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Intervista a Giowe: “I miei wildstyle arrivano da una ricerca continua di evoluzione delle lettere”

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L’artista che intervistiamo oggi è un vero e proprio cultore del wildstyle e dello studio della lettera, infatti i suoi pezzi sono curati in modo maniacale e la sua tecnica nel tracciare outline ha raggiunto livelli impressionanti. Lui è Giowe (AMC, PUF, INT55) e nelle righe seguenti parliamo un pò con lui di graffiti.

Giowe

Ciao Giowe, dicci quando hai conosciuto il mondo del writing e perchè hai deciso di iniziare a dipingere…

Ciao,tutto ebbe inizio nella prima metà degli anni 90, frequentavo gente più grande di me legata alla cultura punk rock. Uno di loro aveva realizzato una scritta No-fx su una parete di una cabina elettrica, da quel momento mi incuriosì e incominciai ad essere attirato da tag e throw up che notavo dalle mie parti.
Nella periferia da dove provengo devo dire che non c’erano tanti writers in quel periodo, per lo più vedevo bombing degli LDM, AMC e le murate degli SDE.
Un po’ per gioco è un po’ per farci notare io due miei amici formammo la KMC crew e incominciammo a mettere tag in giro,da lì a poco realizzai il mio primo pezzo su un ponte di una statale in costruzione (che negli anni divenne la hall Of fame principale amc crew).
Non so bene il perché ma le sensazioni che mi davano quei momenti e forse la voglia di distinguermi fecero sì che decisi di approfondire questa cultura.

Il tuo stile è un wildstyle che però è riconoscibilissimo a prima vista, come sei arrivato a questo risultato così preciso e personale?

I miei wildstyle arrivano da una ricerca continua di evoluzione delle lettere, sono stato influenzato molto dagli stili dei grandi writers newyorkesi e lo sono tutt’ora!
In passato li realizzavo molto più intersecati e meno leggibili, cercavo la precisione in modo maniacale ma, nel tempo e con la tecnica questa cosa è passata in secondo piano, ho semplificato molto e eliminato elementi e stick che interferivano con la lettera e influenzavano molto il flow del pezzo, diciamo che sono rimasto sempre sulla stessa linea di stile evolvendola.

Fai parte di crew importanti (come la PUF ad esempio), dicci come sei entrato in contatto con queste realtà e quali sono le sensazioni che vivi all’interno della crew…

Per quanto riguarda le crew…che dire, sono bello e simpatico e mi vogliono tutti… No dai a parte gli scherzi, la AMC è una crew storica della mia zona è ci siamo connessi tutti per amicizia e zona di appartenenza, per la INT55 l’unico membro che è delle mie parti è Antre, lui vedeva la mia roba in giro e io la sua, grazie ai primi social ci siamo beccati e abbiamo incominciato a pittare insieme, poi durante una jam organizzata da Fops i ragazzi hanno deciso che dovevo far parte dei loro ed io ne fui entusiasta.
Per la PUF invece ho conosciuto Mr.Wany ad una jam,abbiamo incominciato a frequentarci è un giorno mentre chiudevamo una murata lui mi disse:”metti tu le crew compresa puf,se ti fa piacere puoi entrare a far parte del nostro gruppo”e io così feci.
Le crew per me sono una parte fondamentale del mio percorso, si instaura un grande rapporto di amicizia, rispetto e fratellanza, per non parlare dello scambio reciproco,nel mio caso specifico mi aiuta molto a migliorare.

Una mia domanda classica: un aspetto che ti piace e uno che non ti piace del mondo del writing…

Parto dal punto che non mi piace, i vari problemi che si creano fra writers, fanno parte del gioco e purtroppo c’è sempre qualcuno che “piscia fuori”… io mi sono sempre fatto gli affari miei e ho sempre portato rispetto per il lavoro altrui.
Invece un aspetto che mi piace è che questo movimento ti porta ad avere molte connessioni con gente che condivide la stessa passione e si creano dei bei legami nel tempo.

Credi che sia stato importante per il tuo percorso artistico vivere vicino ad una città importante come Milano? Ci sono writers della vecchia scuola che ti hanno ispirato o che semplicemente ti piacciono per lo stile che hanno portato avanti?

Sicuramente crescere vicino ad una realtà come quella di Milano di quel periodo mi ha influenzato parecchio e credo che lo si percepisce anche dai miei pezzi.
Comunque è sempre stata una città molto importante riguardo la scena dei graffiti, ci sono parecchi writers che stimavo all’epoca e stimo tutt’ora.

C’è un obiettivo che ti eri prefissato nell’ambiente dei graffiti e non sei riuscito a raggiungere? Cosa ti piacerebbe fare che non hai ancora fatto?

Un obiettivo vero e proprio no, mi piace e continuerò a dipingere finché questo mi fa star bene.
Mi piacerebbe tornare a dipingere di più in città straniere ma il tempo a disposizione è sempre meno.
Una cosa che non ho mai fatto è un whole car… magari un giorno…..

Cosa pensi della street art? Il fatto che si sia diffusa così rapidamente secondo te ha tolto spazio al writing?

Non sono mai stato un appassionato di street art, ho visto tanti lavori interessanti ma a me piacciono le lettere.
Per quanto mi riguarda la vedo come una diramazione alternativa ai graffiti ma rimangono due cose distinte fra loro.
È logico che la street art attiri un pubblico più ampio in confronto ai graffiti, perciò di conseguenza ha una espansione più veloce e ampia soprattutto per quanto riguarda business e gallerie d’arte… i graffiti rimangono per una nicchia più ristretta.

Oltre ai graffiti “tradizionali” hai sperimentato altre tecniche e altri supporti, tipo dipingere su tela o usare pennelli ecc..?

In passato ho svolto dei lavori su commissione con diverse tecniche pittoriche su diversi supporti, ma prediligo sempre lo spray come mezzo e muro e metallo come superficie.

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Andrea Bastia
Appassionato di cultura hip hop da ormai troppi anni e writer fallito, dopo qualche esperienza in proprio sul web approda definitivamente su Hano. Si occupa della rubrica dedicata agli artisti emergenti e a quella sui Graffiti.

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