Quando mi sono approcciato all’intervista con Robin, storico rappresentante dei Lordz of Vetra, ingenuamente pensavo solo ad approfondire la conoscenza del writer che negli anni 90 si è imposto sulla scena del graffiti writing milanese.
In realtà subito dopo il primo scambio di opinioni con lui mi sono reso conto che stavo iniziando un viaggio molto più complesso, abbiamo parlato di cioccolato, di effetti speciali e… si anche di graffiti ovviamente!
Quello che è venuto fuori non lo si può considerare una vera e propria intervista, ma una lunga chiacchierata dalla quale sono uscito più ricco, conscio di aver fatto la conoscenza di una persona davvero speciale. Spero possa essere la stessa cosa per voi che vi accingete a leggere.

Da dove iniziare?? Ah si, dal cioccolato…
Il cioccolato è una passione che sto portando avanti parallelamente a quello che è il mio lavoro attuale, ovvero realizzare gli effetti speciali per il cinema. Che poi è il motivo per cui mi sono trasferito a Londra, città che è al momento il riferimento per quanto riguarda il cinema e gli effetti speciali, posto che fino a circa 10/15 di anni fa era riservato a Los Angeles.
La passione per il cioccolato è nata in parte perché anche in questo c’è un certo sfogo “creativo”, ma soprattutto perché il mio lavoro è molto stressante e quindi ho sentito il bisogno di impegnarmi di tanto in tanto in qualcosa di diverso… e ovviamente anche perché amo il cioccolato.
C’è questo movimento che si chiama “bean to bar” che parte dagli Stati Uniti, si tratta di produrre il cioccolato artigianalmente partendo da semi di altissima qualità. L’approcio è quindi simile a quello di chi produce vino, quindi significa produrre andando a cercare i migliori prodotti, magari prendendoli direttamente dal produttore.
Questa mia passione parte all’incirca dal 2014/2015 quando ho assaggiato il cioccolato prodotto da un maitre-chocolatier che aveva il laboratorio proprio di fronte al mio ufficio a Soho a Londra, quando l’ho assaggiato sono rimasto folgorato e ho voluto capirne qualcosa in più… così sono arrivato a produrre il mio cioccolato, che è di altissima qualità, lavorando a contatto con i produttori e andando a ricercare i prodotti più buoni, ad esempio adesso sto facendo cioccolato proveniente dalle Filippine ed è veramente speciale.
Quello che non tutti sanno è che ci sono molte varietà e che soprattutto nella fermentazione, si sviluppano tutta una serie di sapori che ne influenzano quindi il gusto e l’aroma.
(per maggiori informazioni il sito è https://www.cloverhousechocolate.com/)
Anche se si potrebbe andare avanti ore a parlare di cioccolata, inevitabilmente finiamo a parlare di graffiti…
Gli anni in cui ho disegnato li considero un po’ come la mia università, è stato un (bellissimo) periodo in cui ho anche però incontrato tante difficoltà, il rapportarsi con gli altri, lo studio e l’impegno per fare questa cosa bene e possibilmente meglio degli altri. Io personalmente ho improntato il mio percorso nei graffiti sul fare qualcosa che gli altri non avevano ancora fatto, qualcosa che ti desse visibilità, come ad esempio fare i wholecar, cosa che in Italia nessuno ancora faceva.

A proposito di wholecar… Guardando i tuoi su Aelle inevitabilmente mi è capitato di fare il paragone con quelli del mitico Dondi. Ti sei ispirato in qualche modo a lui?

Visto che hai tirato in ballo Dondi… la mia “genesi” è stata il libro, che sicuramente conoscerai, “Subway art” che aveva un mio amico writer conosciuto in Università (che tra l’altro mi ha prestato e io non gli ho mai restituito…). Ecco, quando sono arrivato alla parte di Dondi sono letteralmente impazzito… e mi sono detto “io voglio fare questa roba qua”. Quindi si, direi che ci hai preso alla grande!
Tra l’altro il mio sogno a quell’epoca era andare a New York a conoscere proprio Dondi e Seen, che è l’altro writer a cui ero più legato insieme a Dondi. Purtroppo come ben saprai, Dondi è morto nel 1998 e io andai a New York pochi mesi dopo, a gennaio del 1999 (prima volta nella mia vita che presi un aereo).
Andai nella Hall of Fame chiamata “Fun factory” gestita da Iz the Wiz, e lì vidi la murata dei writers old school dedicata a Dondi. Fu molto bello ed emozionante, anche se un po’ triste.
In quel mitico viaggio dipinsi la metropolitana di New York, anche se in realtà non fui il primo italiano, il primo fu Dork credo l’anno prima… Dal poco che che ne so però lui si appoggiò ai writer locali, mentre io feci proprio tutto da solo.

