Il panorama che si vede dal decimo piano della torre che ospita gli uffici della Warner a Milano è la degna ambientazione per incontrare uno dei nomi più attesi di questo nostro 2019 del Rap. Ensi, all’anagrafe Jari Vella, si presenta col suo nome di battesimo e non nasconde l’eccitazione del momento in queste giornate comunque piene di lavoro, di promo, di sbattimenti e di stanchezza. Ma il nuovo disco, il quinto (o forse il sesto, ne parliamo dopo…), segna un traguardo importante per questo ragazzo, ormai uomo, che ha solo 33 anni, ma sembra che ci sia da sempre. Anche perché c’è da sempre. Avendo iniziato piccolissimo a farsi notare nelle gare di freestyle che, negli anni, l’hanno poi consacrato King indiscusso. E normalmente i Re stanno in alto e guardano quello che succede, quindi con la complicità di Luca Pinotti, il nostro fotografo eccitato all’idea di avere a disposizione questi contorni, decidiamo di snobbare la sontuosa scrivania presidenziale presente in questa bellissima sala riunioni e decidiamo di sederci sul parapetto, vicino la finestra, per goderci la vista su Milano. Schiaccio rec.

Appena ho avuto il disco per le mani l’occhio mi è caduto subito sui featuring. Ho pensato “numero adeguato e non i soliti nomi, diciamo, un po’ piacioni…”

Infatti quando ho pubblicato la tracklist subito “Ma cazzo i featuring…”, ma io sono un artista mica faccio un album di figurine. Io mi porto dietro chi ha un’idea simile alla mia, poi c’è da dire che con molti dei nomi più in vista ci ho già collaborato per cui non mi mancava certo togliermi lo sfizio. Ho scelto Attila e Agent Sasco perchè rappresentano quell’immaginario e quella deriva più dancehall che a me piace e poi se parliamo di Rap io ho preso il più forte di tutti: Johnny Marsiglia.

Poi, lasciami dire, visto che Clash è un album di presa di posizione io ho bisogno di contare i miei. Dove sono i miei? Sono tanti lo so, ma contiamoli.

La seconda cosa che ho pensato leggendo il titolo è stata: Clash come il nome di un tipo di piatto della batteria (che poi in realtà si chiama Crash come mi fa subito notare Ensi….n.d.r.) e quindi tutto molto beat, Hip Hop, classico, oppure Clash come il gruppo punk rock anni 70/80, quelli di Should I stay or should I go, London calling, Rock the casbah e quindi mi son detto: mi devo aspettare un disco pieno di sperimentazioni magari?

Invece ho fatto una cosa super classica. Occhio che con classico non intendo Old School, ma è un disco Rap, attuale, ma Rap. I Clash, no, non c’entrano nulla! Al massimo più vicino al SoundClash giamaicano… Tra l’altro in realtà Clash è un gergo molto più Rap che dancehall in realtà: in Francia ti dicono Do you wanna clash?, vuoi lo scontro, mi vuoi sfidare? A me piaceva l’idea di scontro. Nel Rap, nell’immaginario, nella vita.

Ricordo di aver sentito una tua intervista qualche anno fa, forse proprio in macchina col nostro Carlito (presente in sala a disturbare come al solito….) in cui dicevi una cosa tipo “Con questa roba ci faccio i soldi, ma non la svendo”…

Era una barra di “Rispetto di tutti, paura di nessuno” (letteralmente “ci faccio i soldi ma sta merda non l’ho sputtanata, n.d.r.). Clash comunque ne è la conferma no?

Sì, ma la mia domanda è: essendo che oggi è tutto un bel po’ sputtanato, secondo te, se anche facessi un pezzo con un nome assurdo strizzando l’occhio al commerciale, la gente lo noterebbe? O passerebbe in cavalleria perché tanto ormai nulla stupisce più?

Pensare che la risposta sia solo No è sbagliato, perchè c’è una fetta di gente a cui mi rivolgo che comincia ad avere una certa età, è cresciuta coi nostri dischi e ha raggiunto consapevolezza. Per cui se mi vedesse fare una roba con un nome del POP potrebbe dirmi “ti sei sputtanato”, però alla fine io non mi faccio mai impressionare dai nomi, l’ho visto in America Justin Bieber feat. Nas e, quindi, adesso dov’è il tuo Dio? Il mio Dio è la qualità della roba. Se mi vedi fare un pezzo con un nome che non diresti, devi preoccuparti che il pezzo sia bello.

Sei arrivato al quinto disco ufficiale (sesto se contiamo Freestyle Roulette), è un bel traguardo direi. Pochi artisti possono dire di aver fatto 5 dischi. Anche se pensiamo a gruppi storici degli anni ’90, fino ad oggi. Che sensazione provi?

Sono orgoglioso. Mi sento Young Veteran come dico sempre… anche perchè le prime cose che ho fatto ero davvero un bambino. Anche quando sento dire Old School, mi fa un po’ effetto, ma sono contento. Arrivo da anni davvero non sospetti… ce la siamo ritagliata e presa con la forza…

Senti, ho sentito il disco e mi sono segnato delle rime. Le commentiamo insieme ti va?

