• Tonino is back, come i Backstreet Boys. 
  • Dal “Ritorno del cavaliere oscuro” al “Ritorno dello sviolinatore in chiaro”. 
  • Il Leo Messi dell’intervista promo, l’erede di Fabio Fazio, il Federico Moccia street.

I soprannomi sono tanti, tutti bellissimi ma, quel che più conta, è che Antonio Dikele è tornato, mettendo così a tacere tutti gli hater che si ostinavano a ripetere “che peggio di così non può fare dai”.

Invece no, come Cristiano Ronaldo è proprio lì che il campione tira fuori gli artigli consegnandoci una pagina indelebile per la ricerca scientifica sui disturbi della personalità. 

Antonio Dikele si è intervistato da solo. O meglio, si è fatto prestare il nome di uno dei suo adepti in redazione, ma è abbastanza palese che sia lui la “mano invisibile” Smithiana del dietro le quinte. 

Fantastico. 

La versione video degli analfabeti che su Facebook si mettono like alle proprie foto. Uno spettacolo talmente surreale che a confronto il Joker di Heath Ledger era solo un Don Matteo con troppo make-up. 

Il pretesto era quello di promuovere la sua serie su Netflix di prossima uscita, ma il vero obbiettivo era quello di dimostrare che D’Annunzio era solo un dilettante. Mi riferisco ovviamente alla scrittura. Forse. 

La prima cosa che Tonino si chiede è a chi affiderebbe la produzione della colonna sonora della sua serie tv. Se per l’artista americano non sembrano esserci dubbi (Nas), sull’opzione italiana Tonino inizia a sudare peggio di Chiellini ricordandosi di tutti gli uffici stampa da tenere buoni. Poi però, da Fabio Fazio navigato, se ne esce da campione. 

“Io sono fan di tanti artisti italiani… Ti direi Johnny Marsiglia che a mio parere è uno dei pochi vicini al livello di Marra”. 

Perché fare una fellatio sola quando ne puoi fare due contemporaneamente? Tuttofare. 

In realtà il capitolo serie tv si chiude relativamente in fretta, lasciando quindi spazio a circa 30 minuti di sproloquio ininterrotto sulle tematiche più disparate: dall’istruzione alla politica, dall’editoria al successo. 

Ed è proprio qui che Tonino si rende protagonista involontario di una scenetta molto divertente. Sì perché dopo aver più volte ribadito di essere stato una “capra” tra i banchi di scuola, Dikele esprime tutto il suo stupore per il trattamento ricevuto dai professori. 

“Io a scuola ero veramente scarso, sono stato bocciato in prima media. Improvvisavo, non sono mai stato attento”.

Per poi aggiungere:

“Con me la scuola non ha funzionato perché tutti mi dicevano che avrei fatto l’operaio”

Zio, ti è andata anche bene. Io avevo in professore che alle capre vaticinava un futuro da spacciatori, altro che operai. Il dubbio che ci fosse una correlazione tra il suo essere pippa e il “farai l’operaio” non ti è venuto? 

Comunque su una cosa hai ragione, quei professori li hai sicuramente messi a tacere. Cosa ne potevano sapere dieci anni fa che in un futuro molto prossimo si sarebbe potuto costruire un’intera carriera solo leccando il culo agli artisti? 

Sei un grande Tonino, hai inventato una professione che non esisteva. 

O meglio, le groupie sono sempre esistite. 

Solo che i pompini li facevano in camerino, non alle interviste. 

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Diego Carluccio
Diego Carluccio nasce, in tutta la sua presunzione, il 26 ottobre del 1990. Ora di pranzo. Essendo la modestia il marchio di fabbrica della casa, pare abbia dato suggerimenti e consigli su come affrontare il parto allo stesso medico primario. Volendo affossare l’insopportabile luogo comune secondo il quale “dai licei esce la futura classe dirigente”, si iscrive al liceo classico e, sebbene provi a farsi espellere e/o bocciare ripetutamente, consegue l’impareggiabile successo di diplomarsi in 5 anni con un sensazionale 60/100. Da segnalarsi la tesina di laurea: un mix di Ramstein, Marilyn Manson e Neonazismo. Iscrittosi per sbaglio alla facoltà di legge alla statale di Milano, rimane ripetutamente intrappolato all’interno di quel subdolo e tentatore tragitto che connette la fermata “Missori” e l’aula di Diritto Privato. Ritiratosi dai corsi a metà anno, dedica il resto della stagione 2009-2010 al fancazzismo professionistico. Desideroso di ottenere una laurea però, scegli la carriera universitaria che ha il maggior numero di punti di contatto con la disoccupazione perenne: nel 2011 si iscrive al Dams. Laureatosi con il voto di 99/110, in onore dei kg e del numero di maglia dell’idolo di infanzia Antonio Cassano, conclude la propria esperienza universitaria con un tesi dedicata a “Fabri Fibra” e al rap italiano. Prima tesina nazionale a contenere un numero di parolacce superiore a quello dei segni di punteggiatura. Come ogni buon “critico” giornalista che si rispetti, non manca, tra le esperienze del giovane Carluccio, un fallimento artistico. Firma nel 2015 un contratto discografico con una label minore sotto lo pseudonimo di D-EGO MANIA. Il disco “Non è un paese per rapper” riesce nell’ardua impresa di vendere meno copie dell’esordio discografico dei Gazosa. Ora vive a Londra, frequenta un Master in Digital Journalism e lavora nell’organizzazione eventi per uno degli hotel più lussuosi della capitale britannica, ma non preoccupatevi: la sua vera passione è dirvi quanto fate schifo. ALTRE COLLABORAZIONI: Rolling Stone, Noisey, Il Milanese Imbruttito