Grido - Diamanti e Fango (Album)
Soundtrack: Isola (I need love)

Ogni volta che ascolto la parola “diamanti” all’interno di una frase, penso al celebre pensiero di Fabrizio De André che recita: «Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior». La stessa cosa mi è successa con il titolo del nuovo album di Grido.

Grido - Diamanti e fango
Grido – Diamanti e fango (Cover)

«Anche se qui nulla è facile, il limite è l’infinito»

In “Diamanti e Fango”, Grido ha preso quel concetto, l’ha fatto suo, gli ha dato una nuova veste, l’ha reso attuale e ne ha fatto il concept dell’album. Già dalla prima traccia, dal titolo evocativo “A testa alta”, questo fil rouge emerge forte e chiaro tra rime serrate e cori di sottofondo. Si presenta sùbito, ti fa sentire l’odore della rivalsa, della voglia di emergere, ti fa provare il sapore della lotta, quella a cui devi far fronte solo con le tue forze, quella che trovi nei cardini della cultura hip hop. Concettualmente, può sembrare una traccia dura, ma lo è soltanto nella realtà che affronti tutti i giorni, quella che Grido ti sbatte in faccia per esortarti a trovare i diamanti sepolti dal fango.

«Se tutto intorno c’è il silenzio, ci sentiamo il fuoco dentro / Viviamo con lo scopo di lasciare un segno»

Non solo a parole, il concept dell’album è diventato pratico e tangibile con il lancio del secondo singolo. È stato “Qualcosa di buono” di nome e di fatto. Tre video, tre storie, tre viaggi in mezzo agli ultimi, come quelli di Faber. Anche stavolta, il profumo della cultura hip hop si sente forte e chiaro. Ha raccontato le situazioni di disagio, le circostanze di altruismo, i momenti di cambiamento culturale. È stato un progetto che, sì, è servito a lanciare il brano con Il Cile, ma che ha soprattutto messo le persone al centro. Nel testo si legge tanta speranza e anche un accenno di critica, poi inasprita in “Stelle cadenti” con J-Ax, un pezzo in cui il gene funk navigato nella S.F. si sente eccome. Entrambe le strofe si accaniscono contro hater e comportamenti deplorevoli per poi culminare nella voce dei sognatori, di quelli che si chiudono in una canzone tra la sindrome di Peter Pan e l’orgoglio prima di rinascere come vincenti che hanno creduto in loro stessi. A fare da contraltare a questo mood, arriva “Isola (I need love)”, una ballad a metà strada tra il rap e l’r&b che nasce dal campionamento della storica “I need love” di LL Cool J. Un brano etereo, di quelli che ti scaldano durante l’inverno insieme alla cioccolata calda. Un pezzo che andrebbe passato in radio la mattina per metterti in pace nella frenesia della giornata, il pomeriggio per calmare gli animi e la sera per rilassarti prima di andare a letto. Potrebbe sembrare una dedica al partner e in parte lo è, così come dà l’impressione di stimolare sensazioni buone ed è anche così. Alla fine, in questa canzone, ognuno ascolta quello che vuole, il fulcro è sentire quella leggerezza di cui tutti abbiamo bisogno.

A volte per scrivere una canzone devi prima scavare a fondo in un’idea, un’emozione, una storia. Questa è una delle realtà che mi hanno spinto a scrivere quello che sarà il prossimo singolo. “Kayrós” è una comunità di accoglienza per ragazzi in difficoltà ed è a Vimodrone, a pochi passi dalle panchine dove mi ritrovavo con i miei amici. Ho passato una giornata con questi ragazzi, ho lasciato che fossero loro a parlare, ho preferito ascoltare, perché c’è sempre tanto da imparare anche da chi non te lo aspetti.Grazie a @kayros_onlus e @suonisonori232 Per tutto quello che fanno per i ragazzi e per avermi donato #QUALCOSADIBUONO

Pubblicato da Grido su Venerdì 4 ottobre 2019

Il mio viaggio per raccontarvi le realtà che hanno ispirato il mio prossimo singolo continua. Questa volta sono andato a Scampia e ho conosciuto Ciro Corona e Massimo Portoghese che insieme hanno dato vita all Officina Delle Culture Gelsomina Verde che comprende la scuola di Karate A.s.d. Champion Center, un luogo di rinascita culturale in una zona che ne aveva un disperato bisogno.Il loro messaggio è forte e chiaro, bisogna abbattere i pregiudizi e le cattive abitudini per cambiare le cose. Dopo aver passato una giornata con loro e i ragazzi che frequentano questo posto posso dire con certezza che quello che fanno è davvero #QUALCOSADIBUONO

