Roshelle
Roshelle

L’altra sera sono andato al party di lancio di Yo MTV Raps, lo storico programma Hip Hop che finalmente, dopo 30 anni dall’esordio negli States, sbarcherà in Italia sul canale 130 di Sky. In realtà dire sono andato è errato poiché, farà ridere, ma benché faccia questo lavoro e scriva per questo magazine in realtà son finito alla serata per sbaglio totalmente inconsapevole (un amico di Sky mi aveva chiesto di accompagnarlo al lancio di “Ex on the beach”…). Ma va beh. Chiaramente una volta dentro al Teatro Principe di Milano scoprire di essere finito, invece, a un party Rap mi ha potuto solo far piacere (grazie Riky, il Presidente).

Ma arriviamo al dunque.

La serata prevede l’esibizione di alcuni rapper. Non è un concerto, non è uno showcase, non è un dj set, ma una festa. Per cui il pubblico è un po’ disattento (galeotto anche l’open bar…) e Emis Killa, il primo a esibirsi e futuro presentatore dello storico Show, lo fa notare. Con garbo e cercando comunque di fomentare la folla. Non ci riuscirà appieno e ciò condizionerà la sua performance, un po’ svogliata, ma Linda e Rollercoaster sono due Hit per cui buona così. Saluti, baci e avanti il prossimo.

Passa Ill Tre (sorpresa positiva della serata), poi Random (nomen omen), fino a che arriva il turno di Roshelle.

La bella ragazza tutta rosa tra una canzone e l’altra rimprovera il pubblico di non essere caldo, di essere morto, di non fare casino. Una volta, due volte. La prima può sembrare un appunto, la seconda un accanimento. Ma il colmo arriva a fine performance. Già con un piede giù dal palco la ragazza tutti frutti con un balzo felino torna al centro dello stage per dire, cito a memoria, “Ragazzi non si fa così, non è questo il modo di stare ai concerti, ma vi vedete? Se non avete voglia restate a casa“. Come se la sua performance moscia e incolore fosse figlia di un pubblico scarico.

Immagino non sia facile salire su un palco quando il pubblico di te ricorda solo la rima di Guè Pequeno (“di viso non è cosa, ma…” completa la frase). Immagino non sia facile quando lo speaker ti annuncia come una delle ragazze di Porta Venezia e il pubblico si aspetta Myss Keta, ammutolendosi. Immagino non sia facile quando XFactor è passato da quasi 4 anni e siamo ancora lì. Però il pubblico lo si conquista. Lo si deve conquistare. E se è un pubblico difficile la conquista sarà dura, ma avvincente, sfidante, ma appagante. Questo è il pane del performer. Quello che distingue un cantante, un artista, un rapper. Altrimenti sei un avatar su Spotify.

Il pubblico è l’effetto, non la causa.

Roshelle
Roshelle

Nel libro-diario “I pensieri di Nessuno” (1998) J-Ax racconta di una volta che, agli albori della carriera degli Articolo 31, si è ritrovato in un paesello di montagna irraggiungibile per un live con un pubblico di motociclisti incazzosi e senza palco. Alla sua obiezione che palco e microfono fossero attrezzature minime per poter solo pensare di fare un concerto, il gestore del locale si presenta con uno sgabello e un sinistro invito “Ecco il palco, canta”. I bikers dalla loro si stanno spazientendo e così J-Ax sale su quello sgabello lasciando Jad a mettere i dischi giù in mezzo alla gente gonfia di Guinness. Beh, a detta del rapper di Cologno, cito a memoria, “quella sera il pubblico cantò e saltò anche se c’era solo lo sgabello”.

Capito Roshelle?

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Ps1: a seguire sul palco è salita Chadia Rodriguez e, oh, sarà che dicono che non sa cantare, non sa rappare, non sa scrivere e tutto quello che vuoi, però ha spaccato.

Ps2: i voti della serata:

  • Emis Killa 6.5
  • Ill Tre 7.5
  • Chadia 8
  • Ensi 6.5
  • Lazza 7.5
  • Capo Plaza 8.5.

Ps3: se volete altri aneddoti sul rap italiano scrivete al Prof.