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Rapper (poliziotti) e censura, ecco come la pensiamo noi

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Che qua su Hano abbiamo parlato più volte di poliziotti che rappano ormai non è un segreto. Chiariamo subito che non abbiamo nessuna partnership con Revman (il poliziotto che rappa, appunto) non siamo sul suo libro paga (magari…), neanche ci toglie le multe come ha insinuato qualcuno.

Semplicemente il fatto che un rappresentante delle forze dell’ordine faccia rap è un avvenimento oggettivamente “inedito”, qualcosa che valeva la pena trattare, senza esprimersi sulla qualità del rap proposto ma concentrandosi piuttosto sul messaggio. Un messaggio importante, rivolto ai giovani.
Sempre seguendo questa linea di pensiero qualche giorno fa abbiamo pubblicato un post condiviso proprio con Revman. Un video messaggio nel quale il rappresentante delle forze dell’ordine rispondeva ad alcune “frecciatine” lanciate da Emis Killa. In particolare Revman ha sottolineato il fatto che Emis spesso e volentieri nelle sue canzoni utilizzi parole offensive, mentre lui porta un messaggio che si contrappone in maniera netta a tutto ciò.

La mia missione è diffondere positività e rispetto. La musica ha il potere di influenzare, quindi dobbiamo essere consapevoli delle parole che usiamo.

Queste sono alcune delle parole scritte nel suo post.

 

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A post shared by REVMAN (@revman.poliziottorapper)

Il rap della legalità. Questo è lo slogan con cui Revman si presenta al suo pubblico, il valore fondamentale di tutta la sua “propaganda” è proprio il concetto di legalità.
Ma cos’è la legalità? Non si tratta che di far rispettare la legge. La polizia, qui rappresentata da Revman, è l’organo preposto a far rispettare la legge.

Fin qui tutto bene. Ovvero fino a quando alcuni utenti hanno commentato il post con frasi che evidentemente non sono piaciute a qualcuno, visto che sono state prontamente cancellate.
Un episodio in particolare riguarda un lettore (che ovviamente rimarrà anonimo) che non solo si è visto cancellare il commento nel quale esprimeva la sua opinione, ma è stato contattato direttamente da una sedicente pagina Instagram (di cui per par condicio non facciamo il nome) con messaggi che contenevano velate minacce.

Cosa contenevano i messaggi censurati? Siccome a noi non piace la censura e vogliamo essere portavoce di questi lettori che si sono affidati a noi per farci notare lo sgradevole episodio, ci sembra giusto renderlo noto tramite questo articolo.

In poche parole i messaggi chiedevano direttamente a Revman se si rendesse conto che l’organo di Polizia che lui rappresenta, si è reso protagonista diverse volte di episodi in cui la tanto blasonata “legalità” veniva da loro stessi infranta. Episodi di violenza verso giovani, spesso, indifesi e che, nel peggiore dei casi, hanno avuto la peggio, con gravi conseguenze.

Capiamo la delicatezza dell’argomento, che va trattato con i guanti. E non vogliamo in nessun modo sindacare sull’operato di Revman che riteniamo una persona seria che sta provando a fare qualcosa che prima di lui nessuno aveva fatto. E capiamo anche che non dev’essere facile caricarsi sulle spalle le accuse fatte ad un intera organizzazione, non si possono certo trovare in un post di Instagram risposte a domande che in tanti si stanno ponendo da anni.

Ma una cosa va detta: tutti hanno diritto a dire la propria opinione ed esprimere i loro dubbi.

Ne ha diritto Emis Killa, autore di testi che spesso sono provocatori, a volte vengono travisati, a volte esagerati, ma è comunque il suo modo di esporre le cose.

Ne ha pienamente diritto Revman, che si fa portavoce del “rap della legalità” e crediamo che il suo intento sia davvero nobile, ma forse alle sue spalle accadono cose più grandi di lui.

E ne hanno diritto, non meno degli altri, quei ragazzi che chiedono spiegazioni, che vogliono sapere perché la legalità a volte viene dimenticata proprio da chi dovrebbe farla rispettare. Per quel poco che può valere in queste poche righe vogliamo essere anche la loro voce.

Il nostro intento è di schierarci contro ogni tipo di censura, da parte nostra promettiamo di non eliminare nessun commento (eccezion fatta ovviamente per quelli offensivi e senza alcuno spirito costruttivo) e se ciò è avvenuto nel post di cui abbiamo parlato è stato indipendentemente dalla nostra volontà.

Pensiamo che le domande e i dubbi posti da questi ragazzi, in particolare da quello che ci ha contattato per chiedere “giustizia”, debbano trovare quantomeno un riscontro. Perché se ciò non avviene, anzi queste domande scomode sono seguite da messaggi quantomeno “sospetti”, il dubbio è che forse qualcosa da nascondere ci sia davvero, e non credo sia questo il messaggio di legalità che deve trasparire da queste iniziative.

La redazione di Hano.it

Andrea Bastia
Andrea Bastia
Appassionato di cultura hip hop da ormai troppi anni e writer fallito, dopo qualche esperienza in proprio sul web approda definitivamente su Hano. Si occupa della rubrica dedicata agli artisti emergenti e a quella sui Graffiti.

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