En?gma
En?gma

Booriana‘. È questo il titolo del nuovo disco di En?gma, uscito il 5 Aprile 2019 in maniera del tutto indipendente. La particolarità del nuovo lavoro del rapper sardo è la fusione dei suoi gusti musicali con quelli del produttore Kaizen. Un disco caratterizzato da strumentali realizzate a quattro mani, che si aggiungono alle liriche del rapper risolvendosi in un risultato perfettamente dettagliato, giungendo alle orecchie del pubblico come un traguardo importante da ogni punto di vista. Il lavoro è minuzioso e risalta fin dal primo ascolto. Da un ‘Misunderstanding‘ a un ‘07026‘, En?gma attraversa un mondo fatto di ingiustizie, rivincite, rimandi, spogliandosi completamente delle vesti del ragazzo troppo misterioso, arrivando a rendere ‘Booriana‘ uno dei suoi migliori lavori di sempre.

Un giovedì di due settimane fa, decidiamo quindi di incontrarci, a pochi giorni dall’uscita del disco e a poche ore dal primo live targato ‘Booriana’, con Roma come città d’esordio. Metti un giorno ad un bar, io, En?gma e Kaizen, al centro di Roma, con un registratore e tre caffè sul tavolino. Questo è il risultato. Buona lettura.

Enigma Booriana
Enigma Booriana

Ciao En?gma! Allora, parliamo subito di ‘Booriana’. Cosa è per te questo disco, cosa rappresenta, come l’hai concepito…

Sicuramente rappresenta un passo decisivo nell’essere artista in una certa maniera. È la prima volta che partecipo in maniera così attiva nelle produzioni musicali, quindi è un passo in avanti per me. È il mio terzo disco da indipendente, quarto se aggiungiamo ‘Terranova‘, che arriva a completare quindi un certo tipo di percorso. Abbiamo tirato fuori un suono identitario e unico, a nostro modo di vedere però non so dirti che cosa succederà domani.

Dopo Indaco e Shardana, eri molto contento di aver realizzato due lavori da indipendente. Continuerai a lavorare in questa maniera?

Assolutamente sì, se le cose continueranno ad andare bene, se proseguirà questa nostra crescita, continueremo a farlo, io e Kaizen. Questa cosa dell’essere indipendente mi ha sicuramente fatto vivere delle esperienze che porterò con me anche nel lato umano e non solo in quello musicale.

Hai detto che è stata la prima volta che hai lavorato alle produzioni. Com’è stato fra te e Kaizen lavorare al 50 e 50?

En?gma: prima abbiamo fatto le strumentali e poi io mi sono preso del tempo per scrivere. Abbiamo lavorato da dopo ‘Terranova’, quindi da Luglio a Settembre e poi in autunno mi sono dedicato alla scrittura. Sicuramente scrivere su delle cose che conosci così bene è completamente differente. Comunque io e Kaizen abbiamo già lavorato insieme, però per quanto avessi molta libertà nell’intervenire durante la realizzazione delle strumentali, erano comunque sue cose, sue idee. Qui invece è stato completamente diverso. Se vuoi aggiungere qualcosa…

Kaizen: sì, abbiamo lavorato insieme in studio per due/tre mesi come ha detto En?gma, seguendo la produzione di ogni strumentale al 50 e 50. Magari si partiva da una mia idea, a volte mi portava lui in studio un brano da campionare… quindi, così è andata.

Siete soddisfatti del lavoro finale?

K: sì, perché comunque è stato un esperimento che poteva non andare per forza bene, perché non è facile fare musica insieme, i gruppi a volte si sciolgono proprio per questi motivi. Anche noi inizialmente abbiamo fatto delle prove, poi i risultati sono migliorati e siamo partiti arrivando fino al disco. Molto soddisfatti.

E: …e poi, non si sa mai, potremmo anche replicare, vedremo come andrà.

Booriana, parlaci del titolo.

