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Doc Ketamer: da Amsterdam a Napoli per il nuovo album di Super D Zeta lK (intervista)

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Oggi parliamo con Doc Ketamer, un producer che vive ad Amsterdam ormai da parecchi anni ma continua a puntare sulla scena italiana, in particolare ci ha raccontato della sua ultima fatica: l’album “Super Demo“. Si tratta di un lavoro realizzato in collaborazione con l’amico e concittadino (entrambi vengono da Napoli) Super D Zeta lk, un vero e proprio veterano della scena rimasto però abbastanza lontano dai riflettori… finora.

Ciao, parlaci tuo trasferimento ad Amsterdam… So che proprio ad Amsterdam hai deciso di fondare la tua etichetta, di cosa si occupa?

Io mi sono trasferito ad Amsterdam 20 anni fa. A quel tempo Amsterdam era molto diversa da quella di oggi. Era la Mecca di stoners e sballati di ogni genere ed era tanti anni prima che legalizzassero in California, quando fumare non era ancora mainstream e fumare era ancora una ritualità che si identificava con tutti quelle tribù urbane alternative che rimanevano nell’underground. Politicamente anche la scena squat era molto presente. Anzi qui piuttosto che da altre parti si erano ottenute delle vittorie a livello legale proprio perchè, sia il movimento hippie che quello anarchico, erano attivi fin dagli anni 60. In quegli anni anche io ero ben diverso da oggi e mi trovai in questa città piena di fermenti nel corso dei miei vagabondaggi per tutta Europa. Subito pensai che, se anche avessi voluto continuare a peregrinare in giro, Amsterdam era un buon posto dove tornare per poi ripartire. Insomma senza accorgermene diventava sempre di piu casa mia, anche se nel corso degli anni sia lei che io siamo molto cambiati. Era naturale poi, che proprio qui, quello che era sempre stato il mio hobby e anzi la mia passione, la musica, si realizzasse in questa nuova avventura come label. Invece di perdere tempo, come fanno molti, a costruirmi una carriera da artista, io ho subito alzato il tiro e ho messo su una label perche ho sempre creduto nel concetto di “collettivo”! Come dicevo vengo da esperienze come gli squat e ho avuto per tanti anni un soundsystem. Per me fare gruppo è fondamentale! Non a caso la label si chiama ‘il laboratorio musicale del clan’ e comunque tu voglia chiamarlo clan, crew, tribe, è chiaro il concetto di aggregazione che per me è fondamentale e rimane una delle molle piu forti per chi vuole fare musica. Quindi è chiaro che la mia etichetta abbia a cuore la musica ,l’aggregazione e poi c’e’ il terzo elemento, ovvero il laboratorio. Per laboratorio intendo la ricerca (artistica), la sperimentazione, che per me vuol dire anche anche uscire dalla propria comfort zone per osare e migliorarsi. Questo, d’altronde, è l’impulso che una label dovrebbe dare ai suoi artisti per tenerli sempre sul pezzo.

Perché nonostante tu sia così distante dal nostro paese, stai continuando a lavorare con artisti italiani?

Perche ho pensato che, trovandomi ad Amsterdam che e’ l’ombelico d’Europa e una delle tappe fondamentali anche per gli artisti oltreoceano, avrei potuto metter in atto una strategia per collegare gli artisti italiani che spesso sono tagliati fuori a questo circuito mondiale.

Hai preso contatti anche con la scena locale? Hai prodotto degli album o dei pezzi con artisti del luogo?

Nessun singolo o album finora. Ho solo prodotto qualche evento, come il 420 Amsterdam, dove abbiamo invitato diversi artisti della scena olandese, piu’ qualche special guest da New York (Freeway, Lord Digga).

Musica a parte, mi piacerebbe sapere quali sono le difficoltà che hai incontrato trasferendoti in un paese straniero e come sei riuscito ad integrarti e a mantenerti facendo il tuo lavoro…

Sinceramente io ancora soffro delle differenze culturali, ma diciamo che ci ho fatto il callo. Mi spiego meglio facendosi un esempio sul seguire le regole, i protocolli. Venendo da una città cosi particolare come Napoli, dove hanno fatto dell’arte di arrangiarsi un vanto, qua soffro di una mancanza estrema di elasticità mentale da parte delle persone e questo si riversa costantemente nel quotidiano. Sono d’accordo che a Napoli abbiamo estremizzato un pò troppo questa filosofia, tanto che sembra quasi che l’unico crimine perseguibile sia l’omicidio e il “resto e’ ‘tutt cos’e nient’”, anzi se alla fine non lo accetti, passi tu per quello sbagliato. Ma qui per ogni cosa che non segua perfettamente il protocollo, ogni volta ti guardano come se veramente avessi ammazzato qualcuno. Ormai dopo tanti anni tiro un bel respiro e quando posso gli consiglio di andare a visitare Napoli e poi mi crogiolo nel pensarli a combattere col traffico e con la giungla metropolitana e tutta la gente che gli fanno vedere dove possono infilarsi i loro protocolli…

Parliamo della tua collaborazione con Super D Zeta lK che ha portato alla realizzazione dell’album (Super Demo). Come vi siete conosciuti? Cosa ti ha colpito di questo artista, al punto di decidere di lavorare insieme a un progetto?

