Ensi
Ensi chiede un V

“Peccato sia finito”. Questo è il mio unico pensiero a fine concerto. Comincio dalla fine, come in un film, come in una serie tv, che lancia l’amo e lascia tutti sospesi per l’intero minutaggio della pellicola. La folla è ancora carica ed emozionata quando Ensi se ne va e qualcuno sale addirittura sul palco per abbracciarlo, una pratica che non si vedeva veramente da anni, se non nei sobborghi più reconditi del rap italiano. In un mondo di dive, in un mondo di disrespect fra artisti e fan, fra fan e artisti, queste piccolezze riportano alla mente la tanto adorata mentalità hip hop.

L’ingresso del locale.

Il locale si riempie lentamente ma, come constatato poi, c’è tempo, perché Ensi inizia a suonare quasi verso le due di notte, dopo una serie di artisti saliti sul palco. Il locale – Spin Time Labs – è troppo ‘alla mano’ e renderà poco giustizia al live che avverrà di lì a poco, considerata poi la qualità dei luoghi presente in vasta scala sulla Capitale. La crew DoYourThang debutta, salta e si scatena, scaldando di fatto il piatto che poi il rapper torinese schiafferà in faccia al centinaio di persone che lo aspettano.

Vox P introduce l’arrivo di DJ 2P che, come spiegato poi successivamente, sarà parte attiva ed integrante di tutto il live. “Dovevo darglielo prima il microfono”, ammette Ensino.

Il live è partito.

Giacca di pelle, una V rossa enorme sulla schiena, cappello calato su gli occhi e il fuoco inizia ad ardere. Ensi è carico e aggiunge parecchio ai pezzi che canterà, facendo già alzare esponenzialmente la modica cifra spesa all’ingresso per farsi mettere il timbro sul dorso della mano e sistemarsi tra la gente. La vicinanza del pubblico al palco (alcuni sono addirittura sopra, vicino al rapper) sommata ad un Ensi che sembra volersi ‘cibare’ dei suoi stessi fan, va a creare un’empatia che, in questi ultimi anni di live del rap italiano, si è andata via via perdendo. E il mio non è un pensiero ma un dato di fatto, avendo visto concerti su concerti. Ensi viene da quei tempi, da uno che la gavetta l’ha fatta facendo “palestra sulle instrumentals” e conquistandosi un posto nella scena a suon di schiaffoni dati in freestyle, il suo punto più forte. Ed è proprio con l’improvvisazione di un vero mc che Ensi, durante il live, si diletta in punchlines a cappella, in punchlines inserite nei pezzi al posto di alcune sue strofe, in punchlines aggiunte alle strofe già rappate. Come ad esempio in ‘Boom bye bye’ in cui DJ 2P manda il “ma che culo c’è pure la terza strofa” in loop per sei volte, rendendo di fatto il pezzo uno dei punti più alti di tutta la loro esibizione.

2P invece fa le doppie, arringa il pubblico e ha anche una ventina di minuti di spazio fra un cambio vestiti di Ensi ed un altro, in cui si lancia alla dimostrazione di come si facciano gli scratch. Ma non è finita qui. Perché il DJ di Ensi si lancia sul palco insieme a lui mentre rappa e, ultimo ma non per importanza, ad un certo punto scende e si mette anche in mezzo al pubblico, come nulla fosse. Come nulla fosse, come quando Ensi fa salire sul palco un ragazzo con la maglia di Primo per rendere omaggio al rapper romano scomparso ormai due anni fa, come fatto da lui stesso nella strofa contenuta in ‘Boom bye bye’.

Sale sul palco il ragazzo con la maglia del Primero.

L’esibizione spazia in maggior numero sui brani contenuti nel suo ultimo disco, con qualche piccolo rimando al passato, nonostante le richieste dei fan. Richiesta però accontentata quando un coro lanciato all’unisono chiede ‘Vincent’ per chiudere il live in bellezza. Ed Ensi, incassa ed accetta di buon grado.

Ensi in ‘Mamma diceva’ canta “Fai del bene e dimentica, fai del male e ricorda.“. A volte, penso, sia utile anche ricordare quando si fa del bene. Ed Ensi, col disco, col live, con l’attitudine che probabilmente non perderà mai, del bene al mondo del rap lo sta facendo. Quindi, per Roma, per Hano, Ensi fai del bene e ricorda. Molto spesso è fondamentale.