Si sentiva un gran bisogno dell’ ultimo disco di Ensi “V” e questo, tramite le parole del mio compagno d’Hano Alessandro, ve lo avevamo già detto a inizio mese. La mia non vuole quindi essere una ripetizione, ma solo un voler aggiungere una sfumatura ad un articolo che vi ha già spiegato perchè questo è un disco da non farsi scappare.

Ieri sera Ensi suonava a Londra al “Brixton Jamm”, club che grazie alle continue performance degli artisti del Belpaese sta diventando una sorta di ambasciata italiana 2.0 in cui si può fumare l’erba. Ovviamente non potevo mancare.

Voglio essere onesto nel dire che il club non era affollatissimo, come purtroppo immaginavo. Spero che i diretti interessati non se ne risentano ma questa considerazione di fondo serve a supportare quanto di buono sto per dire nei riguardi del rapper torinese.

Per chi come me di concerti ne ha visti più di un paio, è cosa risaputa che ci siano concerti che non iniziano nel migliore dei modi e si rivelano pazzeschi ed altri, numerosissimi, che, tolto l’hype costruito ad arte, non ti lasciano che un tizio sul palco senza fiato alla terza strofa. Questo concerto appartiene decisamente alla prima categoria.

Quante volte ci è capitato di assistere a concerti di rapper (presunti tali?) che a cospetto di un pubblico secondo loro non all’altezza, hanno cantato poco e svogliati? Molte. Ad essere onesto, forse perchè umanamente non lo conosco, mi aspettavo qualcosa del genere. Non avrei potuto sbagliarmi di più. Ensi è uscito dal backstage con l’entusiasmo di uno che si sta per esibire al Madison Square Garden, con il sorriso di un bambino a cui dicono che può palleggiare al Santiago Bernabeu e, soprattutto, con la fotta di uno che continua a voler dimostrare al suo pubblico che, col microfono in mano, non ci sono paragoni.

Un entusiasmo talmente contagioso che ha moltiplicato gli effettivi presenti in sala e ha lasciato tutti a fine concerto, con la sensazione che fossimo molti di più di quanti effettivamente eravamo.

Ve lo dice uno che di Ensi non è mai stato un super fan. Non ho mai comprato un suo disco e alcuni, ad essere sincero, non li ho neppure ascoltati bene. Ero solito ripetere un mantra che andava molto di moda qualche anno fa quando si parlava di lui: “E’ il capo del freestyle, non si discute. Nei dischi così così, si vede che cerca sempre la punchline”. Capite quanto siamo babbi noi del pubblico? Ci lamentavamo che un rapper cercasse le punchline, che è un pò come lamentarsi che un calciatore provi a fare goal o che un batterista provi ad andare a tempo. Ovviamente il divino ci ha punito con i bufu, le pizza kebab e gli youtuber,  dandoci la consapevolezza che un artista con l’attitudine e le skills di Ensi andrebbe messo in una teca di vetro ed esposto come la Gioconda.

Un ultimo aneddoto? Il concerto è finito con Ensi e Dj 2p (che peraltro sembrano fratelli) in mezzo al pubblico a cantare e saltare abbracciati a noi e questo, cari i miei frati trappisti, vale più di ogni sold out.

Bella per Ensi e DJ 2P.

#Tavorsullasabbia

Diego Carluccio
Diego Carluccio nasce, in tutta la sua presunzione, il 26 ottobre del 1990. Ora di pranzo. Essendo la modestia il marchio di fabbrica della casa, pare abbia dato suggerimenti e consigli su come affrontare il parto allo stesso medico primario. Volendo affossare l’insopportabile luogo comune secondo il quale “dai licei esce la futura classe dirigente”, si iscrive al liceo classico e, sebbene provi a farsi espellere e/o bocciare ripetutamente, consegue l’impareggiabile successo di diplomarsi in 5 anni con un sensazionale 60/100. Da segnalarsi la tesina di laurea: un mix di Ramstein, Marilyn Manson e Neonazismo. Iscrittosi per sbaglio alla facoltà di legge alla statale di Milano, rimane ripetutamente intrappolato all’interno di quel subdolo e tentatore tragitto che connette la fermata “Missori” e l’aula di Diritto Privato. Ritiratosi dai corsi a metà anno, dedica il resto della stagione 2009-2010 al fancazzismo professionistico. Desideroso di ottenere una laurea però, scegli la carriera universitaria che ha il maggior numero di punti di contatto con la disoccupazione perenne: nel 2011 si iscrive al Dams. Laureatosi con il voto di 99/110, in onore dei kg e del numero di maglia dell’idolo di infanzia Antonio Cassano, conclude la propria esperienza universitaria con un tesi dedicata a “Fabri Fibra” e al rap italiano. Prima tesina nazionale a contenere un numero di parolacce superiore a quello dei segni di punteggiatura. Come ogni buon “critico” giornalista che si rispetti, non manca, tra le esperienze del giovane Carluccio, un fallimento artistico. Firma nel 2015 un contratto discografico con una label minore sotto lo pseudonimo di D-EGO MANIA. Il disco “Non è un paese per rapper” riesce nell’ardua impresa di vendere meno copie dell’esordio discografico dei Gazosa. Ora vive a Londra, frequenta un Master in Digital Journalism e lavora nell’organizzazione eventi per uno degli hotel più lussuosi della capitale britannica, ma non preoccupatevi: la sua vera passione è dirvi quanto fate schifo. ALTRE COLLABORAZIONI: Rolling Stone, Noisey, Il Milanese Imbruttito