Pubblicato da Grido su Venerdì 11 ottobre 2019

Questa volta ho passato una notte nettamente diversa dal solito. Sono andato a trovare i volontari della Misericordia Milano per raccontare la storia di chi c’è dietro ad una cosa così importante come il soccorso delle persone in difficoltà. Ho visto cosa si prova a correre a sirene spiegate senza sapere cosa ti aspetta pur di aiutare gli altri. Loro lo fanno senza pretendere niente, e ogni volta che arriva una chiamata dalla centrale sono sempre pronti a fare #QUALCOSADIBUONO

Pubblicato da Grido su Venerdì 18 ottobre 2019

«Tu che se cado nella salita / Ricuci ogni mia ferita / Meno male che ci sei»

Un altro lato che emerge dal disco, è l’amore. Da quello più crudo di “Antistress” con Nerone a quello più leggero di “Ad un passo dal sole”, il sentimento che lega una coppia è quasi onnipresente. Possiamo dire che è uno dei diamanti che ha la meglio sul fango, perché anche lui viene trattato secondo questo concept dualistico. Persino nella motivante title track con Sewit, tra la voglia di correre verso un sogno e il desiderio di provare vibrazioni positive, la parte buona e la calma sono rappresentate dalla sua dolce metà. All’amore spetta anche la chiusura del disco con “Menomale”, come a dire che se lo trovi e se ti concentri sulle cose positive, i fatti negativi della vita ti fanno meno male. Certo, bisogna conviverci, ma il bicchiere di Grido è mezzo pieno.

«Crisi di messaggio, di significato / Ora che mi stai ascoltando, ritieniti fortunato»

Un’ulteriore colonna portante del disco è la presa di distanza dalla società odierna che si riflette anche sui tanto acclamati contenuti del rap. Se la prende con i cliché, con l’appiattimento culturale, con la gente che non pensa. Fa rime sul copia e incolla della musica, parla dell’assenza dei messaggi e di come “quest’Italia non cambierà mai”. Dall’inizio alla fine dell’album, questa chiave di lettura attraversa tutte le canzoni e si concentra maggiormente in “Tutto normale”, “Tutti i colori” e “Un classico”. Come dargli torto? Non c’è bisogno di leggere riviste o ascoltare guru per rendercene conto, è una cosa sotto gli occhi di tutti. Forse abbiamo interpretato male la lezione “Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”, oppure abbiamo bisogno di un nuovo Italo Calvino. Non lo so, ma di certo sono d’accordo con Grido ed entrambi stiamo facendo la scoperta dell’acqua calda. Magari il disco e quest’articolo possono aiutare a svegliare un po’ di teste bacate, ma non posso e nemmeno voglio averne la presunzione.

«Ad ogni disco è come iniziare di nuovo, ma mi basta un minuto per ricordarvi chi sono»

Nel complesso, il disco suona molto bene e ha diverse sfaccettature che vengono approfondite molto. Grido riesce a mantenere il suo marchio di fabbrica pure sulle produzioni più fresche e quasi trap come il beat di “Tutti i colori”, insieme a Sergio Sylvestre in “So free” tira fuori un tocco di internazionalità su di una musica trionfale e in ogni traccia si pone in controtendenza col machismo del rap. È un album che invita a riflettere sui momenti sia preziosi sia difficili della vita, mette in risalto i supereroi semplici e comuni, sposta l’attenzione su quello che c’è di buono piuttosto che sui contenuti strappa like e pieni di view. Le produzioni di Shorty Shok, Kermit, MasterMaind, Roofio e Domenico Cambareri risultano efficaci e vestono alla perfezione l’estro del rapper. L’unica pecca è l’assenza di “One shot”, il mini-brano con il quale Grido ha annunciato che sarebbe arrivata nuova musica di lì a breve. Quel video mi ha fatto pensare che l’album sarebbe stato totalmente diverso, magari con delle canzoni su quella falsariga, ma così non è stato. A parte questo, secondo me, quei due minuti e mezzo avrebbero arricchito il disco dandogli un ulteriore aspetto che, a guardare i commenti al brano, avrebbero apprezzato in tanti. Con questo disco, Grido ha dimostrato che la sua musica non è chiusa nei classici canoni del rap, così come ha ribadito quella voglia di farcela e di affermarsi di matrice hip hop. Ha trasmesso che i diamanti possono brillare anche in mezzo al fango, ora spetta agli ascoltatori confermarlo.

«Tocca lottare e non sprecare tempo / Prima che i sogni invecchino chiusi in un cassetto»