Monkey Island

Sono due pilastri della scena hip hop italiana e, come dicono in questa intervista sono ancora troppo legati indissolubilmente al boom bap, concetto che era ben chiaro già alla pubblicazione del loro joint-album “Monkey Island” nel 2003.

Ora che questo album ha una seconda vita grazie alla ristampa di Aldebaran, abbiamo incontrato Frank Siciliano e Dj Shocca per parlare di questo e di molto altro.

Come mai avete deciso di ristampare questo lavoro e perchè pensate che quando uscì fu poco considerato?

Ci è stato proposto da Michael di Aldebaran e dopo esserci brevemente consultati abbiamo risposto entusiasti alla chiamata. Non abbiamo mai pensato che fosse stato poco considerato. All’epoca, molto più di ora, vivere in una città grande o piccola significava avere grandi o piccole possibilità. Lo abbiamo imparato subito e le cose da quel momento in poi sono cambiate.

Raccontateci un pò dei “misteri” che avvolgono questo album, come ad esempio il fatto della perdita del master ritrovato anni dopo…Adesso direbbero: è tutta promo!

Frank: Molto semplice: al tempo vivevamo entrambi a Treviso, in due appartamenti molto vicini. Tra i vari deliri quotidiani di due diciottenni c’era una sicurezza. (Auto)Registrare Monkey Island. E lo facemmo. Lo scrivemmo, lo producemmo e ci registrammo. In seguito, ne duplicammo varie copie handmade.
Shocca: Qualche tempo dopo io andai a vivere prima a Vienna, poi a Verona. Come regola d’oro, i kids si muovono veloci, ergo avevamo quasi dimenticato la nostra performance. Finché, rovistando tra le cose che mi ero portato a Verona dai vari pazzi traslochi, ritrovai la copia master dentro un libro. Fu così che interpellai Frank, visto che lavoravo da VibraRecords, per proporgli di stampare il cd in bustina custom argento e dare nuova vita a Monkey Island.

A distanza di vent’anni (circa) che giudizio hai del tuo primo album, appunto “Monkey Island”?

Frank: Ho sempre un rapporto strano con le cose che faccio. È facile che ceda a guardare gli aspetti che non mi convincono piuttosto che quelli belli. Il tempo generalmente mi fa fare pace con quello che ho fatto. Ascolto questo disco con tenerezza e anche un pizzico di ammirazione. Riguardando con gli occhi di adesso quello che abbiamo fatto, quello che ci motivava, e la sanissima spinta che ci portò a farlo.

Nonostante la tua produzione musicale non sia diciamo così “massiccia” come quella di altri rapper, sei stato in grado di realizzare veri e propri classici dell’hip hop italiano come “Che farai” con Mistaman e “Notte Blu”. Non hai mai il rimpianto di aver potuto dare di più a questa scena?

Frank: Direi di no. Ho sempre avuto diverse passioni e pulsioni e le ho lasciate libere di espandersi, evolversi e anche morire. Penso che anche il lato creativo nel creare contributi video abbia lasciato qualcosa, anche all’interno della stessa scena Hip-Hop italiana.

Ecco appunto, parlaci della tua attività di videomaker con la Frame24… Hai mai pensato di andare oltre ai videoclip musicali?

Frank: Non ho mai pensato di realizzare un film se è quello che intendi dire. I video musicali sono comunque solo una parte di quello che abbiamo realizzato insieme al mio socio Nicola Artico con Frame24. Stiamo crescendo e ancora teniamo le orecchie tese su quello che ci succede attorno. Ci sono ancora un sacco di pagine da scrivere.

Hai in previsione di realizzare qualche nuovo progetto tuo (magari un album) per il futuro prossimo?

Frank: Direi che in cantiere ci sono delle cose. Ho ancora voglia di fare musica. Ho sempre amato anche la scena dei club a conferma della mia passione sconsiderata per la notte e tutte le sfaccettature che la riguardano. Ora mi sto concentrando nel mettere i dischi ed essere all’altezza delle mie aspettative.

Nella tua carriera hai collaborato con tantissimi rapper, ma ce n’è uno (o più d’uno) con cui vorresti lavorare?

Shocca: Non saprei rispondere con un nome in particolare. Ho pensato sicuramente di misurarmi con un nuovo talento, è una cosa che mi incuriosisce e mi stimola. In questo odierno mare magnum di release e produzioni, c’è sicuramente una voce che catturerà la mia attenzione, nascosto in mezzo a migliaia che non mi interessano.

Nell’ultimo anno e mezzo il mondo (anche) della musica è stato molto penalizzato dalla pandemia, voi in UnlimitedStruggle quanto ne siete stati danneggiati e come avete vissuto il periodo di pausa forzata?

Shocca: Questa fottuta situazione sicuramente ha posto un break forzato a tutta una serie di attività legato al nostro mondo. Personalmente l’ho vissuto cercando di interpretare con nuovo slancio le dinamiche in forza attorno a me, sia dal punto di vista musicale, sia dal punto di vista della vita. Per capire come esprimere al meglio le mie istanze musicali.

Il tuo amico e collega Bassi Maestro si è dedicato negli ultimi anni ad un altro genere, tu hai mai pensato di lasciare l’hip hop per esplorare altri orizzonti musicali?

Shocca: Non ho mai pensato di fare altro, sono troppo legato in modo indissolubile al boom bap, comprendo profondamente lo swing, la pasta delle drums, la magia dei chops giusti.