Caro Federico, una domanda. Ma a te, di grazia, chi cazzo te lo fa fare di chiuderti in uno studio di registrazione a fare ancora finta di fare musica? 

Perché ti giuro ascoltando il tuo ultimo disco, nella disattesa speranza che mi potesse dare degli spunti divertenti, una sola domanda si erge tra i pensieri annebbiati per le troppe birre cinesi: Perché non è un disco brutto, non è un disco bello, non sono neppure sicuro sia un disco…Perché? Una manciata di featuring a cazzo di cane, i soliti quattro accordi in croce, le solite tematiche da Smemoranda. Perché?

Onestamente, dopo tutti i soldi presi a destra e sinistra tra sponsor, matrimonio, programmi televisivi, concerti, diritti d’autore ecc. pensavo ti fossi sistemato per la vita e che ora, complice la bellissima e impegnativa paternità, ti saresti astenuto dal frantumarci le palle con la tua musica. Invece no, eccoti ritornare davanti a un microfono per dimostrare ancora una volta a tutti i tuoi hater come si sbagliassero, che non sarai mai sazio della rima baciata ABAB e che i ritornelli con il vocoder sono l’unico vizio a cui non saprai mai rinunciare.

Certo, direte voi, considerato che il primo singolo era stato quel “Prima di ogni cosa” dedicato al povero Leone, non è che si potessero avere queste grandi aspettative. Una canzone talmente brutta da riuscire a far sembrare “Per te/ninna na ninna eh” di Jovanotti un qualcosa di rivoluzionario, da far rivalutare gli spaghetti con la maionese, le donne con le ballerine, le basette a punta e Bonucci al Milan. Leone, non so che dire, mi spiace. A miei nemici ho augurato le peggio cose, ma una canzone del genere non me la sento di augurarla neppure a quelli con la Smart. Neanche a quelli che lasciano le croste della pizza.

Alla fine comunque mi decido, mi siedo alla scrivania, apro Spotify e metto le cuffie. Non faccio in tempo a schiacciare play che noto un piccolo dettaglio: 18 tracce, ripeto, 18. Ma che cazzo è? Il Rock in Rio degli Iron Maiden? Il trono di Spade? L’extended cut del Signore degli anelli? Ma come si fa nel 2019 a pensare che la gente abbia il tempo per ascoltarsi un’ora e passa di musica? Si farebbe fatica ad accettarlo da uno bravo, da Fedez…

Lo stesso Ghali la scorsa settimana si è lasciato andare ad un tweet che ha lasciato poco spazio all’immaginazione: “che noia Airlines”. Tweet che ha riscosso il pronto plauso di sua ignoranza Guè Pequeno, a dimostrazione di come l’era del Pinocchio non sia mai del tutto finita.

Che dire Federico, mi hai preso alla sprovvista. Io che questa settimana avrei potuto dedicare il mio editoriale al nuovo disco di Franco, al singolo di Noyz, a Lino Banfi…ma niente, ero sicuro che il tuo disco mi avrebbe dato, ancora una volta, un sacco di spunti per prenderti affettuosamente in giro, come sempre, come si fa tra buoni amici. Mi sbagliavo. Avrei trovato più spunti in una replica dei Legnanesi su Italia Sette Gold.

Peccato.

Io che con le mie parole ho accompagnato i tuoi più grandi successi professionali e personali. Dall’inizio della relazione con la Ferragni, allo zaino con la pistola. Dalle sfilate con l’amico Marra a Guè Pequeno che ti manda a cagare, il compleanno al carrefour, lo scherzo delle Iene… una vita passata assieme.

Invece no, la noia.

Non sei più quello di “Dev’essere frustrante…”

Diego Carluccio
Diego Carluccio nasce, in tutta la sua presunzione, il 26 ottobre del 1990. Ora di pranzo. Essendo la modestia il marchio di fabbrica della casa, pare abbia dato suggerimenti e consigli su come affrontare il parto allo stesso medico primario. Volendo affossare l’insopportabile luogo comune secondo il quale “dai licei esce la futura classe dirigente”, si iscrive al liceo classico e, sebbene provi a farsi espellere e/o bocciare ripetutamente, consegue l’impareggiabile successo di diplomarsi in 5 anni con un sensazionale 60/100. Da segnalarsi la tesina di laurea: un mix di Ramstein, Marilyn Manson e Neonazismo. Iscrittosi per sbaglio alla facoltà di legge alla statale di Milano, rimane ripetutamente intrappolato all’interno di quel subdolo e tentatore tragitto che connette la fermata “Missori” e l’aula di Diritto Privato. Ritiratosi dai corsi a metà anno, dedica il resto della stagione 2009-2010 al fancazzismo professionistico. Desideroso di ottenere una laurea però, scegli la carriera universitaria che ha il maggior numero di punti di contatto con la disoccupazione perenne: nel 2011 si iscrive al Dams. Laureatosi con il voto di 99/110, in onore dei kg e del numero di maglia dell’idolo di infanzia Antonio Cassano, conclude la propria esperienza universitaria con un tesi dedicata a “Fabri Fibra” e al rap italiano. Prima tesina nazionale a contenere un numero di parolacce superiore a quello dei segni di punteggiatura. Come ogni buon “critico” giornalista che si rispetti, non manca, tra le esperienze del giovane Carluccio, un fallimento artistico. Firma nel 2015 un contratto discografico con una label minore sotto lo pseudonimo di D-EGO MANIA. Il disco “Non è un paese per rapper” riesce nell’ardua impresa di vendere meno copie dell’esordio discografico dei Gazosa. Ora vive a Londra, frequenta un Master in Digital Journalism e lavora nell’organizzazione eventi per uno degli hotel più lussuosi della capitale britannica, ma non preoccupatevi: la sua vera passione è dirvi quanto fate schifo. ALTRE COLLABORAZIONI: Rolling Stone, Noisey, Il Milanese Imbruttito