Allora, inizialmente posso dirti che riprende un po’ il concept musicale del disco, c’è un discorso di enfasi, un impeto e fa parte della tipologia di temporale che viene dal significato di buriana. Per me questa è la motivazione principale, che quindi dà una buona percentuale di senso al titolo. Poi ci metto anche la componente cittadina, ovvero è un termine che noi sardi usiamo spesso. Infine c’è anche la questione della purificazione come hai detto tu perché, come non avevo mai fatto, in certe barre mi sono spogliato un attimino di più. Tornando al discorso dell’evoluzione, in questi anni, il mio è stato un cambiamento anche lirico, ovvero mi sono ripulito da un certo tipo di cripticità, ora credo di essere più comprensibile. Riesco a far percepire un po’ di più il messaggio che voglio mandare, poi magari ci riesco, magari no…

Forse anche per questo ci sono parecchie citazioni in Booriana, ci sono tanti rimandi al calcio, alla storia, al cinema…

Diciamo che li ritengo non dico cultura generale, però non troppo di nicchia.

Beh, sì, però qualcuno l’ho googlato anch’io, tipo quando citi le Isole Flannan…

È vero, quello è un brano molto così, un po’ più criptico. Però penso ai brani con Ghemon e Inoki non credo di avere fatto delle citazioni.

Sì, in quello con Ghemon sei molto diretto rispetto ad altri pezzi!

Vero, esatto, proprio in quel senso ti parlo di spogliarsi, quando non ho bisogno di fare delle citazioni riesco comunque ad essere me stesso e parlando chiaro e diretto.

Ogni anno riesci sempre a far uscire qualche prodotto. È da tempo che non ti fermi un po’. Da dove deriva questo tuo essere prolifico?

Forse perché mi sento un po’ inutile ad essere fermo! No, però un artista come me non può permettersi di stare troppo lontano dalla scena perché comunque col mio pubblico, con la mia nicchia, più che creare hype rischia di sparire, quindi c’è anche questa componente, non lo nego. Però, davvero, se sto fermo senza fare qualcosa mi chiedo “ma che cazzo sto facendo?”. Essendo così indipendente ho solo Kaizen accanto quindi devo autopungolarmi altrimenti finisci per non fare nulla.

Tu sei cresciuto molto in questi anni e hai, appunto, sfornato tanta musica. Ad oggi, c’è qualcosa che diresti all’En?gma del primo ep di debutto?

Eh, guarda, io credo di aver perso anche un po’ di tempo e credo che nella musica il tempismo sia tutto. Io sotto questo aspetto ho sbagliato qualche volta. Non so se con questo disco stiamo riuscendo ad essere più al centro dell’attenzione, però magari a volte ho fatto uscire alcune cose nel momento sbagliato. Quindi, all’En?gma del primo ep direi di avere questa prolificità e produttività che ho avuto negli ultimi tre anni. Se l’avessi avuta dal 2011 al 2016 magari sarebbe stato diverso. Poi c’è da dire che ho fatto uscire tante cose non solo mie ma magari nei mixtape e nei lavori della mia vecchia crew (Machete Crew, ndr) sbagliando però delle scelte. Ho fatto delle canzoni, non controvoglia, ma magari non avevo molto da dire in alcuni momenti. Per esempio quando nello stesso anno stavo scrivendo ‘Foga‘, il mio primo disco, stavo scrivendo anche per il MM Vol.3 e poi c’era Bloody Vinyl 2. E, secondo me, qualitativamente in MM Vol.3 è quello in cui ho fatto peggio e, nonostante, avessimo fatto disco d’oro, è un traguardo che non sento mio. Quindi, in alcune situazioni, avrei dovuto dire no. Una cosa che ho imparato, ecco, durante gli anni, è a dire di no. Comunque quando mi dicono che sono sottovalutato io non do mai colpa all’esterno ma le maggiori colpe me le prendo io, credo di aver avuto tanti demeriti. 

Capitolo featuring, come li hai scelti?

