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Intervista a L’Elfo che ci parla della sperimentazione in “Milord”, il suo ultimo ep

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Oggi è un giorno importante per il rapper catanese L’Elfo, infatti esce finalmente l’ep Milord, fomato da sette video-episodi l’ultimo dei quali, “Social“, viene pubblicato proprio oggi.

Come ci dirà lui stesso nell’intervista, questo progetto rappresenta un occasione di sperimentazione per L’Elfo che si discosta un pò dalle hit che l’hanno reso celebre nella sua terra, una su tutte “Sangue Catanese”.

Ma per capire bene lo spirito del progetto diamo spazio alle sue parole.

Ciao, perchè hai deciso di pubblicare i pezzi uno per volta invece di far uscire l’ep tutto insieme?

Mi sono immaginato questo progetto un pò come se fosse una serie di Netflix, soprattutto perchè si tratta di un ep, quindi un lavoro con pochi pezzi (7). Ogni pezzo è come se fosse un episodio, in ogni video c’è l’incontro con una ragazza diversa. E visto che questo progetto è abbastanza sperimentale ho pensato che poteva essere interessante farlo uscire così.

I pezzi quindi sono legati tra loro…

I pezzi hanno un filo conduttore che è il rapporto con una donna diversa e la mia difficoltà ad affrontare questo rapporto. In ogni pezzo esce una mia personalità diversa con cui affronto il rapporto e anche il mood è diverso in ogni canzone, magari c’è quella dove sono più speranzoso, quella dove sono un pò più depresso, quella dove penso solo a sc**are!
Anche musicalmente il progetto è super sperimentale, ho affidato le basi a due giovani talenti siciliani, loro vengono da Gela e sono Angio ed Erre, due producer molto validi. Mi rendo conto che alcuni fan più accaniti potrebbero storcere il naso perchè sono abituati ad un “altro” Elfo, ma sono sicuro che i più affezionati capiranno che io sono anche questo. Questa è la prima volta che dedico un progetto intero al mio lato più umano.

In un altra intervista ho sentito che ti dichiari un pò “infastidito” dal rap attuale, puoi spiegarci questo tuo punto di vista?

Guarda… io mi considero un “giovane veterano” in quanto nonostante quel poco di fama che posso vantare è arrivata dal 2017 in poi, ho iniziato molto presto con le gare di freestyle. In quegli anni, soprattutto in una realtà come quella di Catania eravamo visti davvero come alieni e quello che ci siamo guadagnati ce lo siamo sudato. Oggi i ragazzi hanno la tavola già apparecchiata, ed è grazie ai nostri sforzi se la situazione è questa. L’idea del rap che si fanno oggi è totalmente diversa da quella di prima, adesso lo stereotipo è del tipo che sventola i soldi mentre prima eravamo dei “vagabondi”. Adesso il rapper “is the new calciatore” (risata generale!) prima il sogno di tutti noi ragazzini era di fare il calciatore, adesso vogliono fare i rapper per diventare ricchi. Non ti nego che un pò mi fa antipatia questa cosa, ma detto questo capisco anche che i tempi sono cambiati e bisogna accettarlo.

L'Elfo

Pensi che ti abbia penalizzato nascere e crescere a Catania piuttosto che so… a Milano?

Certo… è palesemente così. Sfiderei chiunque dei rapper italiani che hanno avuto successo a rinascere a Catania e fare lo stesso percorso… Qua in Sicilia purtroppo musicalmente siamo indietro, la musica popolare è quella neo-melodica, è quella che sentivo dai finestrini delle macchine quando ero ragazzino. Catania era indietro anni luce perfino ad un altra realtà sempre del sud, come Napoli. Quando io ho iniziato a fare i primi numeri (e ci tengo a precisare, numeri veri non visualizzazioni comprate) è proprio perchè ho fatto i primi pezzi in dialetto e ho portato una cosa assolutamente nuova, ho avuto un pò lo stesso impatto che hanno avuto i Co’Sang a Napoli. Ho trovato una chiave per parlare alla mia gente in modo molto più forte, e questa cosa ha funzionato. Sono stato anche il primo rapper di Catania ad avere un contratto con Universal e ti assicuro che per la realtà che vivo qui, posso dire di aver fatto davvero dei miracoli.

Hai mai pensato di trasferirti al nord?

Si… ci ho pensato. Sono stato anche un pò bombardato da parenti e amici, soprattutto quando c’è stato il boom, il momento di Moreno ad “Amici”, per capirci.
“Perchè non fai come Moreno???” mi dicevano durante i pranzi di famiglia!
Io facevo fatica a fargli capire che per me il rap era una cosa viscerale, più importante che partecipare ad un talent. Comunque si, ci ho pensato ma ho sempre guardato al rap non come un lavoro ma come uno sfogo, una passione. Fare musica è questo anche oggi per me, anche se sono un artista e ho il mio pubblico che mi apprezza. Certo mi piacerebbe fare soldi con la musica, ma non è il mio scopo principale. Anche per questo sono sempre rimasto qua a Catania. Quando mi sveglio e sento parlare l’accento catanese io sono mi sento a casa.

E come vedi la “nuova” scena in Sicilia?

Ci sono sicuramente ragazzi che meritano e oggi se ci sai fare ci sono mezzi che ti portano molto più velocemente ad avere visibilità. L’unica cosa strana è che spesso vedo numeri troppo “ambigui”, mi spiace tornare ancora sull’argomento ma io mi ricordo ad esempio che nei miei video vedevo le views crescere regolarmente. Adesso vedo cose strane tipo commenti e views gonfiate di bot indiani… (ridiamo).
Tornando alla tua domanda ragazzi che spaccano ce ne sono e non ti nego che hanno preso spunto da me, dato che hanno visto una formula che ha funzionato ovvero quella di parlare di strada, in dialetto ecc… l’hanno un pò duplicata.
La cosa allo stesso tempo mi inorgogliosisce e un pò mi fa incazzare… perchè è palese che hai preso qualcosa da me per essere quello che sei oggi, quindi non ti dico che mi devi fare un cartellone pubblicitario con scritto “GRAZIE” ma neanche fare finta che tu abbia creato qualcosa di nuovo, perchè è chiaro che non è così. Io l’ho creato.

Allacciandomi al tuo discorso, una cosa che personalmente ho notato è che pare non esista più la “gavetta”, quella che tu hai fatto…

Dicendo questo non vorrei che qualcuno travisasse le mie parole, io stimo tantissimo i “big” della musica rap di oggi, sono cresciuto con Guè ed altri…
Però a volte ci rimango male perchè prima, come dici giustamente tu, ti dovevi rompere il culo per stare vicino ad un nome come quello. Adesso sono i big stessi che vedendo che c’è la “novità” che fa grandi numeri di streaming e siccome oltre ad essere grandi artisti sono anche nel mondo dello show-biz, prendono il ragazzino nel loro disco, anche se dentro di loro lo sanno che sono fake, che sono delle meteore.
E la cosa che non capisco è perchè parlare male nelle interviste della trap, dei ragazzini senza knowledge ecc… per poi invitare questi stessi ragazzini sui propri dischi?? Trovo che questa cosa non abbia senso…
Detto questo, ripeto, amo la musica rap di oggi anche se in certi meccanismi non riesco proprio a riconoscermi.

Milord

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Andrea Bastia
Appassionato di cultura hip hop da ormai troppi anni e writer fallito, dopo qualche esperienza in proprio sul web approda definitivamente su Hano. Si occupa della rubrica dedicata agli artisti emergenti e a quella sui Graffiti.

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