meglio di una volta. Come in Boom Bye Bye, un lavoro fatto e confezionato da Phra dei Crookers che lancia una produzione classica unita ad un ritornello fatto di due campioni storici del rap oltreoceano. Come in ‘Tutto il mondo è quartiere’ in cui Ensi dipinge il meltin pot del mondo in cui viviamo oggi, senza differenze, razze o etnie. Come in Sugar Mama e in 4:20, il primo dove parla di MILF e il secondo in cui si fa un circolare riferimento alla cannabis, pezzi che equilibrano il disco a dovere. E come le ultime quattro tracce, un misto fra cantato, riflessivo e assennato.

 “Leggenda vivente, il nuovo me contro il nuovo niente”

Ensi mette da parte la nuova scuola per mostrare il suo nuovo sé, lasciando da parte le cazzate e le frivolezze. In questo momento storico del rap italiano, il suo disco si colloca a metà fra un prodotto underground e uno mainstream, a metà fra il rap nudo e crudo e quello fatto di ritornelli, a metà fra un lavoro spontaneo e uno preconfezionato. Per questi motivi, l’album riesce ad essere apprezzato sia per le strofe che per i temi trattati, divenendo un prodotto in grado di stare in piedi da solo, restituendo freschezza e grossezza ad un panorama poco vario nelle idee e nello stile.

“Per ogni vero MC, è grazie a voi se rimo, grazie ad ogni vero king, rest in peace Primo

In conclusione, V è IL lavoro di Ensi. Coi suoi 32 anni e gli ultimi tre passati leggermente in sordina per varie motivazioni, il rapper torinese sbuca fuori con un album maturo, saldo, adatto a tutti ma consapevolmente impegnativo. Con buona pace di finti cantanti, gangster, cinte di Gucci e denti d’oro. Keep it real Jari, c’è ancora chi vuole muovere la testa e fare meno balletti che manco Garrison (cit.), perché l’Italia è piena di rapper e “fare rap non è obbligatorio“.

Alessandro Diofebbo
Alessandro Diofebbo
Sono solo uno dei tanti.

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