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Wiser Keegan e Dj Fastcut ci parlano del loro nuovo album “Space Avenue”

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Wiser Keegan e Dj Fastcut hanno da poco pubblicato il loro secondo album realizzato in coppia, dopo “Magic Boulevard” del 2019 è arrivato infatti il nuovo progetto dal nome “Space Avenue“.

Questo nuovo lavoro non ha fatto altro che confermare l’affiatamento e l’intesa perfetta che c’è tra i due artisti, come ci raccontano anche in questa intervista. Dj Fastcut è riuscito a confezionare un sound “su misura” per il rapper romano e Wiser, dal canto suo, non si è posto limiti sperimentando un approcio più melodico sul beat.
Tutto questo andiamo ad approfondirlo parlandone direttamente con loro due.

Cover Space Avenue

Parlaci della tua collaborazione con Dj Fastcut, qual’è il segreto del vostro longevo sodalizio lavorativo?

WISER – Oltre all’elevato fattore “GRADIMENTO”, per quanto riguarda il lato artistico, c’è una grande amicizia che semplifica tutto. Credo proprio sia quest’ultima la forza trainante.

E’ il secondo album che fate insieme, volevo sapere se c’è differenza quando si lavora in esclusiva per un solo rapper rispetto ad un lavoro più eterogeneo (come ad esempio i tuoi Dead Poets). Hai cercato di creare un sound “su misura” per Wiser oppure no?

DJ FASTCUT – Decisamente, Daniele è l’mc che mi permette di spaziare e proporre qualsiasi beat. Con altri, come i Dead Poets, sono fermo su sound ben precisi, è una scelta, ma con Daniele negli anni abbiamo spaziato moltissimo, dai featuring in vari progetti ai nostri Cypher, o con il precedente album “Magic Boulevard“.

Se trovi quella connessione mentale con un artista, che oltre ad essere bravo ti piace come mc, puoi tirare fuori il meglio da ogni brano; quando invece ho un mc solo in una strofa del disco, allora devo fare un ragionamento diverso.

Da subito io e Daniele abbiamo trovato una magnifica connessione e credo che la stiamo sfruttando al meglio, due album insieme ci hanno fatto capire molte cose, utili per la crescita e i prossimi progetti: cypher, album, nuovi Dead Poets e molto altro ancora.

Come si collega questo disco al tuo ultimo lavoro “Magic Boulevard”?

WISER – Diciamo che, oltre la simpatica storiella nell’intro che si ricollega a quello di “Magic Boulevard”, non c’è nulla che unisca questi album, se non l’idea di creare un prodotto che contenga varie sfaccettature della mia persona e della mia arte. Posso affermare quindi che, piú che un collegamento, è una somiglianza ad accomunare i miei lavori.

In questo album hai voluto sperimentare in alcune tracce dal punto di vista del canto, come mai questa scelta e sei soddisfatto del risultato?

WISER – Ho sempre amato canticchiare da quando ero piccolo. Non dico “cantare“, perchè non ho la presunzione di dire che io ne sia capace, in quanto non ho mai preso mezza lezione; però ecco, se posso tentare, se posso allenarmi, se posso mostrare un lato di me che è sempre esistito, perchè non farlo?
Molti hanno storto il naso, molti mi hanno apprezzato. Io resto dell’idea che la versatilità sia il mio punto di forza, quindi vado avanti proponendo ciò che sento, mi assumo i miei rischi con il sorriso: sono soddisfattissimo.

Nei tuoi lavori c’è sempre tanto scratch, in questo un po ‘ meno, perché?

DJ FASTCUT – Se avessi scratchato ogni brano avrebbero detto “Eh Fastcut vuole stare sempre su tutte le tracce, sempre quello zuccu zuccu sul pezzo”, ora che invece ne ho scratchati meno mi dicono “Eh ma gli scratch?” – SIETE INCONTENTABILI!

Stessa cosa per l’album: se avessimo fatto un disco tutto classico avrebbero detto “Eh il disco tutto classico come gli altri Dead Poets, niente di nuovo”, ora abbiamo deciso di fare un album diverso, sperimentando anche su altri fronti, e ovviamente ti dicono “Eh ma potevate farlo più classico”. Secondo me le persone avranno sempre da ridire, la polemica è intrinseca in queste persone; criticano gli album come quelli che commentano il calcio, senza aver mai giocato a pallone.

In questo disco sono presenti meno scratch perché sono stati messi dove li abbiamo ritenuti opportuni. Non è Dead Poets, le tematiche sono diverse, il sound è diverso e la gente deve capire che un artista non può esprimersi se si trova davanti solo paletti.

Mi sembra che convivano, soprattutto in questo lavoro, due lati della tua personalità: una incazzata e con tanta voglia di rivalsa e una invece più “soft” e riflessiva… è così? Parlaci di queste due “versioni” di Wiser Keegan.