Diciamo che i featuring li avevo già in testa, nel senso che ne avevo anche molti altri che poi non si sono realizzati. In alcuni quando ho sentito la strumentale ho capito chi volevo con me sulla traccia. Non ho mai fatto dei calcoli però riguardo lo storico degli artisti, al rap, al loro stile ed è per questo che non mi sono fatto problemi a chiamare artisti musicalmente diversi tra loro. Mi dicono che sono tornato a far rappare Ghemon ma a me non interessava quello, interessava averlo sulla traccia perché ho pensato che sarebbe stato perfetto. Sono molto contento della varietà che questi artisti hanno dato al disco.

Shade non me lo aspettavo su quella base, però ci sta molto bene.

Già, però io quando ho sentito la base ho pensato che avrei avuto bisogno di qualcuno di pungente, come lui, che già in freestyle tira fuori delle cose paurose. Che poi, se ci fai caso, anche nel brano di Sanremo, ci sono quelle punchlines giuste per quel tipo di pezzo. Lui riesce sempre ad essere ficcante concettualmente e l’ha fatto anche in ‘Pensieri Nomadi‘.

Entriamo più nello specifico dei brani del disco. Partiamo da ‘Misunderstanding’. Il sound ha influenze pop e il brano affronta il tema della contraddizione. È questo il modo che cercavi per dire delle cose? Ovvero, mettere in contrapposizione un sound più orecchiabile con delle parole più provocatorie?

Volevo usare la strumentale come cavallo di Troia, diciamo. Questa strumentale la definivo ‘alla Pharrel’, come tipologia. Però mi sono detto che anche avendo un suono più morbido sotto, avrei voluto dire tante cose. È sicuramente il pezzo più orecchiabile e da radio, però sì, a volte dico cose abbastanza pesanti ed era difficile che questa traccia poi finisse per essere mandata in chissà quale trasmissione. Sono soddisfatto così, al di là di tutto, è un modo per fare ironia, però in modo ficcante.

C’è una frase che dici all’interno del pezzo e fa “tutti al nord, ma ci andate ad aprire la mente o ad aprire solo le vocali?”. Tu, adesso che sei tornato nella tua terra da qualche anno, cosa ne pensi?

Io sono andato a diciotto anni a Milano a studiare, in prima battuta. Poi quella città l’ho vissuta sia da studente che da artista. Diciamo che credo che esistano due tipi di persone quando si emigra in un altro posto. Ci sono quelle che si lasciano condizionare e cambiare e poi ci sono quelle che si fanno completare dall’ambiente in cui vanno. Quindi questa è una critica alla prima categoria di persone, quelle meno intelligenti. Se ti fai cambiare, significa che non hai molto contenuto dentro di te. Poi una cosa che odio è quando sentivo ragazzi del sud parlare in milanese. A volte, alcune persone lo fanno per integrarsi quindi in quel caso stai ammettendo la tua debolezza. Invece devi farti apprezzare per quello che sei.

Il finale di ‘Pensieri Nomadi’?

Era per far incazzare la gente (ride, nda)! In realtà non l’avevo mai fatto, ricordo che lo fece Kaos tanto tempo fa. Però, sempre per quanto riguarda lo stile della strumentale mi è venuto in mente di fare quello. Ho fatto due strofe da otto, poi abbiamo avuto Shade, poi mi sono messo a scrivere due cose ignoranti e le ho lasciate sfumare così. Era semplicemente un gioco.

Uscirà poi un continuo o un pezzo nuovo con queste barre? Mecna l’ha fatto poco tempo fa!

No, no, la sorpresa sarà in live in cui da lì farò una mia vecchia sedici.

Arriviamo a ‘Booriana Soul Groove’. Mi è piaciuta molto la title track, per lo stile e per la tua delivery. In questo brano ci sono tante citazioni. Quelle che citi, sono cose che fanno parte di te, delle tue passioni?

