Johnny Murelli
Johnny Murelli

Ci sono personaggi, a Milano, che hanno vissuto le cose davvero. Gente anche pronta a usare le mani. O le bombole. Gente che parlava chiaro in strada e sui muri. Gente che ha segnato un’era. Tra di loro, Johnny Murelli o, per come lo conoscono le strade, Mure. Bomber milanese dal doppio zero, Mure un giorno ha scelto di scrivere un disco, Non è un rapper, forse non è nemmeno bravo. Ma le sue canzoni hanno una cosa che manca un po’ dappertutto, in questo momento storico. L’attitudine. Mure è uno che la gente dovrebbe ascoltare attorno al fuoco, come diceva Bean ai suoi tempi. Perché ha visto un sacco di roba. E ne è uscito con le sue snickers belle brillanti.

Dunque, Johnny Murelli…

The Big Mure, Ill Mure, come vuoi.

Presentati tu ai lettori di Hano.

Sono un ragazzo, un ragazzone di cento chili, simpatico, che nel rap, tranne breccare, ha fatto quasi tutto. Cioè nel senso, ho dipinto come un pazzo e ho fatto un disco rap, che era una roba che volevo fare da tempo. Un disco rap col mio nome. Preciso, senza pretese, senza voler fare niente di più.

Perché un writer decide di fare un disco rap?

Perché ho raggiunto quell’età in cui fisicamente non riesco più a fare i treni, a fare bombing in strada. E quindi dovevo sfogare, tirar fuori qualcosa, il disco è una cosa legale, dove se ti beccano non succede niente e quindi ho voluto fare un disco rap perché erano finiti i muri.

Le critiche dicono che gli argomenti ci sono, ma il tuo flow non è all’altezza di quello di un rapper di medio livello.

Eh ok, magari un rapper di medio livello però si sogna la mia attitudine. E l’attitudine, quella, mi spiace, potrai allenarti, fare freestyle, fare quello che c***o vuoi, ma l’attitudine è innata. Io quella lì ce l’ho e quella è incontestabile. Possono dire che non ho flow, che magari non ci sono le rime fighe, i giri di parole fighi ma, l’attitudine, mi spiace, fa metà del rapper.

Perché dopo una storia di bombing (e tanto altro), pochi hanno recepito il tuo disco e comunque pochi ti hanno aiutato a spingerlo avanti?

Perché non sono un simpaticone, partiamo da questo presupposto. Sono una persona che dice tutto quello che pensa e via. Io sono cresciuto ascoltando Odio Pieno, Fastidio… Cioè uno che è cresciuto ascoltando dischi come questi, come fa a scendere a compromessi, fare il sorrisino, fare il paraculo? Poi la musica non era la mia prima ispirazione, quindi non mi interessava entrare nelle grazie di nessuno.

Johnny Murelli
Johnny Murelli

È così difficile farsi accogliere da una scena lanciata verso le classifiche?

Se è quello che ti interessa pienamente, ci arrivi. Ti sbatti, invece di fare come ho fatto io, che scrivevo di getto, che andavo, registravo, l’alternativa è studiare, metterti sotto, lavorare su un flow unico. Studiare come piacere alle persone. Io semplicemente non ho studiato, ho preferito studiare altro.

Cosa c’è di attinente tra writing e rap.

C’è tantissima attinenza. La gente non se ne rende più conto perché il writing è meglio snobbarlo che accoglierlo, perché tu devi fare felice la signora Longari o il questore di Milano. Quindi se in un pezzo dici, muovo chili, la gente sorride, ride. Però se in un video vai a farti i treni ti fanno un culo come una capanna. E poi ormai sono tutti attenti ad avere l’outfit all’ultima moda e non vorrei mai che una maglia di Off-White si sporcasse di vernice.

Hai vissuto la città da bad boy. Adesso sei un bravo ragazzo. Paga?

Sì. Bad boy… potrei farti venti nomi di persone che sono molto più bad boy di me. Io semplicemente ho cercato di non farmi mettere i piedi in testa e di farmi rispettare sempre in un modo o nell’altro. Però il mio essere bad boy, come dici tu, mi ha ripagato perché ora riesco a sgamare le persone prima. Se sei un fake ti sgamo lontano un miglio. Mi basta parlarti mezz’ora e capisco chi sei. E questa roba qui non me l’ha insegnata il rap. Me l’ha insegnata il writing, stare tutte le notti fuori e vivere appieno Milano, in tutto e per tutto a tresessanta. Fuori dall’università, nelle periferie, stare con gente di ogni tipo, forma e colore. Questa cosa ti aiuta. Adesso ho quasi quarant’anni, mi basta parlare un attimo con una persona e la capisco.

Ritornando all’album. Se dici che l’attitudine c’è, non sarebbe il caso di mettersi a studiare per migliorare, per fare un buon lavoro?

