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Il Muretto del Freestyle di Grosseto: così vogliamo costruire una scena, non solo organizzare eventi

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Negli ultimi anni il rap ha conquistato classifiche, streaming e social network, ma c’è una parte della cultura hip hop che continua a vivere soprattutto lontano dagli schermi. È quella fatta di jam, cypher, battle e incontri dal vivo, dove un microfono passa di mano in mano e il confronto diventa uno strumento di crescita prima ancora che di competizione. È da questa idea che nasce Il Muretto del Freestyle, un collettivo di Grosseto che, in poco tempo, è riuscito a trasformare una semplice passione condivisa in un progetto capace di coinvolgere artisti, appassionati e realtà del territorio.

Il contest del 19 luglio e il live del 2 agosto con Ensi e DJ Fastcut rappresentano soltanto la parte più visibile di un percorso iniziato molto prima. Dietro questi appuntamenti c’è infatti la volontà di costruire una comunità stabile, fondata sui valori che hanno dato origine all’hip hop: rispetto, condivisione, inclusione e crescita reciproca. Non è un caso che il collettivo abbia persino scritto una vera e propria “Costituzione del Muretto”, un insieme di principi che raccontano il modo in cui i suoi membri vivono il freestyle e il rapporto con chi entra a far parte del progetto.

Abbiamo intervistato i ragazzi de Il Muretto del Freestyle per farci raccontare cosa significa oggi creare una scena indipendente, perché le battle continuano ad avere un ruolo fondamentale nella formazione di un MC e quali sono le ambizioni di un collettivo che sogna di fare di Grosseto un punto di riferimento per la cultura hip hop in Toscana.

Ho visto la “Costituzione del Muretto”, con regole come “Il cerchio è sacro” e “L’hip hop è unione, amicizia e divertirci”. Come è nata l’idea di mettere nero su bianco questi principi e quanto è importante, oggi, ricordare che l’hip hop è prima di tutto una cultura?

La Costituzione del Muretto nasce dalla volontà di ricordare a tutti, prima di tutto a noi stessi, quali sono i valori su cui si fonda la cultura hip hop. Pace, amore, unione e divertimento non sono slogan, ma principi che hanno dato vita a questo movimento e che ancora oggi dovrebbero guidarlo.

Il freestyle è una sfida: ci si provoca, ci si prende in giro e a volte le rime possono essere molto dure. Proprio per questo è fondamentale ricordarsi che tutto nasce per creare aggregazione e confronto, non per alimentare odio o divisioni. La battle finisce quando finisce il beat: fuori dal cerchio restano il rispetto, l’amicizia e la voglia di stare insieme.

Tra le regole ce n’è una che dice: “Ogni singola persona rappresenta un mattone del nostro muretto”. Come riuscite, concretamente, a far sentire parte del progetto anche chi arriva per la prima volta, magari senza conoscere nessuno o senza aver mai partecipato a una jam?

In realtà è qualcosa che succede quasi in automatico. Quando si assiste a una jam, a un cypher o a una battle, spariscono le etichette. Non importa chi sei, da dove vieni o se conosci qualcuno: tutti finiscono per schierarsi semplicemente dalla parte della rima migliore, dell’idea più originale, della performance che li emoziona di più.

È questo il bello del freestyle: si giudica l’arte, non la persona. Chi arriva per la prima volta si accorge subito che il cerchio appartiene a tutti. Se hai qualcosa da dire e lo fai con autenticità, hai già trovato il tuo posto nel Muretto.

Organizzare un collettivo significa anche prendere decisioni insieme. Come funziona Il Muretto dietro le quinte? Ognuno ha un ruolo preciso oppure cercate di costruire tutto in maniera condivisa?

Il direttivo si è formato relativamente da poco, ma ci siamo resi conto che era diventato indispensabile. Finché si organizzano incontri spontanei basta la buona volontà, ma quando inizi a mettere in piedi battle ufficiali, ospitare artisti riconosciuti e organizzare eventi importanti, entrano in gioco tantissimi aspetti: burocrazia, logistica, impianti audio e luci, comunicazione, regolamenti e organizzazione generale.

Ognuno di noi ha un ruolo principale, ma spesso i compiti si sovrappongono. Siamo un gruppo di amici prima ancora che un’associazione: ognuno mette a disposizione il proprio tempo, le proprie competenze e quello che può fare. È proprio questa collaborazione continua che ci permette di costruire qualcosa di concreto.

Chi fa parte de Il Muretto? Vi va di dirci chi siete?

Siamo un gruppo di ragazzi di Grosseto che si conoscono praticamente da una vita. Nel tempo ci sono stati periodi in cui ci siamo frequentati meno e altri in cui siamo stati inseparabili. Crescendo, ognuno ha preso la propria strada: il lavoro, la famiglia e la vita ci hanno inevitabilmente divisi un po’, anche perché molti di noi hanno ormai superato i trent’anni.

Quello che non è mai cambiato, però, è la passione per la musica e per il freestyle. Nel gruppo ci sono rapper, producer, musicisti e persone che magari non salgono sul palco ma che hanno sempre vissuto questa cultura con entusiasmo. Il Muretto è nato proprio dal desiderio di ritrovarci e di trasformare quella passione condivisa in qualcosa che coinvolgesse tutta la città.

Molti ragazzi oggi vivono il rap quasi esclusivamente attraverso streaming e social. Voi, invece, state riportando l’attenzione sugli incontri dal vivo, sulle jam e sul freestyle. Cosa pensate possa insegnare un’esperienza del genere che uno schermo, per quanto utile, non riuscirà mai a trasmettere?

Non vogliamo demonizzare i social, anzi. Sono stati uno strumento fondamentale per far conoscere il progetto e raggiungere tante persone che oggi ci seguono e ci sostengono. Se usati bene sono una risorsa preziosa.

Detto questo, ci sono emozioni che uno schermo non riuscirà mai a trasmettere. Essere presenti a una battle significa sentire l’energia del pubblico, il silenzio prima di una punchline, l’esplosione del cerchio quando arriva la rima perfetta. Sono vibrazioni che non possono essere replicate da un video. È proprio quell’energia condivisa che rende il freestyle un’esperienza unica e che fa innamorare le persone di questa cultura.

Il contest del 19 luglio e il live del 2 agosto sono solo il primo capitolo di questo percorso. Quali sono le vostre ambizioni per Il Muretto del Freestyle? L’obiettivo è trasformarlo in un appuntamento fisso per la scena toscana o state già immaginando qualcosa di ancora più grande?

In realtà il Muretto è già un appuntamento fisso. Ogni domenica sera, dalle 21, ci ritroviamo a Grosseto per fare battle, street cypher e vivere insieme questa cultura.

Il contest e l’apertura del live di Ensi rappresentano un passo importante, ma sono soprattutto la dimostrazione che anche un gruppo di ragazzi di Grosseto, partendo da un’idea semplice, può costruire qualcosa di grande se ci mette passione, organizzazione e costanza.

Quando abbiamo iniziato non avremmo mai immaginato di arrivare ad avere un direttivo così solido e un progetto così strutturato. Oggi la nostra ambizione è continuare a crescere, coinvolgere sempre più persone di Grosseto e della provincia e creare una rete artistica sempre più unita. Sogniamo una città dove la musica e l’arte siano strumenti di aggregazione e collaborazione, perché siamo convinti che da un’idea condivisa possano nascere cose davvero importanti.

Andrea Bastia
Andrea Bastia
Appassionato di cultura hip hop e writer, dopo qualche esperienza in proprio sul web approda definitivamente su Hano.

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