Sì, decisamente, perché ci sono dei personaggi che mi porto dietro dall’adolescenza che però non ho mai citato come Jeff Hardy o Henrik Larsson, e stavolta sentivo di farlo. Il disco mi sarebbe piaciuto chiamarlo proprio come questa traccia, abbiamo pensato però che fosse troppo lungo. Quindi abbiamo deciso di tenerlo per il pezzo, tanto si capisce che è una title track. Ah, ovviamente non escludo che ‘Booriana Soul Groove’ un giorno potrebbe diventare il nome per un duo nostro in futuro, mio e di Kaizen. Mi fa piacere che tu abbia apprezzato anche la mia delivery perché questo brano posso definirlo come un pezzo ‘crossover’, con influenze new metal, e non sempre è facile rappare su basi con questo stile.

Poi c’è il pezzo con Emis Killa, in cui dici “En?gma sì, perché entro in crisi ad ogni scelta“. Hai usato questa frase per dare un significato allo pseudonimo che porti?

Certo, è così, sono una persona dai mille bivi, che non riesce a prendere una strada senza prima guardarsi bene intorno. Io non ho una grande capacità decisionale e ho voluto scrivere questa frase per racchiudere proprio questo concetto che c’è dietro il mio nome.

‘Ninjutsu’ è il più breve dell’album, però apprezzo molto la tua capacità di trascinare l’ascoltatore dentro questo mondo grazie alla strumentale e alle tue parole. È una disciplina che pratichi o che conosci a fondo?

No, mai praticata, come in quando uscì Shardana e mi chiesero se avessi mai fatto krav maga. Però, diciamo che voleva essere una metafora del mio personaggio all’interno della scena, cioè resto nell’ombra ma sono combattivo lo stesso. Durante tutto il brano uso dei termini propri della cultura dei ninja, arrivando poi a parlare anche dei samurai. I ninja diciamo che non sono proprio dei reietti ma sicuramente erano meno blasonati, era meno onorevole esserlo. Anch’io mi sento meno decantato, ecco, quindi mi sono immedesimato in questa cultura. Però, nonostante la brevità del pezzo, è uno dei miei preferiti perché c’è un bel climax con la ritmica tribale. In realtà il campione della base non è una cosa orientale ma è come se lo fosse diventato poi. Infatti da qui è partito il viaggio del ninja. 

Com’è stato lavorare con Ghemon?

È stato interessante vedere come lui ha approcciato il sound del pezzo. Io ho fatto un extrabeat un po’ più canonico, lui invece ha usato un flow completamente suo, quasi da cantautore in alcuni passaggi. Sento il fare da cantautore nel suo modo di concepire la musica e non per niente non ci sono neanche sporche, doppie nella sua strofa e ha lasciato il pezzo davvero pulito. C’è un tocco veramente speciale in quella traccia.

Poi c’è ‘Apatia’, il pezzo con Inoki che ha un mood molto cinico e malinconico. Com’è nato il featuring con lui, invece?

In realtà è successo tutto in maniera molto veloce e ‘tecnologica’. Stavo facendo delle stories su Instagram mentro ero in treno, qualcuno mi ha proposto un feat con Inoki e io ho taggato Fabiano. Lui mi ha chiesto se avessi voluto farla realmente questa collaborazione e gli ho risposto di sì, nonostante in passato ci furono delle incomprensioni fra me e lui perché pensava avessi plagiato un titolo di una canzone; ma secondo me faceva solo parte di un suo periodo un po’ particolare. Comunque, ho pensato a lui perché volevo tirargli fuori quel lato conscious visto che il pezzo si chiama ‘Apatia’ e ha delle sfumature di quel genere. In certi momenti in cui era aggressivo nella sua vita, ho immaginato che fosse così perché in realtà non stava bene al 100% e tentasse, in quel modo, di sopprimere questo suo disagio. Lui c’è stato a questo gioco anche se mi ha confessato di star vivendo, in quel momento, un periodo molto tranquillo. Nonostante ciò è riuscito a ripescare nelle sue emozioni quello che aveva passato e ha tirato fuori una strofa figa.

‘Graal’ è un pezzo che dà grande carica e ho letto che era in programma il featuring con Rancore e Mezzosangue. Io ce li avrei visti molto bene.

Sì, era esattamente così. Gli ho mandato la strumentale ma non abbiamo fatto in tempo. Io scrissi solo la prima strofa, poi aggiunsi il resto più tardi.

