Junior Cally. Foto di Roberta Marciello
Junior Cally. Foto di Roberta Marciello

Per provare a sdrammatizzare un pochino possiamo dire che in tempi di Corona virus se proprio devi uscire* a intervistare qualcuno, Junior Cally è la persona giusta. Sempre che si presenti nella sua versione con la maschera.

In realtà Cally è la persona giusta anche per tutta un’altra serie di motivi: ha qualcosa da dire e lo dice senza problemi.

A Sanremo ci eravamo sfiorati e rincorsi, ma in quella bolgia è stato impossibile trovare un momento per fare 4 chiacchiere e quindi ci siamo dati appuntamento a Milano sui prestigiosi divanetti di mamma Sony.

Trovo un ragazzo sorridente e molto disponibile, beve un caffè, respinge il desiderio di scendere a fumare e mentre Roberta, la nostra fotografa, cerca di prendere le misure con la strumentazione scontrandosi col problema di avere a che fare con una persona che non riesce a stare ferma (lui) e una piena di tic (io) ci accomodiamo sui divanetti rossi e partiamo.

[*Chiaramente l’intervista è stata realizzata prima che fossimo in zona rossa e prima del decreto del Governo].

Junior Cally tra le prestigiose mura della Sony. Foto di Roberta Marciello
Junior Cally tra le prestigiose mura della Sony. Foto di Roberta Marciello

Siamo costretti a partire da Sanremo. Anche perché ho delle curiosità che mi sono rimaste un po’ qui sul gozzo. Innanzitutto volevo capire, al netto di tutto il casino e le polemiche, cosa questa esperienza del Festival ti ha dato e tolto?

Mi ha dato tanto sicuramente a livello di crescita personale. Per vivere determinate situazioni, pensando a tutto quello che è stato il mio Sanremo, devi essere pronto, altrimenti rischi. Oltre all’esibizione, la performance, la TV… devi affrontare veramente la cosa da uomo.

Quasi che la musica passa in secondo piano però?

A volte si dice “l’importante è che se ne parli”… No! Non sono convinto, avrebbe potuto distruggermi, ma credo di aver affrontato tutto con la giusta maturità e questo mi ha portato a una crescita personale.

E cosa ti ha tolto invece?

Dirti che mi abbia tolto sarebbe mentire. Certo tutta l’attenzione che c’è stata nei miei confronti non è stata del tutto positiva, però il nome è cresciuto molto, a livello popolare, tutti sanno chi sono e ho avuto modo di farmi conoscere per la persona vera che sono. Ovviamente non è che poi riesci a convincere tutti, perché poi non si tratta neanche di convincere, io dico semplicemente chi sono, sarà difficile piano piano ripulirsi da quello che mi è arrivata addosso ma va bene così.

Ti ho sentito dire a riguardo: “Hanno attaccato Junior Cally, ma difendendo me e la mia libertà, io ho difeso tutto il Rap” e ti volevo chiedere: secondo te il Rap ha bisogno di essere difeso? Mi spiego: il paradosso è che Sanremo ci chiama perché gli facciamo fare ascolti, ma magari ancora non ha capito bene cosa siamo e cosa facciamo. Pensa che, anche a livello di comunicazione, noi di Hano eravamo l’unica testata rap presente in Sala Stampa. Forse il Rap è ancora un po’ usato, più che capito.

Quando ho detto che ho difeso il Rap non è che mi volevo autoproclamare il numero uno del Rap in Italia. Sicuramente altri artisti, nella stessa situazione, avrebbero fatto uguale. Altri magari si sarebbero trovati in difficoltà. Secondo me non tutti sono in grado di sopportare quello che ho sopportato io, ma non perché sono meglio, ma perché siamo diversi. Però io ci ho messo la faccia, essendo coinvolto in prima persona, e ho pensato che l’attacco a me fosse anche un attacco al rap.

