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Il miglior rapper italiano non c’entra niente con l’hip hop

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E’ dura da ammettere per noi puristi della cultura hip hop, ma il miglior rapper italiano non c’entra niente con la nostra tanto amata doppia H.

Anni e anni di jam, battle di freestyle, dissing, gangsta-rap, il culto delle 4 discipline… niente di tutto questo. Lui è completamente estraneo a tutte queste cose che hanno fatto parte di chi ha seguito e amato l’hip hop dagli anni 90 a oggi.

E’ chiaro che stiamo parlando di Caparezza, colui che fin dall’inizio ha preferito prendere le distanze dal resto della scena rap e dai suoi cliché, soprattutto quelli legati al gangsta rap che Caparezza ha sempre disdegnato. Negli anni con i suoi testi non ha mancato di lanciare qualche frecciatina a quella scena che l’ha sempre “snobbato” guardandolo dall’alto in basso, probabilmente per la consapevolezza di avere di fronte un talento di un altro livello.

Affianco al mio banco un hippoppettaroSniffa polvere da sparoDice che un tipo è capace per quanti buchi ha nel toraceLo capisco ma preferisco Karol
dal pezzo: “La mia parte intollerante” (2006)

E Marracash, Fabri Fibra ecc… non erano loro i migliori rapper italiani?
Ovviamente entriamo nel delicato terreno dei gusti personali, ma mi sento di dire… no, trovo che Caparezza sia di un altro livello rispetto a tutti, proprio tutti.

Come abilità tecniche credo non ci siano dubbi sulla facilità con cui scrive testi complessi e farciti di tecnicismi, metafore e citazioni. Già in “Fuori dal tunnel” infatti, il suo primo pezzo di successo, si potevano apprezzare le sue skills riguardo la scrittura, affinate poi man mano negli anni.

Di te che spendi stipendi Stipato in posti stupendi Tra culi su cubi Succubi di beat orrendiSucchi brandy e ti stendiDandy, non mi comprendiSenti, tu non ti offendiSe ti dico che sei trendy
dal pezzo: “Fuori dal tunnel” (2003)

Ma se andiamo sui contenuti allora è qui che si crea il divario incolmabile tra lui e la media della scena rap italiana. E attenzione, dico la media perchè è chiaro che non si può generalizzare ma comunque chi ascolta il rap italiano da un pò di anni sa che gli argomenti sono da sempre il tallone d’achille dei rapper.
Non è il caso di Caparezza. L’unico a saper unire in maniera esemplare un rap metricamente perfetto, un vastissimo ventaglio di argomenti trattati e, non ultima, la buona musica.

Già, la musica. Un altro punto che lo differenzia dalla figura del rapper “medio”.
Caparezza non ha niente a che fare con il nostro “boom bap” ma si è sempre avvalso della collaborazione di musicisti in carne e ossa per la sua musica, senza mai legarsi ad un genere in particolare, andando così a rendere le sue canzoni molto più variegate rispetto all’hip hop che (diciamocelo) suona un pò monotono a volte.

Pezzi come “Vieni a ballare in Puglia” (2008) sono tipiche del genio di Caparezza. Trattare un tema delicato come le morti sul lavoro ma su una musica che ti mette allegria. Tant’è che il brano è diventato così famoso che lo si balla nelle discoteche e addirittura ai matrimoni (in entrambi i casi probabilmente senza capire il messaggio che si porta dietro la canzone).

Spesso viene definito Marracash come miglior rapper italiano e, per carità, nessuno mette in dubbio le sue capacità, ma basta ascoltare un album di Caparezza, uno qualsiasi, per accorgersi della differenza. E la cosa più bella sapete qual’è? Che a lui non interessa. Non si è mai posto il problema, non si è mai messo in competizione e forse è uno dei motivi che l’ha spinto lontano dal resto della scena.
Marra si è proclamato il “king del rap“, Caparezza non l’ha mai fatto. Non ne ha bisogno, non rientra in questo circolo vizioso di “chi ce l’ha più grosso”.
E forse è anche questo che lo rende il king.

Andrea Bastia
Andrea Bastia
Appassionato di cultura hip hop e writer, dopo qualche esperienza in proprio sul web approda definitivamente su Hano.

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