Infatti ho immaginato che l’incipit del pezzo lo avessi scritto prima e per questo ho provato a capirlo anche attraverso le tue parole…

Non so se l’hai colto tu ma io lo capisco perfettamente. Lo capisco da come attacco con la seconda strofa, che parte in maniera un po’ differente dalla prima. Ma questa la ritengo una fortuna, perché magari sarebbe uscito un pezzo un po’ più piatto. La seconda strofa contiene più citazioni di tutto il brano e sono tutte legate da un mood di segretezza, di misteri. A livello tecnico la ritengo la migliore del disco per l’aggressività e l’impatto che sono riuscito a dare.

L’hai scritta molto dopo?

Beh, sì, diciamo quasi un paio di mesi dopo. E ho aspettato perché se anche fossi riuscito ad averne uno dei due sul pezzo, l’avrei chiuso così comunque, a due strofe. A parte ‘Indifesi‘ in cui mi sono voluto prendere la giusta tempistica per realizzare un brano così importante, sono un fan delle canzoni non troppo lunghe. Questo perché mi sento un po’ pregno di argomenti e magari è difficile arrivare alla fine se una roba così finisce per durare troppo.

Magari è solo colpa di ascolta però? Nel senso che finisci per adattarti a quello che pensi voglia il pubblico…

Sai, per me forse è un mix di queste due cose che stai dicendo. Se il compromesso che devo fare per far arrivare meglio all’ascoltatore queste due strofe è non metterne una terza, allora sì, ne metto due così quelle le capisci per bene. Io penso questo.

Abbiamo parlato delle Isole Flannan, un argomento che non conoscevo, e delle citazioni che usi. Hai l’idea di mettere dei contenuti per spingere l’ascoltatore ad avere più curiosità su ciò che c’è all’interno dei tuoi testi?

Ma guarda, io non voglio insegnare nulla, però sicuramente come dici tu mi piace spingere alla curiosità chi mi ascolta. Non mi interessa assolutamente fare il maestrino e dirti che ti ho insegnato una cosa nuova. Io voglio solo dare degli spunti. La scrittura e la musica danno anche a me degli spunti, perché mentre scrivo, cito, leggo magari mi imbatto in altre cose che non conoscevo. Così finisco per informarmi anche su quella e la butto dentro il pezzo insieme a tutto il resto. Non tutto fa parte del mio bagaglio di anni e anni.

Voglio parlare con te un po’ di ‘Indifesi’, il mio brano preferito dell’album. Il pezzo è caratteristico e un po’ particolare perché ci sono quattro strofe da otto barre intervallate dal ritornello…

Sì, questo sia perché volevo dare importanza al ritornello, che mi piace molto dal punto di vista musicale, e sia perché volevo fissare per bene ciò che racconto all’interno delle strofe. In ogni strofa c’è un episodio e ti racconto quello che accade dal punto di vista del migrante stesso.

Come hai sentito l’esigenza di fare un pezzo del genere?

Ho sentito l’esigenza perché è veramente un argomento col quale ci stanno bombardando da tanto e purtroppo vedo come se la gente volesse complicarsi la vita dal punto di vista dell’opinione. Io credo che ci sia veramente poco da questionare nella realtà. Per me l’equazione è molto semplice : c’è gente che muore in mare? La salvi, punto. C’è poco da pensare. Ovviamente questo è il mio ragionamento più basic, poi c’è il rovescio della medaglia in cui mi immedesimo in queste persone. Penso al perché queste persone lasciano la propria terra e per quali motivazioni lo fanno. È normale che tutte le nazioni poi vanno aiutate, soprattutto quelle soggette a più flussi migratori. Purtroppo anche se non siamo pronti come Europa, noi dovremmo cercare semplicemente di mantenere intatta l’umanità. 

Anche nel brano il migrante dice “sì, io vorrei essere tuo amico“…

Certo, perché lo vedo in generale. Anche a Olbia ci sono dei ragazzi di colore che vendono le cose, però per loro già essere lì è tutto molto più semplice rispetto a quello che avevano prima pur non avendo ancora quasi nulla. È una questione di socialità. Anche solo offrirgli un caffè può essere motivo per loro di sorridere e farli stare bene. Sono le cose semplici che rendono le cose straordinarie. Ormai siamo tutti sulla difensiva.

