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Spika ci racconta il “dopo Cantera”: seguo il mio istinto e faccio la musica che mi piace

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Spika, nome d’arte di Francesco Quartararo, è un rapper e producer classe 1999 che ha preso parte al noto progetto “Cantera Machete” con il quale è stata data la possibilità ad artisti emergenti di farsi notare grazie ai canali di una realtà importante come la Machete crew.
Abbiamo incontrato Spika e gli abbiamo chiesto di parlarci del suo ultimo ep “Eyes on me” al quale hanno collaborato anche nomi importanti come ad esempio il producer Big Joe.

Spika

Ciao Spika parlaci dell’esperienza vissuta con Cantera Machete…

Cantera Machete è stata un’esperienza che mi ha permesso di lavorare con dei professionisti della musica, oltre a essere stata una grande vetrina per arrivare a più gente possibile. Il pezzo che poi sarebbe diventato UNTITLED, era un brano che feci per caso un giorno in studio, una di quelle robe che ero sicuro sarebbe rimasta nel mio computer. In occasione del contest mandai il pezzo senza pensarci più di tanto, poi dopo una settimana mi arrivò la notizia che ero stato scelto. Mi ricordo che per la puntata c’era Nitro come ospite, quando ascoltarono UNTITLED erano super gasati, è stata una roba incredibile per me, penso che abbiano scelto il pezzo perché seguiva quel filone di RAP che non è così scontato, con quella vena soul che piace a me, quindi penso che abbia vinto quello, il fatto di aver portato un pezzo rap. Insomma è stata una super esperienza. Grazie ancora ai ragazzi. One love.

Cosa è successo dalla tua partecipazione al disco di Cantera fino alla pubblicazione del tuo ep, come è cambiato il tuo percorso?

Dopo Cantera l’unica roba che ho cambiato è stato l’approccio alla musica: per un anno sono stato in studio, a ricercare il suono che mi piaceva, quello che poi ho riportato proprio in questo ultimo lavoro, “EYES ON ME”. Diciamo che l’esperienza con MACHETE mi ha spronato a fare meglio, fare delle robe diverse da quello che la gente è abituata ad ascoltare. Penso che questa cosa ripaghi sempre, non mi sono prefissato nulla, non è stata una cosa pensata, ho seguito l’istinto e ho fatto la musica che mi piaceva.

Ascoltando i pezzi di “Eyes on me” non posso fare a meno di pensare a Johnny Marsiglia, lo ricordi molto… Ti sei ispirato a lui?

Diciamo che Johnny è stato di grande ispirazione per me, fin da piccolo, quindi anche senza volerlo si sente molto l’influenza che mi ha dato la sua musica. So anche che per fare la musica bisogna avere una propria identità, però mi piace tenere vive le radici della città, portando sempre un qualcosa che ricordi il nostro suono, la nostra attitudine, penso sia super riconoscibile il suono di PALERMO.

A proposito di Johnny e Killa Soul, nel tuo ep c’è anche Big Joe, come è avvenuto l’incontro e la decisione di collaborare con lui?

Con Joe la roba è nata molto spontaneamente: da tempo speravo di chiudere una roba con lui e quando ho ricevuto il beat che sarebbe diventato il singolo dell’EP ho subito capito che era quello giusto. Con Joe c’è una sintonia incredibile, non mi è mai successo di ricevere dei beat suoi e di non riuscire a scriverci su. Comunque lui mi conosce da molto tempo, da quando ero proprio piccolo e fan boy della loro roba, ci sono voluti un po’ di anni per riuscire a chiudere una roba insieme, un po’ perché ero molto piccolo, un po’ perché avevo bisogno di fare esperienza e rendere la mia musica più autentica e personale possibile… alla fine è arrivata EYES ON ME.

Nella tua musica è sempre presente la tua città, Palermo. Quanto sei legato ad essa e quanto ti ispira per comporre la tua musica?

Penso che Palermo sia da sempre parte della mia musica, per me è un’ispirazione continua. Mi capita a volte di essere poco ispirato, di non avere stimoli e mi basta scendere in città per captare quante più cose possibili da mettere in musica. Con Palermo ho da sempre un rapporto di amore e odio, mi ha dato tanto e io cerco di rispettarla sempre: penso che se non fossi nato qui, non avrei fatto la musica che faccio adesso, quindi penso che la città è importante e gioca un ruolo fondamentale per chi fa la musica, nel mio caso la metterei al primo posto, Palermo mi ha formato e per quello le rendo omaggio ogni volta che posso.

Cosa pensi dei talent show? Saresti disposto a partecipare ad una di queste trasmissioni per farti conoscere al grande pubblico?

Penso che i talent show a volte siano una buona opportunità per gli artisti, una grande vetrina dove è facile andare su, quanto è facile essere dimenticati. Penso anche che sia una roba che deve piacerti e a me non è mai piaciuta la televisione, un po’ perché sono molto timido e non amo essere al centro dell’attenzione, un po’ perché è un ambiente che non mi è mai interessato. Un giorno mi chiamarono dalla redazione di X Factor proponendomi di partecipare… ci ho messo un paio di giorni per decidere e alla fine rifiutai: non voglio utilizzare questi mezzi per rendere popolare la mia musica, sono del parere che prima o poi la bella musica vince su tutto.

Con chi ti piacerebbe collaborare per un tuo prossimo lavoro? Quali sono gli artisti italiani (anche non rapper) che apprezzi maggiormente?

Per me la collaborazione dei sogni era ed è J-Ax, se avessi l’opportunità la farei subito e lo farei rappare peso come una volta. Poi, in realtà, ci sono tanti altri rapper con cui mi piacerebbe fare un featuring… direi anche Jake la Furia e Marracash. Al di fuori del rap mi sarebbe piaciuto avere Franco Califano in un mio progetto, penso che la sua “street credibility” superi quella di molti rapper.

Ultima domanda di rito: cos’è per te Hano.it?

Mi ricordo che fin da piccolino guardavo le vostre interviste, ci siete da sempre, quindi vi definirei vecchia guardia, GRAZIE PER LE BELLE DOMANDE E PER L’INTERVISTA. ONE LOVE 4 HANO.
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Andrea Bastia
Appassionato di cultura hip hop da ormai troppi anni e writer fallito, dopo qualche esperienza in proprio sul web approda definitivamente su Hano. Si occupa della rubrica dedicata agli artisti emergenti e a quella sui Graffiti.

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