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“Chi tocca i fili muore”, la nuova partenza di Zampa, Capstan e Manny Mani (intervista)

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Tra gli album usciti nel 2021 c’è anche “Chi tocca i fili muore“, il nuovo lavoro frutto della collaborazione tra Zampa, Capstan e il beatmaker Manny Mani che hanno confluito le loro capacità in un unico progetto che rappresenta per loro una nuova “partenza”.
Per scoprire il perchè ho fatto con loro una bella chiacchierata, buona lettura.

Partiamo dal titolo, perchè “Chi tocca i fili muore”?

CAPSTAN: Il titolo “Chi tocca i fili muore” è legato alla prima traccia dell’album “Acrobati“, che riprende il concetto di stare in equilibrio nella vita, fare i giocolieri riuscendo comunque mantenere un po’ di sanità mentale.

ZAMPA: Ci sono diversi livelli di intepretazione, oltre a quello che dice Capstan c’è anche il fatto che con questo album abbiamo provato  ad andare in una direzioni diversa da quella in cui andiamo di solito, “toccare i fili” è quello che ti dicono di non fare, e noi abbiamo voluto farlo lo stesso. Infatti tutti i pezzi dell’album hanno come tematica principale quella di andare un pochettino più in là, non arrendersi e provare ad esplorare zone finora inesplorate. Che è quello che abbiamo fatto grazie alle produzioni di Manny che ci ha dato un suono “diverso” da quello a cui eravamo abituati in passate.
Ma l’idea vera e propria del titolo (ed ecco un’altra chiave di lettura) è nata da una serie di quadri che rappresentavano due acrobati, che in queste opere venivano scomposti fino a diventare alla fine un filo, e il titolo di queste opere era proprio “Chi tocca i fili muore”. I quadri erano a casa mia e visto che spesso ci trovavamo lì per lavorare al disco sono stati molto evocativi per la decisione del titolo.

ZAMPA: E c’è un altro episodio che vale la pena di menzionare, che riguarda la foto che poi è diventata la copertina del disco. Si tratta di una foto di un nostro amico fotografo, Alberto Mancini, al quale qualche anno fa purtroppo è stata rubata tutta l’attrezzatura e grazie ad una raccolta fondi di amici e parenti ecc… si è riusciti pian piano a riacquistare tutto il necessario per permettergli di continuare a lavorare. Quindi lui per ringraziare le persone che avevano partecipato ha mandato loro delle foto fatte da lui in analogico e a me, ancora prima di decidere il titolo dell’album, aveva colpito subito quella (che poi è diventata la copertina).  Quando poi ci siamo ritrovati tutti con in mano la foto e cominciava a ricorrere il tema del filo… beh sembrava fatto apposta e quindi l’abbiamo usata.

CAPSTAN: Poi se guardi bene la foto i cavi, che sono uniti da un morsetto, sono tre, proprio come noi 3 quindi questa simbologia è ancora più rafforzata, tutto torna…

Foto di Alberto Mancini
Foto di Alberto Mancini

A riguardo mi pare che abbiate fatto anche del merchandising giusto?

ZAMPA: Si abbiamo fatto le magliette, poi abbiamo stampato i CD anche se siamo consapevoli che oggi come oggi è perfettamente inutile… però i butei ce lI chiedevano e infatti le copie sono già quasi finite.  E poi abbiamo fatto proprio la stampa proprio della foto di cui abbiamo parlato, su carta “fine art” con cornice o senza… e anche quelle sono già andate quasi tutte. Ad Alberto Mancini, dopo aver ricevuto la foto abbiamo anche affidato tutto il lavoro del booklet che infatti è formato dalle sue foto in analogico.

Come nasce una vostra canzone? Viene prima il beat, prima i testi..?

MANNY: il nostro processo lavorativo solitamente parte dal mio beat, poi loro dall’atmosfera del sound si fanno ispirare per scrivere i testi.

Quindi quando avete fatto “Pizza a colazione” eravate tutti ubriachi??

CAPSTAN: Ahaha si si esatto!!  C’è tutta una storia dietro… Manny ha vissuto per un bel pezzo a Londra e noi siamo saliti per cominciare a registrare le prime cose dell’album. La seconda volta che io e Zesh siamo saliti a Londra c’era anche Manny che era sceso in Italia e quella volta eravamo super carichi e in aeroporto anche se ormai erano le 11 non avevamo ancora fatto colazione e al bar era rimasto solo qualche pezzo di pizza… Da lì abbiamo detto “Pizza a colazione”, dobbiamo tenerla a mente per il titolo di un pezzo!
Poi arrivati a Londra siamo stati invitati ad una festa con open bar alla quale ci eravamo ripromessi di fare i bravi perché il giorno dopo dovevamo cominciare a registrare. Ovviamente puoi immaginare come sia andata (ridono) ci siamo sbronzati come degli stronzi e la mattina dopo, non so come, è nata  appunto “Pizza a colazione”, beat compreso. True story.