Conosco Zicco (cosi lo chiamiamo tra amici!) da quando ero ragazzo, prima che mi trasferissi ad Amsterdam! Vagabondare per le strade di Napoli mentre lui sputava rime e accompagnarlo con qualche improbabile beat-box, rimarrà uno dei miei ricordi più cari di gioventù. Ho sempre creduto che avrebbe dovuto fare rap, intendo non solo per strada, ma è sempre stato una testa gloriosa. Zero compromessi, un caratteraccio e ho faticato molto per strappargli questo album. Ma alla fine è uscito. Ce l’abbiamo fatta nonostante un sacco di momenti di stallo. Basta ascoltare il disco per capire le motivazioni che, nonostante tutto, mi hanno spinto a voler pubblicare Super Demo.

Sappiamo che Super D Zeta lK ha una particolare avversione verso tutto ciò che è “social”, ma in un ambiente come quello attuale come si fa a promuovere il proprio progetto senza sfruttare questi canali?? Quali difficoltà stai incontrando da questo punto di vista?

Oh my god!! Sinceramente è un incubo! Partiamo dal presupposto che lui non accetta che per quanto lui possa essere bravo, se il disco non viene promosso attraverso questi canali, perche mai la gente dovrebbe andare ad ascoltarlo? Io comprendo tutto quello che era il passato, ma oggi le cose sono cambiate. Si ascolta un artista nuovo perche ne hai sentito parlare o hai letto un articolo o magari qualcuno ha postato la grafica e ti intrigava. Non importa come ma un input iniziale ci deve essere. Poi se vogliamo parlare di meritocrazia, numeri pompati… ok, capisco che la situazione è tragica. Ma i social se usati bene ed eticamente, sono essenziali e utili alla musica.

Super D Zeta lK è cresciuto nella scena partenopea, tu quale rapporto hai con essa? Se il suo “mentore” è stato il grande Sha One, qual è stato (o quali) il tuo?

Piu o meno ci conosciamo tutti. Se non altro almeno di vista. Abbiamo frequentato le stesse piazze e gli stessi ritrovi per anni. Mi ricordo quando iniziai la facoltà di architettura e c’era sempre Mastità che faceva freestyle, quello poi sarebbe diventato Paura! In piazza o da Lazzarella incontravi quelli che poi sarebbero stati i ‘Sangue Mostro’. Con O’ Luwong abbiamo perfino suonato insieme a un centro sociale ma non ricordo quale. A officina 99 invece suonai tutta la notte, mentre in prima serata c’erano i T.C.K. di cui sarebbe diventato famoso Clementino. Potrei continuare ore così…

Come vedi lo stato attuale della scena rap italiana? Quale percezione se ne ha dall’estero? Quali differenze sostanziali hai notato tra i due paesi in cui hai vissuto, musicalmente parlando?

Oggi fa tutto meno parte della scena rap e piu parte della scena social. Sia dj che mc’s sono piu degli influncer legati al mondo della musica e i ragazzini, che nascono col cellulare in mano, ascoltano quelli. Artista vero è ormai sinonimo di boomer! Ma credo dopotutto sia un fatto globale e la scena italiana segue questa moda solo rimanendo sempre un po piu provinciale.

Alcuni giovani artisti si stanno facendo conoscere in tutta Europa, traguardo in cui non erano riusciti i rapper della cosidetta “golden age”. Perché pensi stia accadendo questo? Pensi sia successo meritato o solo frutto di una popolarità acquisita in fretta e con mezzi “discutibili”?

E’ cambiata la formula! Oggi quello che va grazie ai social è il “virale” e ciò che è virale non si diffonde come la notorietà vecchio stampo. Al tempo un artista creava prima una fanbase che era circoscritta per ovvie ragioni anche geografiche e piano piano di espandeva. Quegli artisti che oggi invece riescono a trovare qualcosa attraverso cui divenire virali hanno lo shortcut per una notorietà globale ed effimera.

Come vi siete organizzati per la promozione di “Super Demo”? Sarà possibile fare dei live? Se si,
dove e quando?

Questa domanda gliela rigirerei a Super D! Zicco vuoi fare il live di quest’abum? Vi farò sapere cosa mi ha risposto…

Per quanto riguarda la tua etichetta quali progetti hai in cantiere? C’è qualcosa che puoi già anticiparci?

Per la sezione Hip Hop ad ottobre uscirà un altro singolo con Oyoshe e Rome Streetz, astro nascente che ha appena firmato con la Griselda Records. In cantiere ci sono altre collaborazioni ma le saprete a tempo debito.
Per la sezione elettronica ho pronto il mio secondo Ep già da tempo ormai. Sto solo aspettando di riuscire a stamparlo anche in vinile prima di farlo uscire in digitale. Poi ho prodotto una compilation tutta al femminile di dj della scena berlinese, ma anche li stiamo aspettando i vinili. Insomma, non mi fermo mai. Connettetevi al sito e restate aggiornati.

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Andrea Bastia
Appassionato di cultura hip hop da ormai troppi anni e writer fallito, dopo qualche esperienza in proprio sul web approda definitivamente su Hano. Si occupa della rubrica dedicata agli artisti emergenti e a quella sui Graffiti.

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