Wad, dal quasi giornalismo alla quasi omertà.
Wad, dal quasi giornalismo alla quasi omertà.

Devo ammetterlo, quando ho chiesto a Roberta Marciello di raccontarmi come Elettra Lamborghini le avesse allegramente rubato una foto, non mi aspettavo un granché.

Pensavo che i “complicatissimi” tecnicismi della legge sul copyright non avrebbero stuzzicato il palato di questo gregge chiamato social. Lo stesso posto dove la gente scambia Samuel L. Jackson per un profugo di Lampedusa tanto per intenderci.

E invece…

E invece è stato un successo di pubblico inaspettato: oltre 26mila visualizzazioni nel giro di pochissimi giorni (La poverata di Elettra Lamborghini). Numeri che per un sito per poveri sfigati quale è Hano, hanno il valore commerciale di 10 minuti di diretta senza pubblicità al Super bowl.

Perché? Non lo so, mi piacerebbe credere che il pubblico si stia svegliando. Rendendosi poco a poco conto di come questa scena “urban” italiana sia stata palesemente costruita col sangue di tanti appassionati che, il più delle volte gratis, hanno contribuito alla costruzione di questo terrazzo regale da cui gli artisti sono soliti affacciarsi con fare altezzoso. Hai presente le piramidi e gli egizi? Tipo così, ma con i rapper vestiti peggio.

Dai fotografi ai video-maker, passando per organizzatori di serate e giornalisti, blogger, fan e tanto altro.

Poi mi sveglio, e realizzo che sia stato più probabile che siano stati ringalluzziti dal fatto che Roberta fosse carina e dall’avere una scusa per scriverle in DM. Perché diciamocelo, se una figa lancia una campagna, vuoi che questa sia per il copyright o per il ripristino di Mila e Shiro in prima serata, il popolo social firma a scatola chiusa. Chissà…

Il clamore è stato tale addirittura da attirare l’attenzione di Wad, ormai storico conduttore urban italiano attualmente tra le file di Radio Deejay con il suo programma “Say Waaad”.

Ecco, so che sui social Wad viene preso più per il culo di Caressa, ma io prima di oggi non ci avevo mai avuto nulla a che fare e sono in primis rimasto piacevolmente sorpreso che volesse dare risalto alla storia di Roberta con una telefonata in diretta.

Bravo Wad, ho pensato.

Una “cantante” fa la prepotente con una giovane fotografa? Si deve sapere, e tu sei lì a Radio Deejay a dare una mano. Grande. Cazzo, eri da premio pulitzer.

Scemo io.

Vengo a sapere che nelle whatsappate preliminari, come per altro ammesso dallo stesso conduttore in diretta radiofonica, Wad abbia espressamente richiesto che non venisse fatto il nome di Elettra Lamborghini: “C’è da dire agli ascoltatori che ti ho chiesto io di non fare i nomi perchè se no E’ BRUTTO perché sono comunque AMICI GLI ARTISTI… però è la storia in sé che è il vero racconto”. Poveri noi.

La denuncia senza nomi è un salto carpiato nel ridicolo talmente sofisticato da meritarsi un applauso.

Ora, io capisco che per lavorare in un programma come quello devi costantemente dare un colpo al cerchio e uno alla botte. Essere amico di tutti e fare finta di avere ascoltato tutti i dischi dei tuoi ospiti, davvero lo capisco.

Ognuno ha una missione nella vita e la tua sembra essere quella di proteggere la “povera e indifesa” Elettra da quei cattivoni che si sono permessi di ricordarle che rubare il copyright è un reato.

Elemento per altro non trascurabile che la povera Roberta è stata costretta a menzionare in diretta, raccogliendo la spaesata reazione di Wad.

“I diritti d’autore sono protetti dalla legge e tagliare un copyright è reato”

“Aaaah Ok… certo”.

La reazione tipica di quando a scuola non sapevi un cazzo e ripetevi come un ebete qualsiasi cosa uscisse dalla bocca della professoressa.

Caro Wad, la battaglia “di Roberta” non è una cosa “tipo Striscia la notizia”, come l’hai chiamata tu in diretta. È qualcosa di molto più serio. Un problema dilagante di questa società drogata di connessione Internet senza conoscerne le regole. Orde di analfabeti digitali che copiano e incollano foto prese dal web senza rendersi minimamente conto del danno che stanno facendo a tanti giovani professionisti.

Gli artisti sono tuoi amici? Bene, sono sicuro che TRA AMICI VERI si è sempre pronti ad accettare una critica costruttiva, specie quando c’è un reato di mezzo.

Forza e Coraggio.

Ps. Ah dimenticavo, prima che ci si accusi di difendere solo le fighe. La scorsa settimana Tonino Dikele ha pubblicato una foto di Gué sul suo giornale di partito rubata a Matteo Bellomi, un altro super fotografo.

La guerra dei poveri è appena iniziata.

Diego Carluccio
Diego Carluccio nasce, in tutta la sua presunzione, il 26 ottobre del 1990. Ora di pranzo. Essendo la modestia il marchio di fabbrica della casa, pare abbia dato suggerimenti e consigli su come affrontare il parto allo stesso medico primario. Volendo affossare l’insopportabile luogo comune secondo il quale “dai licei esce la futura classe dirigente”, si iscrive al liceo classico e, sebbene provi a farsi espellere e/o bocciare ripetutamente, consegue l’impareggiabile successo di diplomarsi in 5 anni con un sensazionale 60/100. Da segnalarsi la tesina di laurea: un mix di Ramstein, Marilyn Manson e Neonazismo. Iscrittosi per sbaglio alla facoltà di legge alla statale di Milano, rimane ripetutamente intrappolato all’interno di quel subdolo e tentatore tragitto che connette la fermata “Missori” e l’aula di Diritto Privato. Ritiratosi dai corsi a metà anno, dedica il resto della stagione 2009-2010 al fancazzismo professionistico. Desideroso di ottenere una laurea però, scegli la carriera universitaria che ha il maggior numero di punti di contatto con la disoccupazione perenne: nel 2011 si iscrive al Dams. Laureatosi con il voto di 99/110, in onore dei kg e del numero di maglia dell’idolo di infanzia Antonio Cassano, conclude la propria esperienza universitaria con un tesi dedicata a “Fabri Fibra” e al rap italiano. Prima tesina nazionale a contenere un numero di parolacce superiore a quello dei segni di punteggiatura. Come ogni buon “critico” giornalista che si rispetti, non manca, tra le esperienze del giovane Carluccio, un fallimento artistico. Firma nel 2015 un contratto discografico con una label minore sotto lo pseudonimo di D-EGO MANIA. Il disco “Non è un paese per rapper” riesce nell’ardua impresa di vendere meno copie dell’esordio discografico dei Gazosa. Ora vive a Londra, frequenta un Master in Digital Journalism e lavora nell’organizzazione eventi per uno degli hotel più lussuosi della capitale britannica, ma non preoccupatevi: la sua vera passione è dirvi quanto fate schifo. ALTRE COLLABORAZIONI: Rolling Stone, Noisey, Il Milanese Imbruttito