Marina
Marina

In una mattinata di sole e di belle novità. Il suo primo album Compiti a casa, per Carosello Records, le canzoni che hanno le tinte Pantone, l’emozione di tornare a scuola, l’autunno e le sue nuove esperienze. E poi la musica, le parole che prendono la rincorsa, gli autografi. Tutto in un quarto d’ora. Incantati dalla sua semplicità.

La tua bio in una risposta.

Sono Marïna, ho venticinque anni, ho fatto il mio primo album, l’ho realizzato tra i ventiquattro e i venticinque e spero di farne tantissimi altri. E di fare questo nella vita.

Dopo l’Afa e le Caramelle, è arrivato il momento di tornare a scuola.

Per me sì perché mi serviva una base per la scrittura, soprattutto. Quindi ho cercato di fare un po’ i compiti a casa, di crearmi un bagaglio di esperienze nel mondo musicale perché, ovviamente, venivo da tutt’altro. Dopo queste esperienze, in Italia e non, ho realizzato le tracce che più mi convincevano e le ho messe tutte in un pacchettino e quelli sono i miei compiti a casa per l’ascoltatore. Ci ho messo tutta me stessa, anche un po’ per farmi analizzare, per farmi capire di più.

Pubblicare il primo album, che tipo di emozione è?

Eh, ti fa sentire agitata e frizzante allo stesso tempo, perché comunque un po’ ti affacci al mondo no? Ti presenti. Un po’ è anche il timore di aver fatto la cosa giusta o no, pensi “potevo fare diversamente, mettere un’altra cosa”, però poi alla fine ti senti realizzata. Sì sì.

Quindi questa nuvola che cambia colore, adesso che è uscito il disco che tinta ha?

Ah forse, più bianca che mai. Nel senso, per niente grigiume, per niente nero, sta a posto, è vuota.

Un anno in studio. Cosa è successo?

Eh, abbiamo girato molti studi in realtà, non è stato solo uno. Abbiamo cercato di fare le cose più diverse possibili ma allo stesso tempo tutte dello stesso colore, dello stesso Pantone, per far sì che fosse un progetto coerente. Marïna e Sick Luke, che poi è il mio ragazzo. Eh niente, è stato come è sempre: andare in studio, ascoltare i beat che mi ispirano, scrivere, collaborare col mio ragazzo e creare una cosa che ci piace. Che pensi sia adatta a questo momento, al periodo musicale italiano.

Come avete impostato il lavoro?

In realtà non c’è stata una vera impostazione nella creazione dell’album. È venuto anche un po’ naturale, comunque io sono sempre h24 con lui, che gira tutti gli studi del mondo con diversi artisti. Così ho cercato di assorbire come una spugna un po’ tutte le esperienze, i diversi metodi di scrittura e di registrazione. E poi ho creato un mio metodo. Lui, ovviamente, è un sacco versatile, riesce ad assecondare qualsiasi artista con cui si trova in studio. E niente, è venuto naturale, lui dà il beat, io scrivo e realizziamo la traccia insieme, assecondando le melodie al testo. E poi basta, abbiamo prodotto insieme tutto.

La sperimentazione continua senza un vero e proprio genere che cosa ti ha regalato?

Il fatto di non preoccuparmi dei limiti. Di non finire in un cassetto, di non darmi una nota stilistica da subito. Penso che, comunque, per trovare la mia strada ci vorrà del tempo, anche perché a me piace variare, piace assorbire un po’ di qua, un po’ di là e rendere una cosa già sentita come totalmente diversa. Ecco. Quindi non ti saprei dire, in realtà (sorride).

Le produzioni di Sick Luke sono quanto di più contemporaneo si possa trovare. Sono loro che ti fanno trovare le parole che prendono la rincorsa?

A volte sì. A volte mi lascio ispirare dal beat e dalla sensazione che mi dà e provo a descriverla. Mi chiedo: Marïna come la sta vivendo quella sensazione? A volte invece scrivo perché c’è una cosa che voglio dire o che mi viene in mente durante la giornata e poi l’approfondisco in studio. Ovviamente sempre sul beat per rimanere un po’ anche coerente con i suoni.

In TV, con le sue barre e con le sue chitarre elettriche è, a mio avviso, una delle migliori canzoni dell’album. Me la racconti?

In realtà è la mia preferita, è quella in cui ho cambiato anche metodo di registrazione. Perché solitamente lui (Sick Luke n.d.r) è sempre lì che mi registra, play, stop, play, no lo rifaccio, no non mi sento bene in cuffia…

Invece quella volta mi sono messa lì per un’ora in loop a cantare, mi sono sviscerata di tutto e forse è anche per quello che riascoltarla mi dà un senso di liberazione e che mi piace molto di più rispetto alle altre.

Arrivi in una scena musicale in grande cambiamento. Quale sarà il tuo contributo?

Beh, forse un visual diverso, non sento di avere un’estetica simile a quella delle altre ragazze che fanno trap, rap in Italia, che sono tante e stanno uscendo con progetti anche molto fighi. Forse il mio sta nel cercare di fare una roba diversa e non catalogarmi nella trap, in quei testi autocelebrativi. Forse la differenza è proprio questa, i testi.

L’immaginario scolastico è sempre affascinante. Cosa ci portiamo dietro delle aspettative di settembre all’apertura delle aule?

