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Intervista a UanmNess: per me il rap deve parlare, esprimere e comunicare

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Dopo la pubblicazione del suo ultimo album “Prince Caffè” nel 2018, il rapper UanmNess (precedentemente conosciuto come Ness) è tornato in attività pubblicando un ep che continua una “saga” che ha caratterizzato il suo percorso musicale.

Questa collana di ep si chiama “Shades Of Soul”e ad ogni episodio UanmNess ha voluto dare la sua impronta particolare, sia dal punto di vista musicale che da quello dei temi trattati. E’ il caso anche di “Gettoni – Shades Of Soul Vol.4” dove gli antagonisti di videogame e cartoni animati vengono ridefiniti cercando di mostrare il loro lato più sensibile.

L’altra caratteristica di questi ep è che UanmNess è solito pubblicarli come anticipazione di un album ufficiale, quindi di questo e tanto altro abbiamo parlato in questa intervista.

UanmNess

 

E’ un pò di tempo che non ti leggiamo su Hano e non ti si vede in giro, dove sei stato in questo periodo?

Dopo “Prince Cafè” per problemi personali ho fisicamente lasciato la mia seconda casa (Torino), allontanandomi per un momento dalla frenesia e le dinamiche che vivevo li, sia per quanto riguarda la musica sia per il resto. Mi sono preso un periodo di riflessione per cercare di capire meglio quale fosse la mia strada e il percorso, secondo me, giusto da seguire. Da quando ho iniziato a fare musica è stata un’ apnea continua tra incastrare impegni, girare in treno, cambiare città, produttore 1, produttore 2, etichette buone, etichette a caso, cerca i soldi, trova i soldi, spendi i soldi, trova casa, cambia casa. Sono ritornato un attimo a respirare e l’aria ha portato nuove consapevolezze ed energie pulite.

Come mai hai sentito l’esigenza di tornare in questo modo? Fondando una nuova etichetta, poi subito un Ep e l’anticipazione di un disco. Cosa è successo?

Non mi sono mai fermato ne con la scrittura ne con le produzioni, ho solo bloccato le pubblicazione perché non sopportavo alcune sovrastrutture che stanno intorno al rap game.  Allo stesso tempo ho creato, insieme ad altri professionisti, una realtà con cui condividere le idee e i progetti e rendere più amichevole e professionale il processo produttivo e discografico.

Con  33db – Good Noise ci occupiamo principalmente di produrre il progetto artistico che prendiamo in considerazione, dalla musica all’immagine, e se serve tutto il resto.

“Gettoni Ep”, uscito proprio per 33db, lo considero un passaggio obbligato, ancora prima di pensare al disco.  Odio i brani che restano a marcire nel computer, penso che ogni brano abbia senso di esistere al di la della considerazione che riceverà in futuro. In sintesi è successo che ho respirato, e nell’aria c’era una musica nuova. Ho fatto questo Ep e presto avrete notizie del disco ufficiale.

Questo ep ha una particolarità: tutte le canzoni hanno come titolo il nome di un villain dei cartoni animati. Perchè? E in quale di questi ti riconosci di più

C’è un piccolo pezzo di loro in me e un piccolo pezzo di me dentro di loro.

Personalmente sono sempre stato più affascinato dal “cattivo” più che dal buono di turno.
Di solito l’eroe è scontato e vince sempre! Nella realtà non credo sia proprio cosi.
I villain in molti casi hanno uno storico e un background che spiega un punto di vista diverso e mostra come spesso un personaggio possa nascondere tutte le ragioni dei proprio comportamenti.
Naturalmente ci tengo a precisare che si mi piacciono i cattivi, ma nelle opere di fantasia, nella realtà la cosa è diversa. In Gettoni mi sono in parte sostituito ai personaggi presi in esame e ho cercato di riscriverli facendoli risultare più “umani”. Freezer diventa un discriminato, Bowser un ubriaco per amore, Donkey un ipocondriaco, Gargamella un bullizzato, Capitan uncino un boomer, Trevor un incompreso. Tutti status “umani” che in un certo senso ci porterebbero ad empatizzare anche con personaggi che per “etichetta” sono dei cattivi, quindi sbagliati e non giusti.

Questo Ep fa parte di una saga giusto? Mi dici qualcosa sugli altri volumi e cosa cambia fra uno e l’altro?

Shades of Soul è l’insieme di Ep e di base sono il mio modo di sperimentare musica nuova prima di intraprendere la strada verso un nuovo progetto ufficiale. Anche per questo prima ho detto che questo Ep era necessario per me, prima del disco.

Ogni Ep ha sempre una peculiarità tematica, sonora e contenutistica. “Homework” il primo volume, ad esempio, fu tutto prodotto in casa insieme a Dj Sparta perché convivevamo a Torino e le atmosfere erano appunto casalinghe. “Maggio 19” racconta una vera e propria storia e in tutte le traccia è presente lo stesso featuring. Insomma, ogni Ep di Shades Of Soul ha un mondo a se, piccolo si, ma carico di contenuto secondo me. Gettoni ha i cattivi…

Come è nato lep invece dal punto di vista musicale, chi si è occupato delle produzioni?