MANNY: Morale della favola: l’alcool fa bene… ahahah

Nell’album non ci sono featuring, se non per due ritornelli… E’ una scelta ponderata?

CAPSTAN: per quanto mi riguarda il featuring è figo quando fai un pezzo e subito ti viene in mente una persona che ci starebbe bene, oppure addirittura quando sei in studio insieme… in questo caso ci sembrava che questi pezzi girassero bene già così, senza il bisogno di featuring…

ZAMPA: E poi diciamo che questi pezzi non sono poi così hardcore, a parte forse “Testa o Croce”, e quindi è un album dove a livello di scrittura ci siamo messi tanto in gioco e diventa difficile trovare un featuring, soprattutto a distanza, che possa avere la stessa profondità che abbiamo voluto trasmettere noi nei testi. Se parli di pezzi farciti di barre o di cazzeggio magari è più facile, però con pezzi come questi è stato più coerente non avere nessuno. E’ il nostro primo album con questa formazione, quindi era giusto che fosse una cosa “nostra”. Sembra strano dirlo perché tutti facciamo musica da tanti anni, ma questo lavoro è un po’ come una nuova partenza per noi…

E’ il primo lavoro con questa formazione giusto?

ZAMPA: Si proprio noi tre insieme si, io e Capstan però sono tanti anni che collaboriamo. Abbiamo fatto “I giorni del condor” dove alle macchine c’era Non dire Chaz invece di Manny, mentre loro due (Capstan e Manny) hanno buttato fuori un ep di 6 pz. concepito interamente durante il lockdown dal titolo “Layoff”.

MANNY: Pensa che se il mondo finiva quello sarebbe stato l’ultimo album che facevamo!

ZAMPA: In realtà il primissimo pezzo che abbiamo fatto tutti e tre è stato “Una famiglia universale” nel 2019. Ma questo è il primo album ufficiale.

A portarci allo sterminio sarà l’odio mica un virus”, questa rima identifica un po’ il mood di tutto l’album? Un po’ anche pessimistico se vogliamo…

ZAMPA: Diciamo che una vena un po’ malinconica, un po’ struggle in quello che scrivo ce l’ho sempre avuta, è un po’ la mia poetica… In realtà quella rima l’ho scritta prima del Covid! E non è una rima no-vax! Ahahah
Anche anagraficamente diciamo che pur avendo passato i 40 anni, la fotta e la rabbia che avevo magari ai tempi di Lupo Solitario di fondo mi rimane sempre… se penso alla società non penso al paradiso terrestre, e questi ultimi due anni ce l’hanno un po’ dimostrato. Tanti dicevamo che ne saremmo usciti migliori, ma a me sembra tutto come prima. Io anzi direi che in questo album quella cosa che dici tu (che effettivamente c’è) sia un po’ migliorata.

CAPSTAN: Cerchiamo sempre il barlume di speranza nello struggle, di base magari il mood risulta malinconico ma alla fine vince sempre quella voglia di positività, di migliorare le cose.

Parlatemi di “5 pm” che è il mio pezzo preferito dell’album…

ZAMPA: In quel pezzo facciamo i conti con il cambiare delle cose, come cambiamo noi e come cambia anche la nostra musica.

“l’osteria che ha cambiato tutto tranne il nome, un po’ come accade alle persone”

ZAMPA: Esatto… lo dico proprio in quella canzone. L’idea del pezzo è nata in giornate come queste (invernali) dove alle 5 del pomeriggio fa gà buio, è noi abbiamo immaginato di tornare nel quartiere dove abitavamo da piccoli per constatare che in effetti è cambiato tutto.

CAPSTAN: Ma al contempo non è cambiato niente…

ZAMPA: Si… alcuni magari pensano di essere cambiati ma non lo sono in realtà. E’ un po’ il discorso che facevamo prima con le persone che pensano di essere migliorate con l’esperienza del Covid ma probabilmente non lo sono affatto.

Sempre rimanendo in tema di nostalgia, musicalmente parlando quanta nostalgia avete del passato?

ZAMPA: A livello musicale non ho nostalgia, mi piace molto come si è evoluto il rap, sia dal lato musicale che dal lato tecnico. Forse i contenuti sono stati messi un po’ da parte, ma mi piace molto di più la musica di oggi di quella del passato. A livello di attitudine sicuramente gli anni dello Show Off, della Crème ecc… sono stati anni unici, che non torneranno più. Eravamo più giovani e spensierati, e soprattutto la cosa bella è che le persone conosciute in quegli anni sono rimasti amici tuttora, come Jack, Bassi gli MDT ecc… Siamo ancora fratelli.

