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Ecco come riusciamo a “far ballare la tristezza”. Intervista a Lxx Blood e Naima Blood

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Il 5 maggio è uscito “LOVE REHAB 2“, il nuovo album di NAIMA BLOOD e LXX BLOOD, ovvero il loro secondo realizzato insieme.
Quello che colpisce di questi due ragazzi è che si sono creati praticamente un genere tutto loro che viene definito “emodance” che, come dicono loro stessi, si distacca da tutto quello che è la musica italiana in genere. Ma facciamocelo spiegare da loro in questa intervista.

Lxx Blood Naima Blood

Avete definito il vostro genere “Emodance”, di cosa si tratta e da dove avete preso ispirazione per iniziare a fare questo tipo di musica?

Abbiamo tutti e due radici dell’est, un giorno è venuto un mio amico da lì a trovarmi a Roma e parlando di musica mi ha fatto scoprire questo artista che segue un po’ questa linea. Da subito ci è piaciuto tantissimo e abbiamo reso nostro questo sound, modificandolo e adattandolo a quello che stavamo già facendo. Emodance perché è un “genere” con due facce distinte, emo indica una cosa cupa, solitaria, qualcosa di triste nel complessoe dance che indica un mood molto più spensierato, da festa e unendoli riusciamo a far ballare la tristezza.

Il vostro album si chiama “Love Rehab”, qual’è il vostro rapporto con l’amore, quanto conta nella vostra vita quotidiana e nella vostra musica?

L’amore per noi è tutto, è l’unica cosa che ci tiene in moto, non fosse l’amore per la musica, la famiglia e gli amici ci sarebbero bene poche cose che ci stimolano. Sia nella vita che nella musica (che poi possiamo anche mettere insieme perché la nostra musica è quello che viviamo) è l’elemento principale che ci tira verso gli obiettivi.

Una caratteristica unica del vostro progetto musicale è che non assimiglia a nient’altro in Italia, come riuscite a distinguervi in questo modo senza farvi influenzare dalle “wave” del momento?

Non siamo mai stati influenzati dalla musica italiana, non perché non ci piaccia, penso che la musica italiana sia di grande livello guardando certi artisti, ma è come se vivessimo nella nostra bolla e ci piace, ci piace come siamo e ci piace viverci. È come se non fosse possibile essere influenzati, perché abbiamo trovato il nostro ego e crediamo in quello che proviamo.

Sebbene Roma pulluli di artisti, tra rapper e trapper, non avete scelto nessun featuring per il vostro album, perchè?

Non ci sono featuring perché non crediamo ci sia qualcuno che sia pienamente dentro le nostre vibes. Come detto prima è così personale che siamo noi due e basta. Ci siamo trovati già da subito a livello umano, siamo molto simili, in più vivere insieme nel disagio ci ha unito ancora di più e questo a portato quasi a vivere nella stessa realtà.

Due vostri pezzi hanno fatto parte della colonna sonora della serie TV “Prisma” (Amazon Video). Come è nata questa collaborazione? Avete scritto i pezzi appositamente per la serie o sono stati scelti successivamente?

Ludovico (il regista) mi aveva chiesto un paio di provini per la storia del mio personaggio, ci è stata data carta bianca, abbiamo scelto tra il miliardo di provini di roba nuova sul pc. Alla fine Ludovico ha scelto due brani totalmente differenti tra loro ovvero Crackcoca e L’aria

A proposito di serie TV, abbiamo assistito al successo di “Mare Fuori, dalla quale tra l’altro stanno uscendo progetti musicali interessanti. Che rapporto avete con le serie TV, le guardate?

Di serie non ne guardiamo praticamente, Mare fuori abbiamo iniziato a vederla ma abbiamo smesso dopo le prime puntate, perché comunque la consideriamo una roba “teen”.
Un nostro appunto è stato anche per le musiche all’interno, spesso per noi fuori luogo con l’emozione visiva.

Parliamo del vostro pubblico, da quale tipo di persone è composto? E voi a chi vi rivolgete quando scrivete le vostre canzoni?

Il nostro pubblico sicuramente non è gente che va in discoteca a ballare reggaeton. All’80% facciamo musica con contenuti pesanti e credo ci ascolti chi vive in un’atmosfera mai felice del tutto. È musica per evadere dalla realtà in cui viviamo, anche se spesso paradossalmente raccontiamo proprio quella, magari con una prospettiva diversa.

Come vedete l’evoluzione della vostra musica nel futuro, sia dal punto di vista delle produzioni che di quello dei testi, del messaggio da trasmettere al pubblico?

Speriamo che la nostra musica possa sempre evolversi in positivo, seguendo il percorso che abbiamo iniziato, sviluppandolo. Per i testi l’evoluzione sta in quello che vivi quotidianamente e come lo assorbi, per le produzioni invece è più tecnico e con il passare del tempo si evolvono in un suono sempre più professionale, lasciando più o meno le stesse vibes.

Andrea Bastia
Andrea Bastia
Appassionato di cultura hip hop da ormai troppi anni e writer fallito, dopo qualche esperienza in proprio sul web approda definitivamente su Hano. Si occupa della rubrica dedicata agli artisti emergenti e a quella sui Graffiti.

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