L’ho scritto e prodotto per intero in completa solitudine, mai ho fatto un lavoro così intimo su un progetto. Sound minimale, quasi lo-fi, era quello che serviva per esprimere i concetti che avevo in testa. Ho cercato di accentuare le sfumature soul e RnB che sono il mio pane quotidiano nella musica che ascolto, non ho suonato nulla, tutto campionato come ho sempre fatto.

Penso che sia il tipico caso in cui le produzioni, anche se “scarne” di elementi, suonino perfettamente per ricreare le intenzioni e le atmosfere di introspezione che Gettoni contiene.

E’ chiaro sentendo i tuoi pezzi che nel tuo rap ha una grande importanza la scrittura del testo, parlaci del tuo approccio alla stesura di un tuo testo e perché lo giudichi un elemento così importante

La cosa che mi più mi appaga nella vita: scrivere. Non so scrivere un libro, penso di saper scrivere solo il rap. Automaticamente col tempo è diventato l’elemento a cui tengo di più e in fondo per me è ancora la vera valvola di sfogo sia nel bene che nel male. Negli anni ho cambiato molte volte il modo di scrivere, ad oggi scrivo difficilmente senza musica. Annoto tutto quello che mi colpisce, emozione o intriga, se non lo conosco lo studio e mi informo pure tanto in realtà, quasi diventa un modo di accrescere in generale la mia cultura personale. Alla base di tutto ci sta il mio stato emotivo e la mia ispirazione. Quando sono in studio arriva un momento specifico in cui visualizzo l’idea di brano e vado diretto come un treno, altre volte invece mi lascio guidare dalla musica e in base alle vibrazioni che percepisco dalle note e dal ritmo pesco da tutte le annotazioni fatte fino a trovare quello che per me è il contenuto giusto. Difficile che scriva a tavolino, potrei farlo perché quando scrivi molto è una capacita che maturi, ma quando non si crea quella giusta magia ogni testo scritto sembra solo un insieme di parole abbozzate a caso. Amo il rap, per me il rap deve parlare, esprimere e comunicare, che si capisca o meno, che sia esplicito o meno, il contenuto ci deve stare, ecco perché il testo per me è alla base di un buon pezzo rap.


Visto che nel tuo ep parli di “cattivi”, chi sono quelli che hai incontrato nella tua vita e magari anche nel tuo percorso artistico?

Nella mia vita di veri cattivi penso di aver avuto la fortuna di incontrarne pochi, anzi la cosa a cui ho fatto più attenzione col tempo è non essere io il “cattivo”. Purtroppo o per fortuna spesso mi ritrovo a fare autocritica e ripensare a tutti i momenti in cui penso di aver sbagliato nei confronti degli altri e cerco onestamente che tramite questo riesca a migliorarmi ogni giorno, appunto perché ho il timore di diventare il cattivo, anche se spesso lo sei. Molte volte il cattivo è semplicemente chi la pensa in un modo diverso e spesso mi ci ritrovo molto in questa cosa, faccio molta fatica a credere alle cose solo per sentito dire, per partito preso o per comodità. Nel mio percorso artistico ho incontrato qualcuno che il cattivo lo voleva fare, ma per fortuna da dove vengo io un po’ ti insegnano ad essere sgamato.

Insieme all’ep è uscito il video del pezzo “Donkey” (chiaramente ispirato a Donkey Kong). Dicci come hai rivisitato in particolare questo personaggio nel tuo brano e se sei riuscito a rispecchiarlo anche nel video..

Nel video gioco originale Donkey rapisce Pauline, portandola in cima ad una impalcatura e un giovane Super Mario (chiamato Jump Man) come al solito deve battere Donkey e salvare la principessa. Nel mio pezzo Donkey si nasconde sull’impalcatura e non rapisce Pauline ma ne è follemente innamorato. Il personaggio originale è solo uno scimmione che serve a dare gloria a Jump Man, il mio è una persona introversa che ha difficoltà a relazionarsi con il mondo esterno (Jump Man appunto), molto insicuro e poco a suo agio nella società. Preferisce casa alla movida, non scende per scelta da quella maledetta impalcatura, eppure sempre nel caso del mio Donkey , il motivo per scendere in mezzo agli altri è l’amore verso Pauline quindi non un idraulico che lo prenderà con la forza. Nel video il gorilla rappresenta anche il modo in cui una persona insicura si vede e si mostra in mezzo alla gente comune, quindi si crea questo parallelismo con il gorilla, come se fosse la famosa maschera di Pirandello che tutti indossiamo in base alla situazione, leggermente estremizzata però. Il messaggio vuole essere: per quanto tu possa trovarti a disagio con il mondo, in fondo ci sarà qualcuno o qualcosa che ti darà la forza e la voglia di “scendere” e vivere a pieno le tue emozioni anche se quello che ti sta intorno non ti rappresenta. Tu rappresenti te e chi ti sta vicino ama questo.

Ness

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Andrea Bastia
Appassionato di cultura hip hop da ormai troppi anni e writer fallito, dopo qualche esperienza in proprio sul web approda definitivamente su Hano. Si occupa della rubrica dedicata agli artisti emergenti e a quella sui Graffiti.

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