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Intervista a Michael Sorriso: “forse è solo utopia, ma credo che i soldi si possano fare con dignità”

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Venerdì 19 maggio è uscito il nuovo ep del rapper torinese Michael Sorriso, un progetto di 7 tracce prodotte da Luke Beats con un featuring, quello di Willie Peyote.
“Parole sante”,
questo è il titolo dell’ep, è un lavoro nel quale viene evidenziata la scrittura “pulita” e intelligente di Michael Sorriso (conosciuto precedentemente come Lince) con rime mai banali e argomenti significativi, che lasciano spazio però anche ad  una buona dose di punchline e “frecciatine” che fanno comunque parte della cifra stilistica del rapper torinese. Ecco la nostra intervista.

A questo ep oltre a te hanno lavorato Luke Beats e Frank Sativa, come è stato lavorare in tre ad un progetto, come siete riusciti ad accordarvi per un risultato finale che accontentasse tutti?

Credo che lavorare in team sia un modo per uscire dalla propria zona di comfort e confrontarsi con altre due persone, quando si ha un obiettivo comune, fa sì che vengano limate le parti superflue e si riesca a essere quanto più oggettivi possibile. In questo caso poi Luke si è occupato in toto delle strumentali e l’apporto di Frank è stato fondamentale a posteriori, nell’interpretazione e nella registrazione delle tracce. Se in due si rischia di fare muro contro muro, in tre può esserci una maggioranza e diventa piú facile trovare il modo per accordarsi, sempre tenendo conto che l’obiettivo di tutti è realizzare il miglior progetto possibile.

Piccola curiosità, hai cambiato il tuo nome d’arte (fino al 2020 ti conoscevamo come Lince) perchè? E perchè hai scelto Michael Sorriso?

Con lo pseudonimo di Lince ero membro di una crew durata una decina di anni. Nel 2020 ho scelto di passare al mio nome di battesimo, un po’ per scostarmi dal progetto che avevamo con il gruppo, un po’ per segnare un nuovo inizio, in cui ho iniziato a trattare la musica con costanza e professionalità.

Nel pezzo che riprende proprio il tuo nome d’arte dici “Sta roba la faccio seria ma non ci guadagno niente“, ti riferisci proprio ai guadagni monetari o è una metafora?

Nessuna metafora, questo Ep è stato del tutto autoprodotto e considerando che sono un figlio di proletari senza genitori, il lato economico è un pensiero costante.
Farei rap per esprimermi anche se il genere non generasse un euro, ma visto che vedo gente farsi la Lambo, mi piacerebbe perlomeno riuscire a generarci i soldi per vivere tranquillo.

Nell’ep c’è un pezzo molto particolare e profondo che è “Paradosso”, hai voglia di parlare degli stati d’animo che ti hanno spinto a scrivere questo pezzo?

Ho passato il lockdown da solo assieme a mia madre malata di Alzheimer, subito dopo aver perso mio padre. È stato il periodo più difficile della mia vita e scrivere è stato uno dei pochi momenti di evasione. La stesura di quel pezzo è stata catartica e mi ha aiutato ad affrontare la situazione, per quanto non fossi solito mettermi a nudo in quel modo.

Ospite di “Parole Sante” è Willie Peyote, parlaci del tuo rapporto con lui e di “Dura lex sed lex”, il pezzo che avete realizzato insieme.

Io e Willie siamo amici dalle finali del talent per autori “Genova per voi” del 2013. Da lì abbiamo collaborato in varie forme e ci confrontiamo sempre su ciò che stiamo producendo. In questo caso poi mi piaceva l’idea di farlo rappare su un sound molto rap, tralasciando melodie e la forma canzone, riportandolo a quello stile pre “Educazione sabauda“, che è proprio il periodo in cui siamo diventati amici. La nostra amicizia comunque prescinde dalla musica e siamo soliti andare allo stadio assieme.

In qualche passaggio dell’ep sembri rivolgerti (con parole abbastanza dure) a quella categoria di rapper che sul beat non risulta molto veritiera… Come ti poni nei confronti di tali rapper, cosa pensi in generale della piega che ha preso la musica rap negli ultimi anni?

Nella vita di tutti i giorni mi faccio due risate e sono contento per loro, se riescono a lucrare su un pubblico di minorenni con scarsa capacità di discernere ciò che è vero da ciò che non lo è. Negli anni ho visto quelli che consideravo “miti” essere coerenti come Scillipoti e ho visto gente haterarsi, finire a fare featuring e concerti assieme. Penso che i soldi si possano fare anche con dignità, onestà intellettuale e coerenza, ma forse sono un utopico torinese fuori dalla realtà.

Come vedi la scena underground di Torino, della quale fai parte e in generale dell’ambiente hip hop di questa città che storicamente ha significato molto per questa cultura…

Torino ha diversi talenti, alcuni sono miei grandi amici, ma mancano le etichette, gli sponsor, i manager, le radio, gli eventi dedicati. Ho passato anni a parlare di scena, a voler fare da collante e a sentirmi parte di qualcosa, chiedendomi perché nessuno ponesse mai l’attenzione sul rap cittadino. A oggi vedo una scena molto viva, che finalmente si è tolta quella mentalità da outsider che aveva nei primi duemila, ma qui vige la regola del “nemo propheta in patria” e si tende più che altro a guardare ciò che succede a Milano.

Con quale rapper o producer italiano ti piacerebbe collaborare?

Mi piacerebbe collaborare con Shocca e fare un bel “Parole Sacrosante.”

Quali sono i tuoi programmi per il futuro? Hai in calendario dei live per promuovere “Parole Sante”? Hai già in mente qualcosa per il dopo?

Ho diversi concerti in programma in cui porterò l’EP dal vivo assieme a Luke Beats e al suo campionatore. Nel frattempo sto già scrivendo pezzi nuovi e sto lavorando alle prossime uscite che vedranno la luce in estate.

Andrea Bastia
Andrea Bastia
Appassionato di cultura hip hop e writer, dopo qualche esperienza in proprio sul web approda definitivamente su Hano.

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