Beh, novità sicuramente. Io non vedevo l’ora ogni anno che arrivasse settembre dopo gli ultimi giorni d’estate in cui dici “non ce la faccio più, l’estate non la sopporto”. Settembre lo vedevo come “aaah refresh, nuovi quaderni, nuovi diari, nuove scritture, nuovi compiti, nuove esperienze”. Io la vivo così, anche questo settembre lo vedo come un trampolino di lancio.

Quanto sono importanti la cultura e lo studio?

Abbastanza. Infatti, spesso, cerco di consigliare alle persone che mi seguono di lavorare su se stessi e crearsi un bagaglio di esperienza, un bagaglio di passioni, di hobby. Sono le cose che ti rendono la persona che sei. E arrivare il prima possibile a capire chi sei, forse non lo capirai mai nel tuo percorso di vita, ma farti anche solo un’idea di chi sei penso sia importante. Per me è stato molto importante, sono maturata tantissimo in questi anni, soprattutto di lavoro nell’album. E mi sono resa conto che, un po’ quello che avevo studiato, un po’ le mie passioni e un po’ le esperienze fatte, anche dal vivo, nel conoscere più persone (quest’anno ho conosciuto molto più persone, italiane e non, lingue, esperienze, culture), hanno contribuito a farmi crescere, mi sono sentita molto più ricca, molto più aperta a tutto. Non ho problemi con nessun tipo di persona, con nessun tipo di musica, sono super free e pro free per tutta la libertà di tutte le persone. Questo serve. E credo si possa raggiungere solo attraverso un riempimento di conoscenze, ecco.

Facendo questo lavoro, quanti libri riesci a leggere in un anno?

In realtà non molti, io leggo molto più on line o, se compro un libro, durante la tratta del treno per tornare a Roma leggo quello. Cerco di leggere più cose, tipo notizie o storie, perché mi piace immedesimarmi nelle esperienze degli altri. E quindi cerco di arricchirmi attraverso quello.

Parlami del mondo femminile nel 2019. A che punto della storia sono le donne?

Sicuramente un po’ meglio rispetto agli altri anni. Qua in Italia c’è una cultura un po’ diversa rispetto all’Europa e all’Oltreoceano no? Invece nel mio mondo, quello della musica, non è troppo diverso. Cioè in Europa ce ne sono molte di più di ragazze, in Inghilterra ci sono tantissime artiste apprezzatissime. In Italia stiamo iniziando adesso. Perché prima la ragazza che faceva trap era un po’ sempre vista in modo particolare. Adessoè cambiato anche lo sguardo dell’ascoltatore. C’è un bacino di utenza diverso, molto più grande, anche perché è esplosa la trap in Italia, ci sono anche ragazze che ascoltano questo genere, finalmente. Lo vedo come un periodo veramente fiorente. Serviva, in Italia. Anche per dare degli esempi no? Per coinvolgere le ragazze a dirsi: se mi piace questa roba perché non la faccio?Non esistono più recinti intorno. Queste cose non devono più esistere.

Per quanto si respiri il bagaglio internazionale, musicalmente parlando, il tuo album comunque sa un po’ di pomeriggi a casa col Ciobar e Mila e Shiro. Ti ci ritrovi?

Sì, io sono un po’ una, come si dice hikikomori? Quei ragazzi che vivono in cameretta… io vivo di serie tv, di Netflix, di relax, di chill e di riflessione. Sto un sacco a pensare, tantissimo, faccio mille storie in testa.Forse è per questo che l’album è anche definito chill no?molto vapor, perché non è nulla di aggressivo ed è un sacco come Marïna. Questo forse. Quindi ci sta Mila e Shiro perché campavo di Rossana, Mila e Shiro e tutte quelle cose di pomeriggio dopo il tempo pieno.

Quali sono i tuoi progetti per l’autunno?

Di arricchirmi musicalmente, di fare un sacco di collaborazioni visto che l’album è vuoto, non ci sono feat. perché avevo bisogno di esprimermi e di farmi conoscere meglio. Però adesso voglio fare un sacco di collaborazioni e vedere anche com’è. Cosa può uscire.

Dove possiamo seguirti in concerto?

Per adesso non c’è niente di certo, ma penso che a breve darò comunicazione, stiamo lavorando alla preparazione dei live e tutto quanto.

Spengo il registratore, guardo la copia del cd e chiedo un autografo.

Lei prende un marker e mi scrive una dedica con tutta l’attenzione, come si faceva a scuola quando disegnavamo coi pennarelli nuovi. Gesti che sanno di semplicità,spensieratezza, leggerezza.

Di compiti a casa.

Marina - Compiti a casa (Cover Album)
Marina – Compiti a casa (Cover Album)
Michele D'Amore
Nato in Sardegna, mi innamoro dei libri a casa, con un amore odio che mi porta a giocarci, calciarli e scoprirli. Il mio primo libro è Mamma mi leggi. E poi Robinson Crusoe, Verne, Gotta. Da adolescente scopro i tascabili e leggo di tutto. Mi innamoro di Zola, Verga, di Oriana Fallaci. Amo Grisham, Peace, Clancy, Follett, Welsh e Manzoni ma, soprattutto, Calvino e Vittorini. I miei titoli preferiti: Marcovaldo, Colla e Uomini e No. Amo l'indipendenza, la libertà. Sposo l'idea di una letteratura popolare, dedicata a tutti.