Sento che sta per iniziare una storia interessante… Vale la pena separarla con un nuovo paragrafo ☺
L’idea del mio viaggio a New York iniziò all’incirca verso la fine del 1998 quando ancora disegnavo, ma cominciavo a rallentare… Ad un certo punto cominciai a sognarmi Seen di notte! Avendo iniziato a lavorare cominciavo anche a mettere via qualche soldino e quindi da un giorno all’altro decisi di andare a New York a conoscerlo. Questa era una mia caratteristica che mi ha contraddistinto sempre nella mia esperienza nel mondo del writing: se vuoi fare una cosa e ti metti in testa di farla, la fai e basta.
Così feci anche in questo caso, forte della mia esperienza nei tunnel della metro milanese, partii convinto di dipingere quella di New York. Feci tre giorni interi a girare con la metropolitana, girando tutte le linee di fianco al conducente che mi guardava strano mentre io studiavo tutti i tunnel!
Quando capii qual’era il punto giusto e l’orario giusto per entrare in azione, riuscii ad intrufolarmi nel tunnel senza essere visto, ho disegnato il mio pezzo (molto velocemente ahaha) con l’adrenalina a mille, e anche se il risultato non fu proprio il massimo però posso dire di aver fatto il mio treno nella metropolitana di New York. A quel punto potevo finalmente concludere il mio percorso di writer, anche perché non puoi certo fare questa vita a lungo ed essere sempre fortunato…
Una volta chiuso il tuo percorso non hai mai sentito il bisogno di fare cose ad esempio su tela, o di trasferire la tua arte nelle mostre ecc…?
No. Ci ho anche provato, ma non mi divertivo. Anche perché il mio percorso è stato un po’ “diverso” dagli altri writers. Nel senso che io ho iniziato tardi rispetto alla maggior parte di loro, perché avendo fatto il liceo artistico disegnavo già tutto il giorno per la scuola, chi aveva voglia di andare anche in giro a fare i graffiti??
Invece finito il liceo iniziai a fare graffiti e fin da subito la cosa che mi ha colpito e per cui ho provato subito interesse era l’azione, uscire di sera con la bicicletta… andare sui tetti, fare bombing e provocare lo stupore nella gente che il giorno dopo si trovava il pezzo dove fino al giorno prima c’era un muro bianco.
Penso che se il writing fosse stato solo hall of fame, convention e mostre… probabilmente non avrei fatto quello che ho fatto.
Poi diciamocelo… i pezzi sui treni sono più belli! ahaha

Arrivati a questo punto della conversazione non vi ho ancora detto che ho avuto il privilegio di leggere degli appunti che Robin ha scritto a cavallo tra il 2004 e il 2005… Più che appunti sono veri e propri ricordi, quasi testimonianze di quello che ha vissuto negli anni che ha dedicato al writing. Una vera e propria rarità visto che questi appunti non sono mai stati pubblicati integralmente, quindi mi sento molto fortunato e onorato di averli potuti leggere. Ma lasciamo che sia lui a parlarne…
Come ho scritto appunto nei testi che ti ho mandato, agli inizi non ero molto bravo e come tutti provavo a “copiare” gli altri, anche se nella maggior parte delle volte il risultato era una schifezza. Una cosa però che mi è venuta bene fin da subito erano i “block”, i pezzi con i letteroni grossi. Magari il pezzo in hall of fame o il bombing piccolo non mi venivano granchè, ma con i pezzi belli grossi mi sono trovato bene fin da subito.
Quindi succedeva che si entrava di notte nei cantieri delle case in costruzione e si rubavano i tolloni di vernice bianca, perché così si risparmiava… a volte ci si sbagliava e invece della vernice prendevamo il bitume, ma in qualche modo riuscivamo a sfuttare anche quello perché lo usavamo come fondo per fare la murata! Oppure mi ricordo anche che quando volevamo fare un pezzo colorato prendevamo il colorante, ma vista la poca esperienza mettevamo una boccetta minuscola di rosso in una tolla da 15 lt di pittura e quindi invece del rosso ottenevi una pezzata di quel rosa proprio da bambina ahahaha.

Un’altra cosa che descrivi molto bene in questi appunti è il tuo momento preferito…
Esatto… il momento più bello in assoluto per me è quando sei in deposito e stai chiudendo il pezzo.
Perché quando entri ok, hai l’adrenalina a mille e cominci a disegnare ed è sicuramente bello… ma in quel momento il pezzo è ancora un insieme di linee che non danno un idea, ma quando hai praticamente finito, stai facendo gli ultimi ritocchi, la tag ecc… Ecco per me quello è il momento magico. Si crea un attaccamento quasi “fisico” al treno, è diventato qualcosa di tuo, è il tuo treno. E non te ne vuoi andare perché ti dispiace lasciare qualcosa che ormai è diventato tuo… è un emozione particolare e unica.