WISER – Piú che due personalità, io le considero due facce della stessa medaglia: l’una non esiste senza l’altra. Anche in passato, nella saga “Dead Poets” di Dj Fastcut, ho dato piú spazio al mio lato soft, ma essendo contestualizzato in prodotti super underground non ha dato troppo nell’occhio. Per quanto riguarda il lato incazzato, sicuramente tornerà a breve con l’anno nuovo: ho tanta rabbia da liberare e questa è la mia valvola di sfogo!

Ti capita mai di pensare al “grande pubblico” quando scrivi una canzone? Non è una domanda provocatoria, ma mi piacerebbe sapere se a volte scrivi un pezzo pensando di farlo piacere a più persone possibili piuttosto che alla solita “nicchia”.

WISER – Assolutamente si, mi capita di pensarci, ma non scrivo mai una canzone per lui. Intendo dire che la forma mentis rimane la stessa da quando ho iniziato: io faccio musica come piace a me e soprattutto per me. Già sono piacevolmente stupito se una mia canzone viene apprezzata dal pubblico di nicchia, se poi un mio brano dovesse arrivare al grande pubblico ne sarei felicissimo, ma non parto con l’idea di CREARE per arrivare a qualcuno in particolare. Mai.

Ipotizzando un featuring internazionale con chi ti piacerebbe collaborare?

WISER – Snack the ripper, Santa Salut, Merkules, Four Owls – ce ne sono tanti!

Come funziona il processo creativo con Dj Fastcut, si parte da una sua base già pronta o lavorate insieme anche ai suoni?

WISER – Dipende, a volte mi passa tra le mani un suo beat che mi piace a primo ascolto e quindi ci scrivo senza esitazione, a volte ne sentiamo qualcuno che va ritoccato per dare il meglio. A volte invece partiamo da zero, suonando melodie per ore finchè non siamo soddisfatti di ciò che abbiamo.

In passato hai fatto parte di gruppi, ora sei più “libero” passami il termine… Non hai mai pensato al fatto di essere il dj fisso di un gruppo come ad esempio che ne so, Don Joe per i Club Dogo o Dj Baro per i Colle der Fomento ecc…

DJ FASTCUT – Io sono il Dj dei Dead Poets, non potevo chiedere di meglio. Mi permette di essere il dj di Sgravo (da ormai 20 ani), di Wiser, dei Poche Spanne, o di Virux e Kappa-O, o di tanti altri della setta. Si tratta di un collettivo che a tutti gli effetti ha sempre un sacco di persone pronte a rappare; collaborando con tutti, sono un po’ il dj di tutti.

Le tue produzioni sono caratterizzate da un suono che possiamo definire “classic hip hop”, non ti sei mai sentito attratto o anche solo incuriosito da altre “influenze”?

DJ FASTCUT – Negli anni abbiamo sperimentato varie sfumature di classic, anche più spinte (come il “Tenerife Cypher” in cassa dritta elettronica) o brani fuori dalla comfort zone, come “L’una storta” o come il “London Cypher”. Non ci allontaniamo mai troppo da questa formula perché è quella che ci riesce meglio, ma sono attratto dalla musica elettronica e dalla drum n bass, che abbiamo già suonato in varie occasioni.

Personalmente penso che nel rap continuerò a lavorare su questa linea musicale, spaziando tra i vari artisti; per il resto, ho in mente un album strumentale solista pieno di scratch e interventi pazzoidi, ma è più una cosa da “devastiamoci dopo il live”. Quello sarà il progetto futuro in cui metterò in gioco altri generi e altre influenze, per il momento ho ancora molto da fare con il rap.

Cosa ne pensi della scena rap in Italia? Pensi che il livello si sia alzato e sia migliorata la qualità negli ultimi anni?

WISER – Mi piacciono tanti artisti, ma mi fanno sballare davvero in pochi; ultimamente infatti cerco speranza negli emergenti come me, che mi danno molta piú soddisfazione.
Comunque, tra tutti quelli AFFERMATI che ascolto, non raggiungiamo neanche il 30% della scena totale. Direi quindi che preferisco andare avanti per la mia, sperando di attirare l’attenzione di quei pochi che veramente gradisco. Il restante 70% mi fa davvero cagare, parola.
Non ho problemi ad ammetterlo perchè non ho necessariamente bisogno del rispetto degli artisti, preferisco di gran lunga quello del pubblico.

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Andrea Bastia
Appassionato di cultura hip hop da ormai troppi anni e writer fallito, dopo qualche esperienza in proprio sul web approda definitivamente su Hano. Si occupa della rubrica dedicata agli artisti emergenti e a quella sui Graffiti.

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