Vai, sentiamo!

In “Deng Deng” dici: Se fai il rap in playback, non è rap. E poi in “Mutombo” ricarichi: chi ti ha visto live dice “don’t believe the hype”.

Raga, non è che bisogna nascondersi… questi ragazzi più giovani si fanno la gavetta davanti a mille biglietti pagati… è già tutto diverso. Io la gavetta l’ho fatta nel retro di un pub davanti a 10 miei amici ubriachi… capisci che è tutto, davvero, diverso. Ma il discorso è proprio sul Rap. Se fai il Rap e lo fai in playback, frate… sta cosa di tenere i pezzi sotto quando suoni live mi allontana molto. Non è il Rap che piace a me, io voglio vedere i rapper che si sbranano sul mic. Poi va beh, citando i Public Enemy con “don’t believe the hype” voglio anche dire che quasi la pubblicità fa più che la realtà delle cose. Come facessi un monito per i ragazzi, come dicessi loro “occhio…”

Mi hai bruciato una domanda perché volevo proprio citarti “Autogrill freestyle” dove dici: Vendevo i dischi dal bagagliaio so come gira la giostra. Come è cambiata la gavetta?

Cambiata la gavetta, l’approccio, tutto. Anche stamparsi un disco per noi ci son voluti anni, questi ragazzi se fanno una traccia con 100K views gli bussano alla porta… chiaro che da una parte è una figata e vuol dire che il mercato è florido, però dall’altra parte bisogna essere rispettosi della propria arte. Bisogna pensarci prima di buttarsi, bisogna essere più pronti. A maggior ragione oggi che la tua gavetta dura un attimo ed ha subito visibilità massima.

In “Rapper” dici: Questo suono sta tornando? No è qui da sempre“. La domanda è: questo suono sta tornando veramente?

No, è qui da sempre (ride).

Ensi racconta Clash e lo stato del Rap, in tutta la sua consapevolezza (Foto di Luca Pinotti)
Ensi racconta Clash e lo stato del Rap, in tutta la sua consapevolezza (Foto di Luca Pinotti)

E quello che c’è oggi sparirà?

No, si modificherà. Ora ti sparo un parallelo fluviale che ho in testa da qualche giorno: per me il Rap è un fiume, gli altri sono affluenti. Finito. Per un giorno portano energia poi si vedrà. Pensa qualche anno fa: c’era l’EDM, prima la Dubstep, e tutti volevano fare quelle robe lì. Ma la cosa immortale è il Rap. C’è un po’ la voglia di tornare all’acqua.

La longevità è l’unica dote, il tempo dirà.

In “Ivory freestyle” dici: Tu ce l’hai con chi fa i soldi, io ce l’ho ancora coi sucker.

Voglio riportare questo termine alla ribalta!

Ma chi sono i Sucker oggi?

Fa ridere lo so, l’ho fatto apposta. Adesso sembra che sei fai successo fai schifo. Ma io non ce l’ho con chi fa successo, ma con chi fa schifo. Io ce l’ho coi fake. Quelli che scrivono cose che non vivono, che rappano di cose che non conoscono, quelli che si prendono meriti che non hanno, quelli che hanno un immaginario completamente diverso dalla loro vita. Quelli sono i fake. Ce l’ho con loro.

Carlito interviene: “Un sucker resta un sucker…”

Ensi: “Un sucker resta un sucker, per sempre” cit.

La prossima è un po’ più conscious… In “Tema turbo diesel” dici: Qua non c’è il rewind, c’è solo il tasto play. Questa me la son segnata perché rappresenta molto il mio status oggi e quindi mi ci sono affezionato, ma cosa vuol dire per te?

Non credo ci sia molto da spiegare. Bisogna sempre andare avanti, un po’ per non crogiolarsi sui successi del passato perchè vivere nel passato è sbagliato per chiunque, secondo me. E dall’altra parte perchè molti dei temi affrontati li avevo già affrontati negli anni, ma diventando grande le esperienze assumono dei tratti differenti. Per ricordarmi poi che l’importante è chi sei tu.

Mia mamma mi diceva “Goditi il panorama, ma non dimenticare chi sei”.

Chiudiamo dall’inizio. In “Clash freestyle” dici: Ma ancora non ho quello che merito ed è palese.

È una provocazione. Arrivo a quella rima elencando quello che ho…

Grazie a ‘sto flow che arrivo largo pure ‘sto mese / Dieci anni o boh, ecco da quanto tempo succede / Tre, quattro show, poi nei day off non badiamo a spese…

Non è che mi lamento, dico però che non ho quello che mi merito. Ma è anche l’ambizione che parla. Arrivare a 33 anni con tutti i dischi che ho fatto, il percorso che ho fatto, il successo che ho avuto… che non è poco. Ma voglio di più. Se togli l’ambizione all’arte gli levi gran parte della sua forza. E io ho ancora le forze per provare a prendermi tutto.

Ensi risponde all domande del Prof, con Milano sullo sfondo
Ensi risponde alle domande del Prof, con Milano sullo sfondo (Foto di Luca Pinotti)
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