Senti io ho avuto la sensazione che quando ho incontrato te, ma anche quando ho incontrato Anastasio, e hai capito che eravamo di Hano tu ti sia sentito un po’ “a casa”, protetto. Come a dire “Finalmente qualcuno a cui non devo spiegare tutto”.

Guarda una cosa certa è che quando sei lì cercano di fermarti ogni due secondi e ti viene proprio quell’input di allontanare. Quando ho sentito “Hano” il cervello ha collegato ad una situazione “amica”, lui sa chi sono mi son detto, mi conosce. L’unico nome che mi ha dato quell’impressione anche in mezzo a una marmaglia di gente che mi veniva da evitare di default perché non era scontato trovare qualcuno che ti capisse in quel momento. Quindi, confermo quello che hai pensato!

Siamo contenti, un’ultima cosa su Sanremo, un po’ stupida: dov’eri quando è successo il casino Bugo-Morgan?

Ero ancora all’interno della Ariston, non ho visto nulla e non mi interessa neanche sinceramente tutta quella questione. L’unica cosa che voglio dire è che ho sentito dire da BugoQuesti rapper sono i nuovi giocattoli”, ma poi mi sembra che a fare i giocattolini siano stati più loro. Quindi prima di parlare, prima di esprimere un giudizio, devi stare attento a quello che stai andando a fa’ (è bellissimo quando a Cally je’ parte er romano… n.d.r)! Perché io credo di essermi comportato da tutto meno che da giocattolino. Ho rispettato quel palco, credo di essere stato educato con tutti gli addetti ai lavori, credo di aver rispettato tutti dal primo all’ultimo e quindi mi dici giocattolino, poi ti comporti peggio di quello che hai detto che ero io.

Senti usciamo da Sanremo. In settimana hai sbroccato su Instagram… (Junior Cally in settimana attraverso Instagram Stories si è scagliato contro gli haters calcando la mano su quanto la gente parli a sproposito senza fare e senza guadagnare…n.d.r.) un po’ alla Sgarbi!

Ero divertito, era più uno sfottere. Credo si sia visto, però ci stanno proprio quelli là che si alzano la mattina e devono per forza insulta il nome del momento a caso a prescindere.

Mentre tu fatturi…

Io guadagno col rap da 3 anni perché mi dovete rompere i coglioni? A me che ti ho dimostrato che dal nulla si può arrivare a una situazione economica stabile, stare bene, guadagnare con la propria passione. Perché devi venire a rompere i coglioni a me? Perché forse non parlo dei soldi e collane? Forse dà fastidio questo, che non ostento. Quindi automaticamente non sto facendo, questo è il messaggio che arriva.

Senti, ma secondo te quanto bisogna guadagnare per fare l’artista in Italia?

Guarda da piccolo guadagnavo 600 euro pulendo i vetri dei negozi e pensavo “Datemene 500 ma fatemi fare il rap.” Non mi piace andare a far vedere che guadagno, è stata la prima volta in vita mia, in maniera scherzosa, che ho parlato della mia situazione economica. Però per me, veramente, da ragazzo mi bastavano 500 euro al mese per 24 ore in studio. Ero più felice che pulire i vetri a una cifra più alta. Un artista non deve guadagnare per forza una cifra, un artista è felice se può fare l’artista.

C’è stato un momento, arrivato a Milano, che vivevi (in realtà mi sbaglio, non vivevano insieme, e Cally mi spiega i dettagli… n.d.r.) con Highsnob e altri rapper, e mi serve come spunto per chiederti: tu oggi sei al top, cosa fa la differenza nel Music Business per avere successo?

