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Intervista a Dj Kamo: la storia hip hop di Genova merita di essere raccontata

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Oggi esce il nuovo lavoro di Dj Kamo dal titolo “One more shot“, naturale seguito degli “shots” ovvero una serie di 10 pezzi che Kamo ha prodotto e pubblicato durante il periodo di pandemia, culminati con la posse track “Ge Unit”.
One more shot” è un ep di 6 pezzi in cui Dj Kamo ha coinvolto amici e artisti che hanno contribuito ad un progetto che gli amanti del rap e dell’hip hop apprezzeranno sicuramente.
Ecco l’intervista che abbiamo realizzato per saperne di più.

Ciao, parlaci innanzitutto di come hai vissuto il periodo di pandemia e di come sei riuscito a trasformarlo in un periodo “produttivo”…

 
Ciao Andrea, intanto grazie dello spazio e di questa intervista, guarda senza nulla togliere alla tragicità della faccenda per tutto quello che riguarda l’emergenza sanitaria che abbiamo vissuto e la preoccupazione verso parenti e amici in Italia, non è stato professionalmente un periodo facile.
Il “bisogno” di esprimersi mi ha portato, dopo un comprensibile scossone iniziale a “buttarmi” sulla radio e sulla produzione, abbiamo fatto molte dirette e programmi e ho cominciato una serie di video sulla mia pagina Instagram chiamati “Beat&Scratches” .
Dallo studio in cui lavoravo, chiuso per le restrizioni, ho potuto portare a casa una Maschine con la quale ho prodotto molti Beats, a pensarci la quasi totalità degli Shots e delle collaborazioni che sono uscite di recente.
Da li ho cominciato a scrivere ad amici e contatti e a passargli le produzioni, l’idea degli Shots è venuta in uno dei messaggi vocali chilometrici che io ed Albe Ok ci inviamo quasi quotidianamente.
 

In “One more shot” hai riunito artisti provenienti dalla tua città, Genova ma non solo… parlaci di come sono nate le collaborazioni.

 
Come per I 10 Shots sono nati in maniera del tutto naturale e senza troppi calcoli, non sono andato a cercare a tutti i costi il “campione di streaming” per farmi svoltare ma ho voluto amici che fossero realmente interessati alla mia musica e capissero bene il viaggio che avevo in testa.
Mi piace lavorare con gente come Zampa, Capstan, Johnny Roy, Albe che sono della mia leva e con cui condivido molte cose su come si intende questa roba del rap, ma anche con giovani come Gorka, Armani, Zazza o tutti i ragazzi che hanno collaborato in GE Unit, se sei serio e ci prendiamo bene è andata, non importa l’età, il genere o il numero di stream.
Alcune collaborazioni sono nate poi davvero per caso come per “So Good” con Ryan Cali, ho trovato la sua roba su una sponsorizzata su IG, l’ho contattato, ci siamo trovati bene e, come quasi sempre con gli artisti USA, abbiamo chiuso il pezzo in pochissimo tempo.
Il brano che mi ha richiesto piu tempo è la title track, non tanto per KT e Raphael che sono due professionisti eccezionali e hanno registrato a tempo zero ma perché volevo che il beat suonasse proprio in questo modo, con i richiami alle dancehall, alle piste Hip Hop dei primi 2000 e con la tromba di Robi che, come sempre, ha cambiato il volto del pezzo.
 

Quando si parla di rap si nominano sempre città come Milano o Roma, pensi che ci sia una “tradizione” del rap partita anche da Genova?

 
Assolutamente, a Genova la gente rappa dagli anni ’80. Io ho imparato a fare rap nel 1997 ai Giardini Gilberto Govi in Corso Italia e li tutti i pomeriggi trovavi cerchi di freestyle infiniti.  Il fatto che se ne parli tanto soltanto ora è dovuto, fortunatamente, alla maggiore esposizione di molti artisti e ad una presa di coscienza collettiva che fa si che chi inizi a fare rap a Genova abbia già chiara la strada che deve percorrere. Cosa che noi purtroppo non abbiamo avuto.
Colgo l’occasione per mandare un saluto ed un abbraccio a tutti i rappers, dancers, djs, writers di GE di tutte le zone e di tutte le formazioni, non vengono nominati spesso tutti e spesso si rischia di perdere pezzi importanti della nostra storia ma ti garantisco che è bella potente e merita di essere raccontata.