Sì, un sacco di volte sento un pezzo figo di un rapper, magari più giovane di me, lui tocca quelle corde lì e io dico, ca**o che figata, vorrei farlo anche io. Questo fa la roba che piacerebbe fare a me. Però quello che volevo, un disco su Spotify, io l’ho avuto. Non voglio la top ten, nemmeno sognarlo. A me non interessa proprio. Nel disco dico, non salgo sul treno dei vincitori, ci dipingo sopra.

Barona Man, un video di livello che ha saputo raccontare la Barona in modo nuovo e unico. Vedi che i contenuti però ci sono. Eppure non ti capiscono…

Non lo vogliono capire, non gliene frega un ca**o. Nell’industria di adesso funziona un ragazzetto che gira sulla Bentley e ha cento K in tasca. Uno di quasi quaranta, che ti dice, zio io nella mia vita non ho mai toccato la bianca, so com’è fatta, so come si taglia ma non l’ho mai toccata perché è una merda. I soldi facili fanno schifo. Sì son belli, che figata, posso comprarmi ventimila paia di scarpe. Ti assicuro, io ne ho un sacco, ma sono guadagnate onestamente. E ogni volta che le metto ho una sensazione ventimila volte quella che può avere un pusher. E te l’assicuro perché me lo dicono i pusher. Quello che faccio io non va. Quando io ti dico che quella roba è una merda, che io mi spacco di lavoro, non è divertente. Non piace al ragazzino. Al ragazzino dirgli che ti alzi presto al mattino e vai al lavoro, dov’è la figata? Forse è più figo dire che sposto chili, muovo bamba, che pippo come un pazzo, quello ha più appeal. E io quello non ce l’ho e io le cazzate non le dico.

Ma tu, col tuo disco, che messaggio vuoi dare?

Nessuno! Se avessi voluto dare un messaggio avrei fatto un disco happy. Io ti dico cosa sono io, dove sono arrivato io con le mie difficoltà, coi miei difetti, con le mie imprecisioni, col mio mancato flow, con quel che vuoi, ma ti dico dove sono io. Sono uno che ha deciso di fare un disco e l’ha fatto. Ti ho fatto vedere che ho le potenzialità. Per Barona Man abbiamo fatto un video incredibile. Potevo spenderci duecento euro per mandarlo in giro. Invece quei soldi, nel caso, li uso per fare la spesa o andare a cena con te.

Arrivati a questo punto ti direi. Fatti una domanda e datti una risposta.

Ma cos’è?

Dai, sì.

E che ne so. Mmm. Chi è il tuo rapper preferito?
In questo momento, io sono uno che ama i Colle, che ama Kaos, che ama tutto quel mondo lì, ma in questo momento, e ti lascerò stupito, Ernia e Gianni Bismark mi fanno volare! Cioè Gianni Bismark sembra che scrive robe che penso io che ho fatto io. È un romano che gira con la Dark Polo. Ha fatto un pezzo che si chiama Università, sembra che gliel’ho dettato io nell’orecchio. Sembra che io sono andato lì e gli ho raccontato la mia vita di quando ero sbarbato. E non lo conosco, è totalmente lontano dai miei canoni di ascolto. Cioè io sono cresciuto coi Mobb Deep, coi Wu Tang, secondo me lui non è cresciuto con questa gente qui, però mi trasmette delle robe… è un tamarro, penso che se lo fai sentire alla gente della mia età ti chiede, ma che roba è? Invece a me arriva. Ernia è riuscito a fare un disco bellissimo. Quello è rap. Voglio risentire questa roba qua da tutti, Io non voglio treccine colorate. A me che tu vai a comprare da Gucci a me non me ne frega un ca**o. io voglio qualcuno che mi dia un messaggio. Ernia, che ha quasi la metà dei miei anni, dice una cosa tipo, l’albero dei soldi non cresce se lo annaffi col sudore. Con una frase del genere mi regali un’emozione. Vuol dire che non sono tutti sku sku. Io voglio questo. Io voglio gente che mi dice delle cose, Comunque io la vedo la speranza. La vedo la luce in fondo al tunnel. E ci credo. Vai Gianni! Vai Ernia!

Gli stringo la mano. Lo abbraccio. Mi ascolto un suo pezzo tornando a casa. Dovreste
farlo anche voi.

Michele D'Amore
Nato in Sardegna, mi innamoro dei libri a casa, con un amore odio che mi porta a giocarci, calciarli e scoprirli. Il mio primo libro è Mamma mi leggi. E poi Robinson Crusoe, Verne, Gotta. Da adolescente scopro i tascabili e leggo di tutto. Mi innamoro di Zola, Verga, di Oriana Fallaci. Amo Grisham, Peace, Clancy, Follett, Welsh e Manzoni ma, soprattutto, Calvino e Vittorini. I miei titoli preferiti: Marcovaldo, Colla e Uomini e No. Amo l'indipendenza, la libertà. Sposo l'idea di una letteratura popolare, dedicata a tutti.