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Danny White: “Il karma è la continua lotta con me stesso che mi porta a non fermarmi”.

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Poche settimane fa vi abbiamo parlato di “Colpa del karma“, il nuovo ep di un rapper pugliese che risponde al nome di Danny White che ha lavorato a questo progetto fianco a fianco del produttore (ed amico) Siemsi.
Oggi vogliamo farvi conoscere meglio Danny White con questa intervista in cui ci parla di questo ep, del perchè è rimasto tanti anni senza pubblicare nulla e di altro ancora.

Colpa del karma

Ciao, il tuo nuovo ep si chiama “Colpa del karma”, cos’è per te il karma e come influenza la tua vita?

Ho sempre creduto nel karma, all’idea che se un qualcosa deve succedere succede, indipendentemente da tutto. Questo sicuramente ha un influenza sulla mia vita, credo positiva, in quanto questo mi aiuta a proseguire per la mia strada anche quando la strada non c’è. In questo disco parlo del karma al karma, come fosse una persona, un pensiero quasi, probabilmente l’unica cosa che poteva tirarmi fuori in quel momento, ma allo stesso tempo è anche una continua lotta con me stesso, tra cosa è giusto fare e cosa invece andrebbe fatto. Credo che per me il karma sia questo, la continua contraddizione che mi porta a non fermarmi.

Hai pubblicato questo ep dopo diverso tempo di silenzio, cos’è successo nel frattempo, perchè questa lunga “assenza“?

Si, esattamente dieci anni. Ho pubblicato il mio ultimo ep e ho deciso di fermarmi, non ci ho nemmeno riflettuto troppo in realtà è una cosa che mi è venuta spontanea. Probabilmente proprio sul vissuto, non avevo la giusta motivazione o la giusta argomentazione per scrivere qualcosa di nuovo. Fa parte anche questo della crescita artistica no? Sapersi dire ok, ho detto quello che dovevo dire. E io preferisco non dire, piuttosto che dire qualcosa che non mi appartiene, apparirebbe subito come una cosa forzata. Poi per fortuna la motivazione è tornata, in realtà ci sono tanti fattori che dovrei ringraziare per questo.

In questo ep parli di due personalità distinte che formano il tuo carattere, parlaci di questo “dualismo” che vivi sulla tua pelle…

L’ho vissuto male fin quando pensavo fosse una cosa sbagliata, alcune cose penso che vadano capite col tempo. Diciamo che c’è una grossa differenza tra Matteo e Danny White, non saprei dirti quale delle due “facce” ha una maggiore influenza sulla mia vita o sulla mia musica. Posso dirti che però non credo che senza una ci possa essere l’altra, quindi mi è difficile pensarmi in un modo diverso da quello che sono. Non esisterebbe Danny White altrimenti.

L’ep è interamente prodotto da Siemsi, parlaci del vostro rapporto sia lavorativo che personale, come è nata questa sintonia?

Siemsi è più un fratello, non c’è cosa su cui io non mi confronti con lui anche nel privato. C’è la mano sapiente di Siemsi dietro ad ogni mio lavoro, ci troviamo su tutto quanto e questo sicuramente beneficia il nostro lavoro. Ci conosciamo dai primi anni duemila, abbiamo avuto due percorsi praticamente paralleli ma ci siamo sempre detti che sarebbe stato bello fare qualcosa insieme. A distanza di anni, tanti anni, lo abbiamo fatto, per ricollegarci al discorso che se qualcosa deve succedere succede indipendentemente da tutto.

Vieni dalla provincia di Lecce, come hai conosciuto la cultura hip hop nel tuo paese e come giudichi al momento la scena della tua regione?

Sono cresciuto ascoltando artisti per lo più locali, Thug Team, Mascelle Mastine, i mixtape di DJ RDP, Kalibandulu e quelli di EZ Rob. Nei primi anni duemila, quando ho iniziato io, non era raro trovare in giro jam o dancehall. Quindi sono stato fortunato per questo, a esser cresciuto in un posto che da sempre ha forti influenze urban.
Credo che la scena di Lecce sia sempre stato un ottimo panorama, se parliamo di breaking abbiamo i Last Alive Crew e i Brokafloor che penso siano tra le crew più forti d’Italia, c’è tanta gente valida come Steppo, Pier, gruppi fortissimi come i Kiazza Mob, o gente giovanissima come Ade che comunque sanno il fatto proprio. Per non dimenticarci di tutti gli artisti locali che spaccano fuori, guarda Bock, Idren, Done, Dega o Uzi el Cuervo. La lista è lunghissima. Penso che la scena a Lecce sia in continua e costante evoluzione, e questo sicuramente è un bene.

Parliamo di freestyle, è una disciplina che hai praticato o pratichi tuttora? Credi sia una buona “palestra” per un rapper? Qual’è il tuo freestyler preferito?

Praticato tanto, ora non più. Credo che il freestyle sia un passo fondamentale per chi si avvicina a questa cultura, forse questo si è un po’ perso ma se andiamo indietro a quando ho iniziato io non c’era nessuno che non sapeva cavarsela nel freestyle. Era naturale, se facevi rap facevi freestyle. Non c’erano tutti i canali di oggi, era il miglior modo allora per farsi conoscere. Freestyler preferito indubbiamente Ensi.

Parlaci di Ground Lab, cos’è e come sei entrato a farne parte di cosa si occupa questo collettivo…

Ground nasce inizialmente come un evento a cadenza settimanale, si chiamava Ground Night. Organizzavamo serate urban chiamando ogni settimana un nuovo dj, siamo cresciuti tanto grazie a questo. Da lì poi l’idea di renderlo una vera e propria etichetta indipendente. E “Colpa del Karma” è il primo prodotto firmato Ground Lab, sono contento che in qualche modo abbia fatto da apripista. Stiamo lavorando ad un sacco di nuovi progetti con il meglio della scena leccese e non, siamo solo all’inizio.

Andrea Bastia
Andrea Bastia
Appassionato di cultura hip hop da ormai troppi anni e writer fallito, dopo qualche esperienza in proprio sul web approda definitivamente su Hano. Si occupa della rubrica dedicata agli artisti emergenti e a quella sui Graffiti.

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