Con quale artista/i della scena rap italiana ti piacerebbe lavorare, e perchè?

Sono tanti e negli anni sono fortunatamente riuscito a realizzare qualche piccolo sogno nel cassetto ma la cosa certa che so è le prossime collaborazione le voglio fare in studio.
Basta inviare Beats nei DM o su whatsapp, voglio fartelo sentire in studio con le casse belle alte. Guarda a me il documentario di Kanye mi ha flashato, come lui si prendeva bene a fare sentire alla gente la sua roba, come li coinvolgeva nei sui progetti. SI erano altri tempi, vero, ma dopo 2 anni i lavori in remoto sento davvero il bisogno di chiudere tracce “in presenza”.
Se devo farti un nome pero’ Andrea, guarda,  dico Davide Shorty, è un artista davvero completo ed il suo ultimo disco mi ha davvero colpito.

Visto che nei “credit” ho letto che il tuo logo è stato realizzato da Blef e quello di “One more shot” da Luca Barcellona, volevo chiederti qual’è il tuo rapporto con il mondo del writing e con i writer (di Genova e non solo…)

 
Rispetto tantissimo i writers, da sempre, è una delle discipline meno “in vista” anzi la notorietà e proprio l’antitesi della faccenda ed è quello che mi ha sempre affascinato. C’è un sacco di poesia nello “spaccare” al buio, senza che nessuno veda la tua faccia, ma il tuo nome viaggia per l’Italia, sotto gli occhi di tutti.
Il fatto poi che due King con la K maiuscola mi abbiano dato fiducia, come Blef che tra laltro mi ha onorato anche di un pezzo nel video di “Non Mi Cambiano” (vedi sopra) e Bean per il logo di “One More Shot” è un onore davvero grande per me, che guardavo i loro nomi disegnati quando ero ragazzino.
Prima che tu me lo chieda, si, ho provato, ero negato, ho smesso subito per il bene della disciplina ma il mio nome viene da li, dalla scelta delle lettere che sapevo disegnare “meno peggio”.
Logo One more shot by Luca Barcellona
Logo One more shot by Luca Barcellona

Parliamo di rap e di hip hop: pensi che l’esplosione della musica rap abbia in qualche modo aiutato la diffusione della cultura hip hop o sia solo un’ondata di moda fine a se stessa?

Bella domanda, guarda, sinceramente perso che le mode abbiano sempre aiutato le culture e le subculture specialmente. Il fatto che si accenda il riflettore su un genere musicale e molti inizino ad ascoltarlo è un bene per il genere e per chi lo fa, perché avrà piu mezzi per farlo meglio (almeno in un mondo ideale).
Poi non si sa mai, magari uno che scopre il rap con Sfera o Paky magari si appassiona e va ad ascoltarsi altro e poi scopre altro e via cosi, magari uno su un milione ma a quello hai cambiato la vita.
Ora il rap è entrato di prepotenza nella vita culturale italiana, sta a chi è dentro mantenerlo a livelli professionalmente alti sapendo che si hanno molti piu occhi addosso che prima e a chi ascolta, pretendendo qualità, concetti e serietà.

Ora che sei tornato a produrre pezzi, hai altri progetti per il futuro prossimo in merito?

 
Ho fatto molte collaborazioni in questi mesi, sia come produzione che come scratches, aspetto escano quelli e continuo a produrre e chiudere tracce. Mi piacerebbe prima o poi fare un disco vero e proprio. Vedremo. Intanto, ascoltatevi “One More Shot”  e fatemi sapere cosa ne pensate! Grazie mille e grazie a te per le domande e lo spazio! A presto!

Dj Kamo

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Andrea Bastia
Appassionato di cultura hip hop da ormai troppi anni e writer fallito, dopo qualche esperienza in proprio sul web approda definitivamente su Hano. Si occupa della rubrica dedicata agli artisti emergenti e a quella sui Graffiti.

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