Backstage Stories: Il Pagante
Backstage Stories: Il Pagante

Ragazzi è giunto il momento. 

Stufi di farci insultare solo per i nostri articoli e per le nostre improbabili capacità letterarie, ci siamo messi a fare l’unica cosa per cui servisse ancora meno talento. Come dite? Fare la Trap? Beh sì anche quello, ma no. 

Ci siamo messi a ri-fare video. 

È una cosa che abbiamo sempre voluto fare e che, a causa della nostra leggendaria pigrizia, abbiamo più volte rimandato nel tempo. 

Abbiamo cambiato più volte idea senza però mai venire meno al nostro unico e imprescindibile punto di partenza: piuttosto che fare le interviste sedute col cavalletto o le rap reaction andiamo a rubare. 

Perché? Le prime non mi sono mai piaciute. Le trovo noiose e altro non sono che un pretesto per ottenere uno dei seguenti risultati:

  1. Diventare amici degli artisti con una serie di quesiti talmente genuflessi che a confronto anche Valentina Nappi commenterebbe con “va bene fare i pompini, ma qui si sta esagerando”.
  2. Fare domande pretenziose e ingannevoli, il più delle volte assolutamente avulse da alcun contesto musicale, nella speranza che all’artista in questione scappi un merdone con cui alimentare settimane di clickbait. 

Le rap reaction? Le fanno già gli Arcade Boys, e sono i più bravi di tutti a farlo.

C’era invece la voglia di creare qualcosa che mostrasse gli artisti da punto di vista diverso. 

La volontà di portarli lontano dal contesto provato e riprovato delle interviste in studio, per catapultarli in contesti più liberi e più legati alla quotidianità della vita in tour. Un contesto che potesse abbassare le loro “difese immunitarie” consentendoci di sbirciare un po’ più da vicino la persona più che l’artista.

È nata così l’idea di creare “Backstage Stories”, dei piccoli viaggi al seguito degli artisti in tour: dagli infiniti viaggi in Van, passando per le cene, i selfie, i soundcheck, fino ad arrivare all’esibizione, al contatto col pubblico e al ritorno in hotel. 

Quanto ci piace sbirciare nella vita privata dei nostri artisti preferiti tramite le storie di Instagram? Tanto, forse troppo. 

Ecco, abbiamo preso quel concetto e l’abbiamo portato all’estremo. Una sorta di lunghissima storia Instagram. Da qui il titolo “Backstage Stories”. 

Abbiamo scelto di inaugurare questa avventura con i ragazzi de Il Pagante nella loro data alla Capannina di Franceschi di Forte dei Marmi, quarantottesima data di un tour estivo trionfale da oltre 50 date. Perché? Beh, numeri alla mano, i successi di “Paninaro 2.0” sono stati qualcosa di incredibile e “Settimana Bianca” e “Adoro” sono state due hit capaci non sono di entrare nella testa di migliaia di persone, ma in grado di raccontare mondi e immaginari con una naturalezza ed efficacia che fatico a trovare in molti altri progetti artistici del Bel Paese. 

É stata una giornata molto divertente che ha visto anche il cameo di Demetrio Albertini (storica bandiera del Milan e della Nazionale) e una innumerevole serie di momenti divertenti che hanno confermato la buona idea che mi ero fatto negli anni dei tre ragazzi. 

Speriamo vi piaccia. 

A noi è piaciuto moltissimo. 

Fuori domani alle 14:00.
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Diego Carluccio
Diego Carluccio nasce, in tutta la sua presunzione, il 26 ottobre del 1990. Ora di pranzo. Essendo la modestia il marchio di fabbrica della casa, pare abbia dato suggerimenti e consigli su come affrontare il parto allo stesso medico primario. Volendo affossare l’insopportabile luogo comune secondo il quale “dai licei esce la futura classe dirigente”, si iscrive al liceo classico e, sebbene provi a farsi espellere e/o bocciare ripetutamente, consegue l’impareggiabile successo di diplomarsi in 5 anni con un sensazionale 60/100. Da segnalarsi la tesina di laurea: un mix di Ramstein, Marilyn Manson e Neonazismo. Iscrittosi per sbaglio alla facoltà di legge alla statale di Milano, rimane ripetutamente intrappolato all’interno di quel subdolo e tentatore tragitto che connette la fermata “Missori” e l’aula di Diritto Privato. Ritiratosi dai corsi a metà anno, dedica il resto della stagione 2009-2010 al fancazzismo professionistico. Desideroso di ottenere una laurea però, scegli la carriera universitaria che ha il maggior numero di punti di contatto con la disoccupazione perenne: nel 2011 si iscrive al Dams. Laureatosi con il voto di 99/110, in onore dei kg e del numero di maglia dell’idolo di infanzia Antonio Cassano, conclude la propria esperienza universitaria con un tesi dedicata a “Fabri Fibra” e al rap italiano. Prima tesina nazionale a contenere un numero di parolacce superiore a quello dei segni di punteggiatura. Come ogni buon “critico” giornalista che si rispetti, non manca, tra le esperienze del giovane Carluccio, un fallimento artistico. Firma nel 2015 un contratto discografico con una label minore sotto lo pseudonimo di D-EGO MANIA. Il disco “Non è un paese per rapper” riesce nell’ardua impresa di vendere meno copie dell’esordio discografico dei Gazosa. Ora vive a Londra, frequenta un Master in Digital Journalism e lavora nell’organizzazione eventi per uno degli hotel più lussuosi della capitale britannica, ma non preoccupatevi: la sua vera passione è dirvi quanto fate schifo. ALTRE COLLABORAZIONI: Rolling Stone, Noisey, Il Milanese Imbruttito