Più che altro, sì, il pezzo è bellissimo, però dover scrivere oggi di queste cose diventa un po’ pesante, nel senso che sono situazioni e cose che non dovrebbero essere spiegate, dovrebbe essere così e basta. È strano dover parlare ancora di queste cose, questo è il mio pensiero.

No, no, ti capisco e rispetto il tuo pensiero. Sarebbe bello se un pezzo come questo lo scrivesse qualcuno con più risonanza di quella che ho io. Il problema è che non fa comodo questa cosa. C’è gente, anche giovani, che pensa che queste persone siano arrivate qua per rubarci questo e rubarci quello… io dal mio punto di vista conosco tantissime persone di diverse nazionalità che si fanno un culo così e altre che non lo fanno. Però la cosa è molto semplice, non è questione di nazionalità, c’è chi ha voglia di lavorare e chi non ha voglia di farlo. Però perché certi artisti famosissimi non fanno una canzone così? Perché poi il pezzo non passa in radio e perché poi sicuramente fai incazzare qualcuno. In Italia è meglio così.

Singoli? Hai fatto uscire ‘Misunderstanding’, poi?

Guarda, abbiamo scelto questo brano per i motivi che ti ho detto prima. Alcuni pezzi, come lo stesso ‘Indifesi‘, o ‘Fase Rem‘, che è stato percepito come un pezzo d’amore pur non essendolo veramente, ci hanno stupito per la risonanza che hanno avuto, rispetto a quella che magari ci aspettavamo. Quindi, abbiamo scelto quello, forse l’unico, con una base un po’ più pop perché volevamo arrivare più semplicemente all’ascoltatore. Potevamo lanciare anche ‘Paracadute‘ con Emis perché lui in quella strofa conscious e con quei bpm sopra ero sicuro che avrebbe spaccato. Però non so, mi piace fare sempre cose che stupiscono la gente. Chi ha sentito ‘Misunderstanding’ è rimasto poi sorpreso dal disco perché già dal secondo pezzo il sound nasce in maniera completamente diversa.

In ogni album che hai fatto ci sono dei forti rimandi alla Sardegna, la terra dalla quale sei partito e poi sei ritornato. Quant’è importante questo legame, quanto ti ha formato il periodo lontano da lì e quanto ti sei sentito riconciliato con la tua terra quando sei tornato? Quanto c’è di lei in te e quanto c’è di te in lei?

Il ritorno mi ha donato un certo tipo di serenità che solo in un certo modo di vivere sardo si può capire. Per me l’unica città vera e propria della Sardegna è Cagliari, Olbia è sicuramente una cittadina minore, in questo senso. Però lì c’è quel tipo di vita che piace a me, quella per cui ho trovato la mia giusta dimensione. Poi non so cosa mi riserverà il futuro, magari Milano, magari un’esperienza all’estero. Se si percepisce uno spessore di contenuti all’interno dei miei brani questo è sicuramente dovuto al mio ambiente familiare e al mio ambiente circostante che mi ha dato e mi ha insegnato la capacità di dare importanza a certi valori. Tutto questo io lo riverso nei brani. Non che qualcuno di una metropoli del nord o di Roma non lo possa fare, questa però è la mia dimensione e non per forza bisogna avere un vissuto straordinario per raccontare lo straordinario. Io mantengo una vita semplice, pesata, ordinaria per tirare fuori lo straordinario.

Dopo ‘Booriana’. L’album mi è sembrato minuzioso anche nei dettagli e si percepisce una crescita rispetto i tuoi vecchi lavori. Da artista, ti senti in viaggio verso la maturazione o stai riuscendo a lavorare di più sul tuo talento?