Intanto ti svelo che la copertina di Wanna be è stata fatta in un green screen in cucina. Con Mike ero al telefono anche poco fa e ti posso dire di stare attento perché sono convinto che lui debba ancora prendersi quello che veramente gli spetta e secondo me non manca molto. Comunque, per rispondere alla tua domanda, secondo me si tratta semplicemente di scelte fatte in un determinato momento, giuste o sbagliate, Mike ad esempio ne ha sbagliata qualcuna ma mai musicali. E poi mi ha insegnato che la musica vince sempre. E quindi dobbiamo sempre scindere le due cose: non è che aver firmato dei contratti o andare al Festival ti rende un artista. Io ho il mio percorso al di fuori del Festival, al di fuori della popolarità. Anche perché altrimenti rischi che finisce Sanremo e non te s’incula più nessuno. Io ad esempio sono convinto di aver fatto la scelta giusta a passare da Sugar a Sony, oggi mi trovo molto meglio. Ogni volta mi alzo la mattina e so che c’è un gruppo di lavoro che mi supporta.

Junior Cally. Foto di Roberta Marciello
Junior Cally. Foto di Roberta Marciello

Abbiamo chiesto a dei lettori di mandarci delle domande da farti.

Bello, vai!

Partiamo. In carriera hai cambiato tante volte il nome: Sangue sul pugnale era il migliore!

Ma è durato un mese e mezzo! Il tempo di una canzone su MySpace.

I fan sono matti lo sai, ricordano tutto…

Pensa te de che stamo a parlà! No, però per me era il peggiore!

Seconda domanda: tra flow e maschera cosa ti ha fatto sfondare?

La fame.

A tal proposito un altro chiede: in questi tempi di Corona virus però forse era il caso di tenerla la maschera…

Diciamo che anche col Corona virus vado in giro senza…

Senti questo: gira voce che fai fatica Live. ..

In che senso? A parte che ho fatto sempre Dj Set più che live veri… ma comunque io mi trovo a mio agio.

Ma quindi chissà dove ti ha visto questo…

C’è sempre quello che si trova in discoteca, che non vuole sentire te e sta lì soltanto per ubriacarsi con i soldi di papà, quindi magari da ubriaco fa la storia su Instagram sto cretino. Perché si trova lì in una situazione in cui magari non ci vuole sta’, però ti dico io da quello che so live piaccio e mi sento pure de spacca’ sul palco, quindi…

Beh, invitiamo il tipo a venirti a vedere al prossimo live serio…

Oppure lo invitiamo a fare di meglio a lui e poi parliamo capra! (Ecco di nuovo lo Sgarbi che si impossessa del corpo del rapper romano… n.d.r.!)

Ora una domanda arrivato da uno che conosci mi sa… Michelazzo, il responsabile della Nazionale Hip Hop di calcio mi ha chiesto di implorarti di tornare a giocare perché senza di te (Junior Cally di recente ha firmato anche per il Fiumicino Calcio, squadra che gioca in Promozione…n.d.r.) continuano a perdere!

Bel gruppo! Però con tutti gli ultimi casini non è stato facile partecipare… peccato anche perché quando si fanno le cose a livello benefico io sono sempre felice di mettermi a disposizione.

Ci fermiamo qui. Domande sul prossimo tour non possiamo farne perché qui a Milano, ma non solo, è tutto in dubbio causa Corona virus (come avrete notato poi in questi ultimi giorni sono usciti tutti gli slittamenti dei live degli artisti, n.d.r.). Roberta reclama il suo momento per guidare l’artista alle foto che poi trovate all’interno di questo servizio e Junior Cally si mette agli ordini della nostra fotografa con grande attenzione.

Ci accodiamo tutti, rapper, staff, amici, in ordine e, mentre mi trasformo in assistente alla fotografia, ripenso a questa chiacchierata e realizzo la maturità con la quale il rapper romano sta affrontando questo momento della sua carriera e l’estrema disponibilità e chiarezza con la quale si è concesso alle nostre domande e attenzioni. Non so quale sarà il prossimo passo, non so cosa gli proporrà il futuro, non so se Junior Cally diventerà milionario (cit.), ma mi sono convinto che se c’è un artista cosciente che può affrontare tutto questo, questo artista è Junior Cally.

Grandi risate tra il Prof e Junior Cally durante l'intervista. Foto di Roberta Marciello
Grandi risate tra il Prof e Junior Cally durante l’intervista. Foto di Roberta Marciello