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Non confondete la vita di Baby Gang con la musica di Baby Gang

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Baby Gang è sicuramente uno dei personaggi più controversi della storia recente per quanto riguarda il mondo della musica rap/trap in Italia. Diciamo che già lo street name che si è scelto può far subito storcere il naso. Infatti, soprattutto per i boomer come me, il termine baby gang ha un accezione del tutto negativa che evoca disprezzo più che simpatia.

Ma street name a parte il giovane Baby Gang, al secolo Zaccaria Mouhib  non si è propriamente distinto per la sua esistenza esemplare. Infatti già a 15 anni subiva il primo arresto e pare quasi un vanto per come ne parla nelle interviste. Da allora è stato un andirivieni dalle celle delle carceri alle comunità, fino alla condanna più pesante ovvero quella a 4 anni e 10 mesi avventuta per rapina a mano armata.

Questa è la vita di Baby Gang. Ma dimentichiamoci per un momento dei trascorsi del giovane e turbolento Zaccaria e ascoltiamo il suo ultimo album “Innocente“, pubblicato lo scorso maggio e schizzato ai primi posti della classifica FIMI con tutti i brani che compongono l’album all’interno della top 100 su Spotify.

Ma non è certo per i numeri che giudicheremo la musica di Baby Gang e infatti subito al primo ascolto bisogna dire che l’album trasmette qualcosa. Trasmette emozioni, speranze, ovviamente anche la spocchia di chi, provando a uscire da situazioni difficili, sta ottendendo risultati strabilianti, non dimentichiamoci che parliamo pur sempre di un ragazzo di 21 anni.

Da qui a dire “Baby Gang sa rappare” come ha detto qualche testata (anche piuttosto autorevole) ce ne passa, personalmente vengo da un passato in cui saper rappare significa altro. Mistaman sa rappare. Egreen sa rappare, giusto per dire i primi due nomi che mi vengono in mente. O per dirla con le parole di Zampa vengo da “quando con il rap per spaccare dovevi bruciare il micro, mica spacciare“. Non me la sento di affermare da un giorno con l’altro che ora Baby Gang sa rappare (come hanno fatto quasi tutti con Anna dopo il pezzo con Guè) ma mi trovo d’accordo con lo stesso Baby Gang.

Proprio lui in un pezzo di questo album dice: “Mi dicon, “Non sai rappare. Sì, lo so, io so raccontare“. E penso sia vero. In questo album il giovane rapper di origini marocchine racconta alla perfezione il suo immaginario, ti ci fa proprio immergere dentro. Il titolo “Innocente” ovviamente non passa inosservato. E’ una chiara risposta all’opinione pubblica e alla legge italiana che l’ha condannato. Anche se la posizione dello stesso Baby Gang è contrastante, in alcuni parti si dichiara appunto innocente e pentito di quello che ha fatto, in altre dice che rifarebbe tutto da capo.
Se poi aggiungiamo il lavoro musicale di Bobo allora il progetto diventa proprio completo, alcune canzoni (come Que Lo Ke) sono ballabili e gradevoli all’ascolto.
Questa è la musica di Baby Gang e a mio parere va separata e giudicata distintamente dalla sua vita privata che, come abbiamo visto, non è proprio un esempio da seguire.

Il supporto della scena

Un aspetto non poco importante è il supporto che la scena rap fornisce a Baby Gang. Guè già nel suo disco “Madreperla” aveva stupito con un “dovete far suonare Baby” ed ora è presente nel suo album con la hit Tony Montana, uno dei pezzi più belli dell’album a mio parere.
Tanti sono i props arrivati dai big della scena, quasi tutti a supportare appunto Baby Gang e la sua musica e a condannare il sistema giudiziario italiano. Non sta a me ovviamente scagionare o accusare Baby Gang per i suoi reati o presunti tali, qua parliamo della sua musica e se la scena si è unita a suo favore io credo che qualcosa di solido alla base ci sia.

La frase più significativa, che racchiude un pò il pensiero di tutti i rapper pro-Baby, la dice Emis Killa proprio nel pezzo che hanno fatto insieme ovvero “Come mai“:

La mia libertà sia sua, la sua condanna un po’ mia

Un messaggio importante che va oltre la collaborazione in un pezzo musicale, parole che denotano stima e rispetto verso un artista si, ma in primis verso una persona. Una persona che sicuramente ha sbagliato ma deve avere l’opportunità di recuperare e dimostrare tutto il suo valore.

Andrea Bastia
Andrea Bastia
Appassionato di cultura hip hop da ormai troppi anni e writer fallito, dopo qualche esperienza in proprio sul web approda definitivamente su Hano. Si occupa della rubrica dedicata agli artisti emergenti e a quella sui Graffiti.

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