La cosa fondamentale è stata stare molto in studio. Questo, come anche lavorare a stretto contatto con Kaizen, mi ha dato la possibilità di crescere. Perché abbiamo creato una nostra routine e a cui se poi aggiungi positività e creatività, si riesce a riflettere sulla tua musica e su te stesso. Quindi questo è stato molto importante. Non so cosa verrà dopo, non te lo so dire. Mi piacerebbe continuare a sperimentare, fare delle strumentali, magari insieme, magari da solo, provare altri generi. Quando, anche nei comunicati, ho fatto passare questo mio ultimo lavoro come il disco della maturità è perché scrivere tanto e produrre tanto, ti porta a capire dove devi migliorare, dove devi insistere, è come una sorta di allenamento. Mi fa piacere che tu abbia notato il fatto di aver lavorato quasi maniacalmente ai dettagli, perché questo lo ritengo il disco più dettagliato di tutti, senza dubbio. Eravamo io e lui, per questo era possibile che accadesse tutto questo.

Il feedback da parte dei fan come sta andando?

A dir la verità anche gli addetti ai lavori ci hanno dato delle buone impressioni sul disco, oltre ai fan. Poi c’è qualche fan che non ha capito bene la questione musicale ma posso capirlo. Comunque ‘Booriana’ è il disco che musicalmente più si discosta da tutti gli altri lavori quindi ci sta che qualche fan accanito sia rimasto un po’ disorientato.

Oggi c’è il tuo live a Roma, domani sarai a Milano (l’intervista è dell’11/04, nda), avrai risposte importanti immagino.

Sì, inevitabilmente, ci saranno dei segnali importanti. La cosa buona che ha portato lo streaming è che a mezzanotte c’è il disco fuori e hai tempo di sentirti i brani e assimilarli per il live. Per questo, nonostante il disco uscito il 5/04 abbiamo deciso di partire subito contando su questa possibilità di oggi.

Il live com’è strutturato? Farai tutto l’album nuovo?

Quasi, purtroppo per te non c’è ‘Indifesi’! Questo perché avendo un bel po’ di lavori alle spalle ho tanti brani da fare, però non puoi fare quasi due ore di live. Non perché non ce la faccio, figurati, ho smesso anche di fumare, il palco lo reggo. Però lo spettatore dopo un po’ si stanca ed è il discorso che ti facevo sulla durata dei brani e sulle strofe. Quindi qualche brano l’ho dovuto tagliare, per forza di cose. Ci sarà un concentrato di Indaco-Shardana-Booriana e delle chicche mie. Ovviamente Booriana lo suoneremo il più possibile. Per ora però non ci saranno ospiti, vediamo in futuro.

Se vuoi aggiungere qualcosa, io con le domande ho finito!

E: perfetto, non so se vuole dire qualcosa Kaizen che oggi l’ho fatto parlare poco!

K: sì, in realtà volevo solo dirti che questo, secondo me, è il disco che rappresenta più En?gma perché oltre alle sue liriche ha messo all’interno anche il suo gusto musicale.

E: questo me lo ha detto proprio oggi anche il gestore della Feltrinelli, che è un mio amico. Mi ha detto che lo ha stupito la questione musicale, ed è proprio lì che volevamo andare a cogliere nel segno e dare un’identità molto forte. Kaizen è stato bravo a tirarmi fuori questa mia capacità. Io uso il rap ma non mi ritengo uno che porta avanti l’hip hop, cioè non sono sovrapponibile a chi questa disciplina la vive e la spinge realmente. Riguardavo qualche giorno fa ‘Numero Zero‘ e quelli sono personaggi hip hop che hanno avuto i coglioni di fare qualcosa che in quel momento non si cagava nessuno. Io uso il rap come mezzo per tirare fuori me stesso. Molto spesso mi sento più scrittore che rapper, proprio per questi motivi. Quando abbiamo condiviso il palco con Ensi abbiamo capito che lui è il prototipo perfetto dell’MC italiano. Io credo di essere una cosa diversa e per questo stiamo cercando la nostra via, tirando fuori un’unicità che ci rappresenti a pieno. Per questo non so dirti che cosa succederà domani. Vedremo cosa accadrà.