Dopo averne anticipato l’uscita sulle varie piattaforme social, è finalmente uscito “Adoro”, il sesto singolo del Pagante estratto da “Paninaro 2.0”, brano composto con la sublime partecipazione scenografica di Myss Keta, la regina di Porta Venezia. Anche questa volta il risultato è all’altezza delle aspettative con un video che, per qualità e immaginario, è riuscito a scattare l’ennesima riuscitissima polaroid di quella generazione, pre-post millenials, che i ragazzi del Pagante da sempre raccontano meglio di chiunque altro.
Amore a prima vista? Non proprio.
Ricordo che quando era stato pubblicato il disco, “Adoro” era stato il brano che avevo fatto più fatica ad inquadrare, sicuramente quello che mi era piaciuto meno. Lo trovavo uno spunto sì geniale, ma accompagnato da elementi eccessivamente ripetitivi e che, nel complesso, non riuscivano a darmi quel boost di ironia e spensieratezza che ormai mi aspetto da ogni produzione del trio Brancar-Veerus-Napoli.
Poi per fortuna è uscito il video ed il pezzo mi è arrivato forte in faccia come una punizione del Chino Recoba, una rivelazione. Che poi, diciamocelo, i video sono nel tempo tristemente diventati una scusa per mettersi vestiti firmati in prestito, ma dovrebbero servire proprio a questo: aprire una finestra su un immaginario visivo che aiuti a godere della canzone ancora di più o, nel mio caso, ad inquadrare quegli elementi che con il solo ascolto potrebbero risultare sfuggevoli. I complimenti più sentiti quindi al regista Enea Colombi, capace di creare un’ ambientazione “club” finalmente credibile quando, il più delle volte, nei video degli artisti italiani c’è sempre l’impressione che sia un set creato alle 2 del pomeriggio con quattro amici rimbambiti del cantante che fanno finta di essere ubriachi. Qui no, il dubbio che tutto il cast abbia fatto un salto in “bagno in Gintoneria” ti viene più di una volta. Bello così.
E’ stato lo stesso Eddie Veerus, al secolo Edoardo Cremona, a descrivere in uno storia su Instagram il video come un qualcosa a metà strada tra “il set di un film porno e un film di Bruce Lee”. Descrizione più appropriata non penso sia possibile trovarla.
È un videoclip che funziona anche perché va ad affrontare uno spaccato di vita notturna milanese che il Pagante non aveva ancora affrontato del tutto. Un mondo fatto di sonorità più cupe e ripetitive, locali che ammiccano all’ambiguità sessuale e alla perversione, le droghe, i messaggi vocali su Whatsapp deliranti… un modo di fare serata decisamente più europeo che Made in Italy. Una narrativa decisamente più cupa di quella con cui il Pagante è solito deliziarci.
Ricordo che quando avevo scoperto il Pagante con “Pettinero” avevo avuto sì l’impressione che si trattasse di qualcosa di figo ma, al tempo stesso, ero quasi certo che sarebbe stato particolarmente difficile riuscire a re-inventarsi col passare del tempo. Mi sbagliavo. Il Pagante, come tutti i progetti che si presentano volutamente come frivoli e spensierati, è un progetto che nasconde grande intelligenza e che nel tempo è riuscito ad innovarsi costantemente e ad evolvere di pari passo col pubblico e con la società.
E adesso? Non ci resta che incrociare le dita e sperare che arrivi un video di “La triste storia dei ragazzi di provincia”. La combo Pagante/Gemelli Diversi è più attesa della fusione tra Goku e Vegeta.