Invece riguardo al tuo lavoro attuale… come ci sei arrivato?
E’ stato un percorso abbastanza lungo, ho iniziato a lavorare in uno studio che faceva pubblicità e montaggi. In questo studio ho lavorato anche al montaggio del programma televisivo “Le Iene”. Col passare degli anni continuando a lavorare nel campo della pubblicità sono arrivato a fare quelle più di “qualità” diciamo così, ovvero per compagnie telefoniche e automobili. Questi sono i due settori che investono maggiormente nella pubblicità, ingaggiando anche testimonial importanti.
Il fatto di lavorare nella pubblicità però non era quello che volevo fare nella vita, ma è stata comunque un esperienza importante per passare a quello che faccio adesso cioè al cinema, che è sempre stata la mia passione.
Il video Nero Inferno è stato la mia prima esperienza di regia, e il percorso che avevo io in testa era specializzarmi negli effetti speciali fino ad arrivare al top, e poi magari riprendere il discorso della regia… In questo momento posso dire di essere quasi all’apice della mia esperienza con gli effetti speciali e quella vocina è sempre lì in testa… però attualmente non lo so, poi magari non succede. Al momento diciamo che non ci sto pensando.
Lavoro in una società che negli ultimi 7/8 anni ha vinto 5 Oscar per gli effetti speciali, siamo veramente leader nel settore. E’ un lavoro molto creativo e affascinante, e in qualche modo lo si può paragonare al processo di creazione di un pezzo. Si tratta sempre di costruire qualcosa da zero, anche se qua è molto più complicato…
La differenza sostanziale è che quando dipingi, il pezzo “nasce” negli ultimi dieci minuti, più o meno da quando cominci a tracciare l’outline. E’ da lì che cominci a veder nascere il pezzo vero e proprio.. Nella costruzione di immagini per effetti speciali è quasi il contrario, l’80% del lavoro è abbastanza veloce, poi quello che viene dopo, la cura dei dettagli ecc. richiede tantissimo tempo.
Io paragono sempre la creazione di effetti speciali alla costruzione di una Cattedrale, dove ci vogliono tanti mestieranti e ognuno deve essere bravo a fare il proprio compito… chi fa le sculture, chi le vetrate, c’è l’architetto, l’ingegnere ecc… Anche nella creazione di effetti speciali il lavoro è affidato a un team. Il mio ruolo è di VFX Supervisor, quindi io sono il responsabile del progetto e sono quello che dialoga direttamente con il regista. E’ un lavoro davvero bellissimo, ma anche difficile e stressante.
Ad esempio lavorare con la Marvel è molto stressante perché loro sono molto esigenti, però è un esperienza che ti fa crescere perché impari a non accontentarti, devi per forza di cose alzare il livello se vuoi essere all’altezza. Ho lavorato a progetti molto grandi come Pirati dei Caraibi, I guardiani della galassia, Mission Impossible… e così con gli anni (tornando al paragone della Cattedrale) sono passato da essere quello con lo scalpellino, ad essere io l’architetto, il capo progetto.
Insomma nel lavoro, così come nella vita ho imparato che se vuoi ottenere qualcosa ti devi buttare… e in questo il writing mi ha insegnato tanto.

Si potrebbe andare avanti ore a parlare di tutte queste cose con Robin perché si rimane davvero affascinati dal suo mondo, da quello che ha rappresentato per il writing milanese (e nazionale) e di come è arrivato ad essere ciò che oggi. Ma purtroppo, per ora, il (mio) tempo è scaduto e ci salutiamo come se ci conoscessimo da anni.
Ma forse è solo un arrivederci, mi sta venendo voglia di assaggiare quel cioccolato delle Filippine…
Altre pillole a caso…
- Così come a New York, Robin ha disegnato anche a Barcellona andandoci completamente da solo.
- Una volta Robin ha fatto un wholecar colorato in FS, ma la mattina non è riuscito a fare la foto e non l’ha mai più visto (mannaggia)
- La maggior parte dei wholecar Robin l’ha fatta durante il servizio civile.
- Tutti i compagni di crew volevano andare in deposito a dipingere con Robin perché era considerato un “portafortuna”. In realtà era solo il più responsabile ☺
- Nel film “47 Ronin” in qualità di Digital Compositor Robin ha dovuto fare 178 versioni di una scena prima di arrivare a quella definitiva.
- Il cioccolato fondente di Robin non è amaro!!



