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Intervista a Louis Dee: per quanto riguarda il rap, il meglio deve ancora venire

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Venerdì 2 dicembre è uscito il nuovo album di Louis Dee, “Sangò”, interamente prodotto da Big Joe e contenente i featuring di Coez, Davide Shorty, Ensi, Foe, Peter Bass, Spika e Tormento.

L’uscita dell’album è accompagnata dal video “Palermo un giorno diverso” e da una mostra fotografica degli scatti di Andrea NOSE Barchi, entrambi i progetti sono stati presentati al Torino Film Festival. Al centro di tutta la narrazione c’è la città di Palermo, luogo in cui Louis Dee è nato e cresciuto e, come dice in questa intervista, è stata fondamentale per il suo percorso musicale.

Ciao, volevo iniziare chiedendoti il significato della parola Sangò e perché l’hai scelta per dare il titolo al tuo album.

“Sangò” è una parola molto comune a Palermo, vuol dire “sangue mio”, viene riferita anche agli estranei, è un modo affettuoso di rivolgersi a qualcuno. Siccome il disco parla di rapporti umani in primis, mi sembrava perfetto.

Parlaci del tuo rapporto con Ensi, sia lavorativo che personale: quali sono le condizioni che vi hanno portato a collaborare?

Oltre ad avere un’amicizia che ci lega da più di un decennio, io e Jari siamo molto simili, sia per mentalità che come modo di pensare e vivere la musica, per cui è stato tutto molto naturale.

Una cosa chiara fin da subito ascoltando l’album è la presenza dei numerosi ritornelli cantati proprio da te ed in generale una maggiore propensione ad un sound più “melodico”. A cosa dobbiamo questo cambiamento?

In realtà credo di essere semplicemente più consapevole di ciò che per me è gusto musicale. Non è stata una cosa programmata, il sound più “melodico” è venuto da sé, di getto.

Parlaci della tua città, Palermo, di come l’hai vista cambiare in questi anni e quanto questo ambiente ha influenzato il tuo modo di fare musica.

Sicuramente dal punto di vista artistico Palermo è cambiata, sta migliorando rispetto a quando eravamo ragazzini. Ha notevolmente influenzato la mia musica, sia a livello di argomentazioni che di sound, senza non riuscirei a fare quello che faccio. Sono anche contento perché vedo che, nonostante il focus della discografia italiana rimanga al Nord, al Sud c’è una fucina di artisti che si sta facendo strada.

A parte Ensi, di cui abbiamo già parlato, parlaci degli altri featuring del disco tra cui spiccano Coez e Tormento.

Tormento per me è un padre artistico, se non esistesse lui io non sapreirappare in questo modo. Con Coez sono entrato subito in sintonia, ci siamo interfacciati più volte, siamo entrambi innamorati della musica e collaborare è stato estremamente spontaneo e non programmato.

Nel tuo album c’è anche Spika, rapper della nuova scuola palermitana, parlaci dei giovani rapper che stanno uscendo adesso nella tua città, secondo te ci sono nuovi talenti pronti a sfondare?

Assolutamente sì, in “Sangò” ci sono due giovani talenti con cui sono stato felice di collaborare, Spika e Foe. Sono cresciuti con il nostro sound, è stato naturare pensare a dei feat. con loro. Spika ha una scrittura molto adulta e matura, nonostante abbia solo 23 anni. Foe sta collaborando con altri nomi grossi della scena e sono sicuro che presto si sentirà parlare di lui ancora di più.

Volevo dedicare qualche minuto in particolare alla saga “Flow sui gradini”, con la quale sei tornato gradualmente sulla scena “preparando” i fan. Quanto pensi sia importante al momento creare hype attorno ad un progetto?

Con la saga “Flow sui gradini” mi sono riaffacciato sul mercato del rap italiano, è uscito un singolo al mese per 10 mesi, quasi ognuno di essi fosse un’anteprima del disco, che comunque era in evoluzione e stavamo realizzando nel mentre. Per me è stato molto importante anche per preparare al mio ritorno.

In generale cosa pensi della scena attuale? La stai vivendo da diversi anni, come hai visto la sua evoluzione in questi anni?

Credo che ci siano tantissimi talenti e che ci sia sicuramente più predisposizione all’urban come genere musicale. Secondo me però il meglio deve ancora venire, stiamo assistendo a un ritorno dell’epoca d’oro del rap, cosa che non accadeva dagli anni Novanta, ma sono sicuro che in futuro ci saranno altre cose belle.

Louis Dee
Foto di Andrea NOSE Barchi
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Andrea Bastia
Appassionato di cultura hip hop da ormai troppi anni e writer fallito, dopo qualche esperienza in proprio sul web approda definitivamente su Hano. Si occupa della rubrica dedicata agli artisti emergenti e a quella sui Graffiti.

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