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“Young Veterans”, intervista a Dj Fede e Dafa che pubblicano l’album “1974”

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Se ne parla da diverso tempo ed ora finalmente il progetto di Dj Fede e Dafa ha visto la luce. Infatti i due “giovani veterani” hanno pubblicato il loro joint-album dal titolo “1974” che è il loro anno di nascita.

Le basi classiche di Dj Fede fanno da tappeto alle rime cariche di knowledge ed esperienza di Dafa, che dopo i Lyricalz non ha mai mollato il microfono, come ci dice lui stesso in questa intervista.

Dj Fede e Dafa

Ciao, volevo partire dal nome del vostro progetto e fare una domanda alla Marzullo… vi sentite più “Young” o più “Veterans”?

Dafa: Ho sempre pensato che fosse l’ossimoro perfetto per noi, oltre che il mio omaggio personale a Prodigy dei Mobb Deep. Oggi mi sento sicuramente più “Veterans” visti i miei 48 anni e 30 di militanza, ma lo spirito e l’approccio che ho con la musica è decisamente “Young“.

DJ Fede: Il nome lo ha scelto Dafa, lo trovo molto calzante. Io mi riconosco in entrambe le parole. Mi sento “Young” nella voglia di fare e nell’entusiamo e “Veterans” nell’esperienza e nell’approccio al lavoro.

1974 oltre ad essere il titolo dell’album è anche il vostro anno di nascita… Com’è fare rap, che è un genere considerato “per giovani“, arrivati a quasi 50 anni?

Dafa: Più passa il tempo e più fatico a smettere. La verità è che non mi è mai fregato un cazzo del rap business, e questo mi permette di fare musica come mi pare, coi miei tempi, con la consapevolezza che questa è la mia più grande passione, e non il mio lavoro. Devo essere stimolato, è vero. Ma in studio sono ancora una macchina da guerra e, soprattutto, mi diverto ancora. Purtroppo quattro anni fa mi è stata diagnosticata una sindrome al cuore piuttosto rara, ad oggi incurabile. Ho subito un intervento invasivo di 4 ore con scarsi risultati. È ovvio che fisicamente non sono più lo stesso. Dopo ogni performance live… mi sembra di aver finito una maratona. Quindi si! È dura fare il rapper a 48 anni. Molto dura.

DJ Fede: Ovviamente quando si fa musica non si pensa a quanti anni si ha. Se ti piace fare una cosa la fai, l’unico vantaggio è l’esperienza, che va sempre bene. Il rap secondo me è stato un genere per giovani qualche anno fa, perché lui stesso era giovane. Ora gli ascoltatori sono cresciuti, ma ci sono ancora. Forse la trap è per giovani. Il rap,quello fatto bene, abbraccia molte generazioni.

In passato in quale altre occasioni avete lavorato insieme?

Dafa: La prima volta fu per “L’acciaio della gavetta“, un pezzo a cui sono molto legato. La traccia con DJ Tsura, oltre ad essere stata il primo singolo di “Product of the 90s”, gode di una versione reloaded con Torme, Maury B e Sab. Poi in “Still from the 90s” ancora con Maury nella traccia “Fa la cosa giusta”, insieme a Fastcut. Da lì è nato tutto. C’è stata da subito una bella sintonia in studio, che ci ha spinto verso la folle idea di fare un disco insieme.

DJ Fede: Esatto, non dimentichiamo il prezzo realizzato per Real Talk, poi entrato anche nel mio album, “Tuttora non smetto“, che è un bellissimo pezzo.

Ormai produci musica da tantissimo tempo.. Dopo tutti questi anni come trovi gli stimoli per fare “roba” sempre nuova, senza ripetere ciò che hai fatto in passato?

DJ Fede: Non mi preoccupo di ripetere ciò che ho già fatto, anche se le produzioni rap sono di per sé dei loop… Ascoltando sempre tanta musica ti viene voglia di ridargli una nuova vita e una nuova forma e così i beatz nascono in maniera molto naturale.
Fin che avrò voglia di ascoltare la musica che ancora non conosco produrre sarà una conseguenza logica… Il meccanismo di produzione è più o meno sempre lo stesso, non è cambiato un granchè negli anni. Sono cambiate delle cose come la velocità dei beatz che si è rallentata parecchio o il modo di tagliare i sample, per il resto il rap è quello e non si cambia.

Ascoltando il rap di Dafa il pensiero non può che andare agli anni della Golden Age e della storica “Area Cronica”… Quanto c’è di quell’atmosfera in questo album?

