Sfera Ebbasta
Sfera Ebbasta

È finita. Ce l’abbiamo fatta. Siamo sopravvissuti ad un’altra edizione di X-Factor quasi indenni. 

Come da copione, Sfera Ebbasta ne è uscito trionfatore con la vittoria della piccola Sofia: voce da usignolo, penna giovanissima e… se arrivi alla terza canzone e sei interista finisci per rimpiangere il 5 maggio. Bravissima ma grazie, no grazie. 

Coerente però, il passaggio di consegne tra il teen-idol per eccellenza e quella, mai dire mai, del futuro. 

Una stagione vedova dei pianti di Fedez, della chioma di Manuel Agnelli e del tasso di sobrietà che solo il buon Morgan e la fida Arisa sapevano regalarci.

Ora che è tutto finito, è tempo di pagelle. Le pagelle di chi ha guardato le puntate bevendo probabilmente troppo vino rosso ma tant’è, questo passa il convento. 

 ALESSANDRO CATTELAN: Voto 6.5 

Decide di vestirsi a cazzo di cane per il 99% della trasmissione solo per dare agli utenti di Twitter qualcosa di cui parlare durante le dirette. Generoso. 

Il clima di pressoché insostenibile “volemose bene” lo spinge inevitabilmente al torpore come un Gagliardini qualunque. 

L’apparizione di quell’amabile mattacchione di Robbie Williams finisce per dargli quell’extra  boost di felicità che è mancato durante il programma. Rigenerato.

SFERA EBBASTA: Voto 7+ 

Il capello mestruato più famoso dello Stivale si è presentato ad XF sicuro della propria forza e non si è smentito raggiungendo la vittoria grazie alla dolcissima Sofia. 

Sofia Tornambene, la talentuosa 17enne che promette di dare filo da torcere a Valium e Xanax nella prossima stagione discografica. Staremo a vedere. 

A Sfera va anche riconosciuto il merito di essere stato l’unico ad aver provato ad accendere la polemica. Poco importa che tutte le sue argomentazioni si basassero su “sono primo in classifica”, che è un po’ come vantarsi delle dimensioni del pene ed avere la faccia di Chewbacca. Va bene la classifica, ma si può valutare anche altro… 

Il voto 7+? Era solo per matchare con il parental advisory dei suoi dischi. VINCITORE 

MALIKA AYANE: VOTO 5 

Più di tutti subisce la pressione di essere in televisione. Per carità, viene ingiustamente bullizzata per essere l’unica ad avere una vaga conoscenza delle note e di un pentagramma, ma non può bastare. 

Il suo modo di porsi e le sue argomentazioni non fanno breccia nel cuore degli italiani come un Gigino Di Maio platinato qualunque.

SAMUEL: Voto 10

Sì, il carisma televisivo non è proprio di quelli indimenticabili ma a lui va il merito di aver smascherato in diretta l’insostenibile farsa dei featuring americani. 

Mentre Sfera cercava di convincerci che SIA avesse composto un brano intenzionalmente per una sua concorrente, Samuel ha alzato il muro proprio come il suo omonimo di calcistica memoria. 

I featuring con gli americani si pagano, sono tendenzialmente i loro scarti, li lasciano alle etichette senza la minima idea di chi finisca per cantarli. 

È come andare al Barcellona Store e comprarsi una maglia originale di Messi per poi dire ai tuoi amici che sai giocare a calcio perché lo ha detto Messi. Eroe. 

MARA MAIONCHI: Voto 2

Mi piange il cuore. Perché la Mara è un po’ la nonna di tutta Italia ma, a questo giro, davvero non se ne può più. 

Sembra una di quelle persone di una certa età dal passato di grande carisma che finiscono per diventare vittime del proprio personaggio.

Vederla dire un “cazzo” ogni tre parole, non come libera espressione ma come “Sono la Maionchi e devo dire le parolacce”, mi ha fatto lo stesso effetto di Berlusconi che dice “scusate ma devo andare a puttane” ai tifosi del Monza. 

LA SIERRA: Voto 8

Forse il primo progetto rap degno di questo nome mai apparso a un talent. Il pezzo è orecchiabile e i due ragazzi romani sono riusciti nella magica impresa di non starmi sul cazzo. Buona fortuna ragazzi e vi supplico: fate anche i feat con Gigi D’Alessio ma mai il reggaeton. Speranza. 

Diego Carluccio
Diego Carluccio nasce, in tutta la sua presunzione, il 26 ottobre del 1990. Ora di pranzo. Essendo la modestia il marchio di fabbrica della casa, pare abbia dato suggerimenti e consigli su come affrontare il parto allo stesso medico primario. Volendo affossare l’insopportabile luogo comune secondo il quale “dai licei esce la futura classe dirigente”, si iscrive al liceo classico e, sebbene provi a farsi espellere e/o bocciare ripetutamente, consegue l’impareggiabile successo di diplomarsi in 5 anni con un sensazionale 60/100. Da segnalarsi la tesina di laurea: un mix di Ramstein, Marilyn Manson e Neonazismo. Iscrittosi per sbaglio alla facoltà di legge alla statale di Milano, rimane ripetutamente intrappolato all’interno di quel subdolo e tentatore tragitto che connette la fermata “Missori” e l’aula di Diritto Privato. Ritiratosi dai corsi a metà anno, dedica il resto della stagione 2009-2010 al fancazzismo professionistico. Desideroso di ottenere una laurea però, scegli la carriera universitaria che ha il maggior numero di punti di contatto con la disoccupazione perenne: nel 2011 si iscrive al Dams. Laureatosi con il voto di 99/110, in onore dei kg e del numero di maglia dell’idolo di infanzia Antonio Cassano, conclude la propria esperienza universitaria con un tesi dedicata a “Fabri Fibra” e al rap italiano. Prima tesina nazionale a contenere un numero di parolacce superiore a quello dei segni di punteggiatura. Come ogni buon “critico” giornalista che si rispetti, non manca, tra le esperienze del giovane Carluccio, un fallimento artistico. Firma nel 2015 un contratto discografico con una label minore sotto lo pseudonimo di D-EGO MANIA. Il disco “Non è un paese per rapper” riesce nell’ardua impresa di vendere meno copie dell’esordio discografico dei Gazosa. Ora vive a Londra, frequenta un Master in Digital Journalism e lavora nell’organizzazione eventi per uno degli hotel più lussuosi della capitale britannica, ma non preoccupatevi: la sua vera passione è dirvi quanto fate schifo. ALTRE COLLABORAZIONI: Rolling Stone, Noisey, Il Milanese Imbruttito