Rap ItalianoIntervisteIntervista a Picciotto: "aver il privilegio di qualcuno che...

Intervista a Picciotto: “aver il privilegio di qualcuno che ti ascolta veramente è prezioso”

-

Christian Paterniti aka Picciotto è un rapper, educatore, editore e promoter palermitano che negli anni ha portato avanti la sua attività musicale su diversi fronti.
Infatti oltre al suo percorso di rapper si è occupato di promuovere il movimento hip hop attraverso laboratori e progetti all’interno delle scuole e in diversi quartieri popolari di Palermo.
E’ anche il fondatore dell’etichetta “Lo Stato Dell’Arte” attraverso la quale ha formato un roster di giovani artisti di cui si occupa. Tutto questo parallelamente alla lavorazione del suo nuovo album che probabilmente vedrà la luce nel corso del 2022.

Picciotto
Foto di Francesco Faraci

Ciao Picciotto ultimamente stai pubblicando i tuoi nuovi singoli 2 alla volta, una scelta originale, come mai?

Ciao, la scelta delle “doppiette” , anche se distante dalle solite logiche del mercato musicale, è riuscita ad appagare entrambe le anime che hanno scalciato in me durante il periodo pandemico e che sono venute fuori sotto forma di canzoni all’interno di un macro telaio di incontri/scontri che sarà il mio prossimo disco. Entrambe le coppie di canzoni finora uscite hanno un filo conduttore che mi riguarda personalmente in maniera speculare e mostra il mio lato più scuro e quello più luminoso, volto ad una speranza da costruire quotidianamente.

Parlaci degli ultimi: “Bimbi” e “Miracoli”, due brani con significati molto profondi e che fanno riflettere…

In questo caso provo a fare luce su due diritti basilari, quello all’infanzia (“Bimbi”) e all’adolescenza (“Miracoli”) che vengono spesso negati in base al posto in cui nasci. Mi ha ispirato il titolo di un libro scritto dalla mia compagna, “La fortuna è una coordinata geografica”. Credo che spesso nascere e crescere in certi contesti sia un mix di zavorre e virtù, non è facile essere “leggeri” e fare emergere la bellezza sommersa che si riscontra in quei quartieri “dove non arrivano i miracoli”. E per miracoli intendo il rispetto di quelli che dovrebbero essere diritti di tutti e tutte e che spesso invece vengono scambiati per “favori” da chiedere a qualcuno.

Da sempre nella tua musica parli della tua città: Palermo. Parlaci di come è stato crescere (artisticamente e non) in una città come Palermo con tutte le sue gioie e i suoi dolori…

Con Palermo ho fatto pace da qualche anno. Ne sono irrimediabilmente innamorato da sempre. L’ho odiata per la mentalità di buona parte dei suoi abitanti, per le tante mancanze di opportunità. Basti pensare che siamo la quinta città più grande d’Italia e non abbiamo un luogo in cui ospitare 1000 persone al chiuso per un concerto. Però è fonte di quotidiani stimoli, e le sue contraddizioni mi affascinano e sono il mio motore compositivo. Da qualche tempo penso che invece di lamentarsi bisogna saper imparare a costruire. Creare un precedente virtuoso che possa evitare la migrazione dei talenti. E’ per questo che da qualche mese ho fondato LO STATO DELL’ARTE, una label di produzione e formazione musicale che, con un metodo nuovo, prova a costruire un immaginario concreto per i giovani artisti che fanno parte del roster. Affinchè la scena palermitana, a prescindere dal genere musicale proposto, possa dire la sua in pianta stabile sul mercato discografico.

Molte volte nelle tue canzoni hai affrontato temi “difficili” e spinosi. Pensi che possa aiutare parlare di questi problemi nelle tue canzoni? Qual’è stato il riscontro avuto da pubblico in merito a queste difficili argomentazioni?

Sono temi difficili, magari non alla portata del mainstream che si ascolta oggi, ma sono la mia cifra stilistica. Non ho mai scisso ciò che canto da ciò che sono, e forse è il mio più grande difetto. O forse no. La musica mi serve a raccontarmi, a raccontare le storie che mi attraversano e la uso come mezzo di analisi introspettiva e collettiva. Ho sempre cercato di mettere un sano contenuto a prescindere da quanto possa essere figo il contenitore. Nel rap ci sono un sacco di messaggi forti, alcune sono provocazioni da ostentare, altre sono mere forzatura che suonano fake, altri sono spunti di riflessione. La musica può intrattenere , ma può anche esser capace di farti fare delle domande, di offrire spunti di riflessione su dinamiche apparentemente distanti dal pubblico ma che magari accadono proprio sotto casa tua. E’ raggiungere il famoso “balla e pensa”che mi ha sempre stimolato e affascinato. Oggi ho una credibilità, in strada, sul palco e da insegnante di didattica non formale nelle scuole di tanti quartieri “a rischio”. Il mio pubblico lo sa e mi rispetta, noto che si sta allargando, ed ho sempre avuto un riscontro sincero e costruttivo con chi mi segue.

