Salmo Cartellone
Salmo a San Siro

Abbiamo vinto Beppe, abbracciamoci forte e vogliamoci tanto bene”, diceva un Fabio Caressa in evidente stato di ebrezza poco dopo il rigore vincente di quella famosa notte d’estate del 2006.

Un grido di vittoria e liberazione che meglio non si potrebbe prestare per celebrare l’inattesa decisione di Salmo di rinunciare al Festival. 

Proprio come ogni brava fidanzata di Valentino Rossi che si rispetti (Ciao Amadeus!), Mr.Lebon ha scelto di fare un passo indietro. 

Neppure una settimana fa avevo scritto su queste magiche pagine digitali come la presenza di Salmo al Festival avrebbe avuto la stessa coerenza artistica di Scorsese che si mette a fare i film della Marvel o di Guè Pequeno che fa l’apertura ai concerti di Fedez. Senza dimenticare come una di queste due cose sia, in realtà, incredibilmente successa. 

Invece no, il matrimonio tra l’artista sardo e il Festival della Canzone “non s’ha da fare”, come diceva Mc Don Rodrigo nel Promessi Sposi Mixtape. 

Una decisione sofferta annunciata lo scorso sabato in una storia Instagram in cui il cantante, dopo aver prima ringraziato “Cipolla Amadeus” per l’invito, manifestava il proprio evidente disagio per la sua ormai prossima esibizione. 

Non me la sento, mi sentirei a disagio. Vi ringrazio ancora di cuore

Poi, perché in questo magico mondo dei social media non è mai troppo tardi per trasformare un potenziale passo falso in della magica promo, ha concluso il video ribadendo che tra Sanremo e San Siro (data fissata per il prossimo 14 giugno) non ci possono essere dubbi. 

Vorrei dirvi che tra i due santi, Sanremo e San Siro, scelgo San Siro. Se volete venire a sentirmi nel posto giusto, con la gente giusta, venite il 14 giugno a San Siro”.

Chapeau. 

Ora, non per quanto noi rosiconi di Hano siamo dotati di un ego inversamente proporzionale ai nostri soldi, facciamo davvero fatica a credere che il buon Salmo si sia lasciato convincere dal nostro sermone di settimana scorsa. 

Anzi, è altresì molto più probabile che l’ago della bilancia sia stato proprio quel sublime garante della parità dei sessi chiamato Amadeus. 

La sua conferenza stampa dal vago retrogusto 600entesco ha probabilmente fatto talmente rumore dallo spingere un artista così attento alla propria immagine a farsi due domande sulla propria partecipazione.

Come dite? L’ha fatto solo per pararsi il culo?

Non importa. Qualsiasi siano stati i motivi, siamo sicuri che Salmo abbia così facendo rinunciato a un cospicuo compenso e in questo mondo di morti di fame chiamato “rapper italiani” abbiamo visto gente accoltellarsi per un decimo dei soldi di un cachet Sanremese. 

Scusaci Salmo. Anche noi vogliamo essere come le fidanzate di Valentino, vogliamo fare un passo indietro.

Ci vediamo a San Siro.

Diego Carluccio
Diego Carluccio nasce, in tutta la sua presunzione, il 26 ottobre del 1990. Ora di pranzo. Essendo la modestia il marchio di fabbrica della casa, pare abbia dato suggerimenti e consigli su come affrontare il parto allo stesso medico primario. Volendo affossare l’insopportabile luogo comune secondo il quale “dai licei esce la futura classe dirigente”, si iscrive al liceo classico e, sebbene provi a farsi espellere e/o bocciare ripetutamente, consegue l’impareggiabile successo di diplomarsi in 5 anni con un sensazionale 60/100. Da segnalarsi la tesina di laurea: un mix di Ramstein, Marilyn Manson e Neonazismo. Iscrittosi per sbaglio alla facoltà di legge alla statale di Milano, rimane ripetutamente intrappolato all’interno di quel subdolo e tentatore tragitto che connette la fermata “Missori” e l’aula di Diritto Privato. Ritiratosi dai corsi a metà anno, dedica il resto della stagione 2009-2010 al fancazzismo professionistico. Desideroso di ottenere una laurea però, scegli la carriera universitaria che ha il maggior numero di punti di contatto con la disoccupazione perenne: nel 2011 si iscrive al Dams. Laureatosi con il voto di 99/110, in onore dei kg e del numero di maglia dell’idolo di infanzia Antonio Cassano, conclude la propria esperienza universitaria con un tesi dedicata a “Fabri Fibra” e al rap italiano. Prima tesina nazionale a contenere un numero di parolacce superiore a quello dei segni di punteggiatura. Come ogni buon “critico” giornalista che si rispetti, non manca, tra le esperienze del giovane Carluccio, un fallimento artistico. Firma nel 2015 un contratto discografico con una label minore sotto lo pseudonimo di D-EGO MANIA. Il disco “Non è un paese per rapper” riesce nell’ardua impresa di vendere meno copie dell’esordio discografico dei Gazosa. Ora vive a Londra, frequenta un Master in Digital Journalism e lavora nell’organizzazione eventi per uno degli hotel più lussuosi della capitale britannica, ma non preoccupatevi: la sua vera passione è dirvi quanto fate schifo. ALTRE COLLABORAZIONI: Rolling Stone, Noisey, Il Milanese Imbruttito