Revman

Sebastiano Vitale, in arte Revman è un agente della Polizia di Stato in servizio alla questura di Milano, è balzato alle cronache per aver presentato la sua candidatura (A&A Recording di Andrea Casamento) alle selezioni di Sanremo giovani.

Revman, nelle sue canzoni tratta temi di carattere sociale, è molta la curiosità sulla canzone che verrà presentata alla giuria presieduta da Amadeus.

Revman è figlio d’arte, in quanto la madre è la famosa donna fotografata da Letizia Battaglia nell’opera “La bambina con il pallone“.

La bambina col pallone
Letizia Battaglia, La bambina con il pallone, 1980 © Letizia Battaglia

Il mondo del Rap e le forze dell’ordine, storicamente, non sono mai andate d’accordo, potrebbe forse essere l’inizio di un avvicinamento di questi due mondi?

A Sanremo giovani sono già pervenute oltre 800 candidature, sarà molto difficile vedere Revman sul palco dell’Ariston.

La musica di Revman

Revman – MCLM

“Con questo brano partecipo al concorso Musica Contro Le Mafie, il video è ispirato alla foto della “Bambina con il pallone” che ritrae mia madre da piccola, fotografata dalla celebre Foto-Giornalista Letizia Battaglia famosa per le sue foto riguardanti i delitti di mafia.”

Revman feat. Alexandra – Questo non è amore

“Ma un Poliziotto non può fare Rap” è la frase che mi è stata detta più volte ultimamente, alla quale mi sento di rispondere con la musica. Facendo riferimento al progetto della Polizia di Stato contro la violenza di genere, condividendone pienamente lo spirito, ho scelto di comporre una canzone dal titolo “Questo non è Amore” e girare un video presso il “Wall of Dolls” il muro di delle bambole, ideato da Joe Squillo per denunciare il Femminicidio. Osservando il videoclip si intravede un forte contrasto, una ballerina di danza classica che danza leggera sulle punte, avendo alle spalle il sopracitato muro, rappresentando la libertà della quale una donna non dovrebbe mai venire privata in una relazione. Le donne che subiscono atti di violenza hanno un modo in più per parlarne e trovare aiuto: attraverso l’iniziativa “…Questo non è amore”. Il progetto, ideato e promosso dalla Direzione centrale anticrimine del Dipartimento della pubblica sicurezza, ha l’obiettivo di superare gli stereotipi e i pregiudizi per diffondere una nuova cultura di genere e aiutare le vittime di violenza a vincere la paura, rompendo la fitta rete di isolamento e vergogna. Nei due anni della prima fase del progetto, a cui avevano aderito 22 questure, sono state quasi 80 mila le vittime di violenza che si sono rivolte alla Polizia. Dal 19 novembre 2018 è partita una nuova fase dell’iniziativa permanente alla quale hanno aderito 83 questure che, con modalità diverse, nelle piazze e nei centri di aggregazione saranno a disposizione con materiale illustrativo e personale specializzato per dare informazioni e per raccogliere le testimonianze di chi, spesso, ha ancora esitazione a denunciare o a varcare la soglia di un ufficio di Polizia. Per sensibilizzare l’opinione pubblica su una maggiore consapevolezza, per combattere la violenza sulle donne, il personale delle questure, oltre ad essere tra la gente con i camper e stand informativi, sarà nelle scuole e nelle università per incontrare gli studenti e parteciperà ai convegni per far emergere storie con risvolti non solo giuridici, ma anche culturali e sociali. Il capo della Polizia Franco Gabrielli nella prefazione alla pubblicazione di “…questo non è amore 2018” che riporta l’analisi dei fenomeni criminali relativi alla violenza di genere e le iniziative messe in campo dalla Polizia di Stato per combatterli, ha scritto che la violenza di genere “Rimane una dolorosa attualità. E la Polizia di Stato vuole continuare ad essere in prima linea perché quel valore di uguaglianza diventi effettivamente autentico e perché ogni episodio di violenza contro una donna è una sconfitta per tutti”.