Siccome sei anche un educatore parlaci del tuo rapporto con i giovani e di cosa fai per aiutarli, capirli e sostenerli durante la loro crescita…

Credo sia fondamentale tenere ben saldi gli anelli delle catene generazionali. I ventenni di oggi sono ben diversi dai miei vent’anni. C’è un surplus di offerta e un netto calo di curiosità. Hai tutto a portata di clic ma si abbassano attenzione e capacità di ascolto. Personalmente provo ad avvicinarmi più possibile a chi è più giovane perchè io stesso da “picciottello” ho imparato tanto dai più “grandi”. Credo che lo scambio di esperienze sia alla base di una socialità sana a prescindere dalle età. Li ascolto molto, e mi obbligo ad ascoltare anche tanta musica che non mi rappresenta ma cercando di capire insieme cosa risuona nell’identià di questa generazione. Siamo noi a doverci avvicinare se vogliamo un dialogo, siamo noi che dobbiamo inventarci nuovi modi per comunicare al meglio come stiamo. Perchè c’è un fottuto bisogno di farsi ascoltare e se non lo si sviscera rischia di implodere e omologare ogni emozione provata. Alcuni valori,alcune passioni, non possono essere sminuite in base all’hype momentaneo o alle mode passeggere.La musica è un lavoro, un lavoro che funziona presuppone un metodo, e il metodo vincente secondo me nasce dall’incontro e si traccia insieme, imparando spesso da differenze che rendono complementare l’unione di soggetti.

Parlaci del format Palermo Suona e del Beat Full Festival. Cosa sono queste due iniziative, quando si svolgono e chi ne fa parte?

Il Beat Full è il festival che ho fondato insieme a Francesco Bonaccorso e “Filippone” Raccuglia esattamente dieci anni fa. Progettavamo seduti su un divano l’idea di un festival che potesse abbracciare la qualità della proposta e la trasversalità del pubblico fruitore. Siamo cresciuti tanto in questi dieci anni e siamo l’unico festival musicale di un certo impatto nella nostra città. Sin da quando avevo vent’anni, oltre a salirci sui palchi, ho assaporato il fascino del “dietro le quinte”, tutto ciò che sta dietro l’organizzazione di un evento mi ha fatto capire quanto difficile e al contempo magico è il nostro mondo. Avere il privilegio di suonare tanto in giro mi ha fatto accumulare tanti contatti e rispetto artistico, e i palchi condivisi coi top player della nostra nazione mi hanno sempre spinto a invitarli poi nella mia città. Devo dire che chiunque venga a suonare a Palermo ne rimane estasiato. Sono passati centinaia di artisti dalla nostra line up, alternando sempre nomi affermati e giovani emergenti. Non ci siamo fermati neppure durante il 2020 seppur con un’edizione ridotta. E’ proprio durante la pandemia che nasce “Palermo Suona”, una pagina ideata da Enrico Cantaro che puntava ad amplificare i vari eventi cittadini trasformata poi in un format ideato insieme durante il famoso marzo 2020. Una serie di contest in diretta IG hanno visto la partecipazione di centinaia di iscritti che trasformavano la propria cameretta in un palco e, restando forzatamente a casa, ne ho approfittato per ascoltare i mille provini che arrivavano. Alcuni di questi erano davvero forti, li abbiamo testati sul palco del Beat Full per “la prova del nove” che è sempre il palco per ogni musicista. Ho riscontrato una nuova linfa di talenti che in città non avevo mai notato, in aggiunta alla voglia di fare veramente rete. Così ho deciso di puntare su alcuni di loro mettendoli sotto contratto con LSDA e godendo dell’onere/onore della loro fiducia. Oggi oltre al mio percorso artistico comincio a sperimentare il tracciamento di altri percorsi contigui e complementari e questo mi da forza. Sono un visionario e suonare mi piace tanto quanto organizzare, tanto mi stresso uguale.

Qual’è il messaggio principale che vorresti arrivasse ai tuoi ascoltatori, quello che vuoi trasmettere con la tua musica?

Essere davvero protagonisti della propria vita. Non voltarsi mai davanti alle ingiustizie. Puntare ad essere da esempio per se stessi e per chi ascolta. Con tutte le contraddizioni del caso. La musica è il linguaggio universale per eccellenza e oggi poter aver il privilegio di qualcuno che ti ascolta veramente è prezioso. A prescindere se siano 10 o dieci milioni di persone. E poi i live raga, un musicista vuole e deve stare sui palchi, è lì che l’emozione diventa estasi.

Ultima domanda: puoi farci qualche anticipazione sul tuo nuovo progetto?

Non so ancora quando uscirà l’album, dipenderà da una serie di importanti step che affronterò nei prossimi mesi con la label che ho creato e col mio management. Sicuramente a giugno uscirà un altro singolo in compagnia di un feat. con videoclip annesso. L’album si articolerà su 4 capitoli da 4 tracce ciascuno e ci saranno una decina di ospiti tra emergenti e artisti che sono miei riferimenti nazionali da sempre. Le canzoni sono più o meno scritte, in questa fase insieme a Gheesa ci stiamo concentrando sul suono globale del progetto.

Avatar
Andrea Bastia
Appassionato di cultura hip hop da ormai troppi anni e writer fallito, dopo qualche esperienza in proprio sul web approda definitivamente su Hano. Si occupa della rubrica dedicata agli artisti emergenti e a quella sui Graffiti.

Le ultime

Ranzy presenta il pezzo “Diamante” contro la violenza sulle donne

In concomitanza con la giornata contro la violenza sulle donne che si celebra oggi 25 novembre, vi presentiamo il...

La nuova posse track “calcistica” di Nema e Max Fogli: Copa Mundial

Nema e Max Fogli l'hanno rifatto ancora... dopo 4-4-2 pubblicata nel 2019, ecco un altra posse track dedicata al...

Intervista a Oyoshe: la collaborazione con Rome Streetz e l’amore incondizionato per l’Hip Hop

Abbiamo incontrato il rapper (e producer) napoletano Oyoshe che sta lavorando ad un nuovo album solista ed è reduce...

Inoki racconta la storia dell’hip hop italiano a Real Talk

Il format Real Talk lo conosciamo tutti, è una figata ed è diventato un punto fermo per tutti gli...

Interviste

Questo, potrebbeInteressarti!
Selezionati per te!

buy windows 11 pro test ediyorum