Dafa: L’esperienza in Area Cronica è difficilmente spiegabile. Solo chi ha vissuto quegli anni in prima persona può davvero capire. È impossibile liberarsi da una cosa del genere. Credo che tutti i protagonisti di quella storia pazzesca ricorderanno con nostalgia quei giorni. Se a Torino si faceva la scuola, coi Sottotono si faceva l’università.
In questo disco non trovi quel tipo di atmosfera. È un disco molto personale, crudo, con un concept ben preciso. Ho raccontato gli anni 80 con gli occhi di un adolescente.

Gli anni passati con la formazione dei Lyricalz quanto hanno influito nel modo di fare rap attuale di Dafa?

Dafa: Ci sarà sempre una forte componente di Lyricalz nella musica che faccio, perché Lyricalz non è solo il nome di un duo Rap anni 90, Lyricalz è uno stato mentale. In “1974” quell’impronta si sente ed è piuttosto evidente, almeno per quanto riguarda la scrittura. Parlo di violenza, di razzismo, di omofobia; tutte storie maledettamente vere. Parlo di Torino e dei suoi quartieri, nel bene e nel male. E ne parlo con profondità e schiettezza, caratteristiche fondamentali del mio stile di scrittura. Spesso mi si rimprovera di non essermi evoluto, di non essere stato abbastanza al passo coi tempi. Io non ho nessuna intenzione di seguire il gregge, io sono una cazzo di pecora nera, sono una mosca bianca. Come nella vita, così nella musica.

Sarebbe stato bello un featuring con Tormento, ma non c’è stato…
Scelta ponderata o semplicemente non c’è stata l’occasione?

Dafa: In realtà l’occasione c’è stata. Abbiamo dato nuova vita a “Ghetto Master” con una versione reloaded davvero interessante, ma non voglio anticipare di più. Esiste anche una versione reloaded della traccia “L’acciaio della gavetta” con Torme, Maury B e Sab Sista, uscita qualche anno fa. Credo che sia un po’ il sogno di tutti fare musica con Torme. È un professionista eccellente, una persona squisita. Tutti quelli che buttavano merda su Torme, oggi lo osannano. Perché è indiscutibilmente il numero 1 di sempre. E tutti, finalmente, se ne sono accorti.

Dj Fede: …arriva anche Tormento, come è giusto che sia!

C’è però un feat con Sab Sista che i più nostalgici (come me) avranno apprezzato… Quali sono i rapporti con Sabrina e come è stato rappare ancora insieme a lei?

Dafa: Sabry è molto più di una semplice amica. Sab è mia sorella. Non serve parlare, basta uno sguardo. Ci si conosce da 30 anni, e quando sono tornato a vivere a Torino, circa 4 anni fa, e non sapevo dove stare, un posto per me nel suo letto c’è sempre stato. E io ci sarò sempre per lei. Nel disco volevo parlare di Luna Park, dell’arrivo delle giostre nei quartieri popolari torinesi negli ottanta. Da subito ho pensato che fosse l’argomento ideale per Sab. Con un risultato finale soddisfacente, è senza dubbio l’episodio meno cupo di 1974, ed è l’ultima traccia rappata che va a chiudere l’album. Mi piaceva l’idea di lasciarvi con un sorriso.

Il tuo “Original Flava” è sempre più marchio di fabbrica, cosa pensi invece della trap, produzioni quindi totalmente in antitesi con le tue? Non ti interesserebbe l’idea di collaborare con un trapper più legato alla nuova “wave”? Insomma, uscire dalla tua “comfort zone”?

Dj Fede: La Trap mi piace da suonare nei club, non rientra nei miei ascolti ma le riconosco un impatto incredibile sulle ultime generazioni. Ho fatto un pezzo con Ghali, forse uno dei primi a fare la trap in Italia, tra l’altro di quel brano è uscito da poco il 45 giri. In quell’occasione è stato un po’ lui ad adattarsi al mio suono e se farò qualcosa con altri trapper sicuramente terrò salda la mia identità produttiva. Ad oggi non sento, tra i trapper, nessuno che vorrei avere sui miei dischi, ma se dovesse capitare non mi tirerei indietro.

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Andrea Bastia
Appassionato di cultura hip hop da ormai troppi anni e writer fallito, dopo qualche esperienza in proprio sul web approda definitivamente su Hano. Si occupa della rubrica dedicata agli artisti emergenti e a quella sui Graffiti.

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