CAPSTAN: Infatti Zesh l’ho conosciuto proprio in quegli anni, nel 2004 andando al 2thebeat a Bologna, quello famoso di Jack vs Danno…
Per rispondere alla tua domanda, effettivamente ci sta la nostalgia per certe cose, soprattutto per pezzi magari a cui tieni particolarmente perché sono legati a momenti particolari della vita. Però come dice Zesh è bello vedere l’evoluzione che avuto il rap proprio a livello di sonorità, di stile, di “rapping”.

Foto di Alberto Mancini
Foto di Alberto Mancini

A livello di produzione Manny a chi si ispira?

MANNY: Io sono molto legato al rap anni ’90, in particolare alle sonorità di New York, da quando ho cominciato a fare i beat è sempre stato quello il mio mondo. Queste melodie un po’ malinconiche, un po’ “notturne“. Difficilmente riesco a fare musica allegra, da “club”, il pezzo party non è nelle mie corde. Forse  proprio per questo che mi sono trovato subito bene con loro, perché questa anima “struggle” c’è anche in questo progetto. Uno dei più grandi produttori a cui mi ispiro, magari sarà una banalità, ma è J Dilla. Un altro grande produttore forse un po’ meno conosciuto è Dj Spin di New York che adesso si è spostato più sulla House, ma intorno al 2000 produceva delle bombe… E poi va beh altra banalità: Pete Rock. Anche il producer di Drake direi che è uno che ha cambiato parecchio le regole del gioco. E ovviamente il grande Dr. Dre!

Ed esperienze con altri generi?

MANNY: No… direi che sono sempre stato legato al’hip hop, si magari qualcosa sul genere New Soul, New Jazz ma non mi è mai venuto in mente di fare qualcos’altro perché come dicevamo prima le atmosfere che mi ispirano sempre molto malinconiche e tristi… forse non ho avuto un infanzia felice, ahahah!

Devo dire che questa cosa si percepisce molto nel disco…

MANNY: Siamo contenti che questa cosa sia arrivata, era uno dei nostri obiettivi, cercare di fare un progetto che abbia un fil-rouge e non sia solo un collage di pezzi messi a caso… E’ vero che questi due anni ci hanno penalizzato per il fatto di non poter fare i live, però dall’altra parte abbiamo avuto più tempo per studiare questo lato del progetto e farne uscire un album solido e curato nei minimi dettagli.

CAPSTAN: Tra l’altro questo disco ha anche rischiato di non uscire perché il weekend che avevamo prenotato lo studio a Londra per andare da Manny a registrare è stato proprio il weekend in cui hanno bloccato tutto. Quindi poi alla fine tra mille sbatti ci siamo riusciti, è stato un parto ma ora siamo davvero soddisfatti del risultato.

ZAMPA: Quello che volevamo ottenere era fare un primo passo con un suono nuovo, e ce l’abbiamo fatta grazie al lavoro di Manny, mantenendo comunque la nostra attitudine. Adesso siamo pronti per continuare, abbiamo già un sacco di pezzi nuovi già pronti e altri da fare…

MANNY: Io ho lavorato nell’ottica di fare qualcosa di nuovo che strizzasse un po’ l’occhio a quella che è stata l’evoluzione dell’hip hop ma senza sconfinare troppo nel “pop”. Io penso che l’identità di un brano poi è data dalle loro parole, dalle rime… Poi il beat è quello che lega tutto.

Pensate che questo album, con la sua maturità, sia apprezzato dal pubblico molto giovane di oggi?

ZAMPA: Guarda… io mi sento di dire che al momento in Italia non siano rimasti in tanti a fare musica come facciamo noi, lo dico senza falsa modestia. Purtroppo quello che ci manca è la bravura sui social, a noi piace portare la nostra musica in giro con i live, è così che ci facciamo conoscere. Invece oggi è importante anche sapersi destreggiare con i social, con i video e altro se vuoi far girare la roba. Dobbiamo migliorare da questo punto di vista, come dicevamo a inizio intervista, anche in questo campo è un po’ come se ripartissimo da zero. Per quanto riguarda la maturità ovviamente io adesso parlo più ai miei coetanei, non di certo al ragazzino di 16 anni… Quindi penso che sia anche giusto che i nostri pezzi non siano rivolti a tutti.

MANNY: infatti la nostra musica non mira a colpire e sparire, ma ad essere duratura… diversamente da quella di un ragazzino che magari adesso segue la moda ed è influenzato da quello che vede intorno a sé.

Foto di Alberto Mancini
Foto di Alberto Mancini
Andrea Bastia
Andrea Bastia
Appassionato di cultura hip hop da ormai troppi anni e writer fallito, dopo qualche esperienza in proprio sul web approda definitivamente su Hano. Si occupa della rubrica dedicata agli artisti emergenti e a quella sui Graffiti.

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