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Intervista a PrHome: “la mia indole è trasmettere good vibes, per questo sono tornato”

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Dopo qualche anno di “pausa” il rapper di Rovigo PrHome è tornato a pubblicare un nuovo album dal titolo “Lost in tha Hood“.
Questo lavoro, che è il quarto album ufficiale di PrHome, inaugura anche la sua collaborazione con La Grande Onda, l’etichetta fondata da Tommaso “Piotta” Zanello.
Abbiamo incontrato PrHome per fargli qualche domanda sul suo nuovo progetto.

Lost in tha hood è uscito da pochi giorni. Esce a 10 anni di distanza da Lo Strappo. In questi anni hai avuto un momento lunghissimo di pausa. Partiamo da qui. Cosa è successo?

Si corretto, pausa discografica, non di vita che se non vivi mica scrivi no ? Sto tempo  è servito per seguire e sistemare un po’ di cose, dopo la chiusura di Lost Angel è stato un periodo difficile nel quale per non perdere tempo mi son messo a fare di tutto dall’ esperienza in magazzino alla telefonia e alla fine è servito un po’ tutto anche se ad un certo punto ho fatto davvero fatica soprattutto quando ho realizzato che molte persone (la maggior parte) mi erano state vicine solo per tornaconto personale. Sono andato in crisi ed è solo grazie a Silvia che un po’ alla volta son uscito a venir fuori da un giro di paranoie che mi stavano logorando, poi nel 2017 è nato Nicolò ed è riesplosa la vita.

Come mai ad un certo punto sei tornato?

Ho stabiltito che era giunto il momento di tornare quando capì di stare nuovamente bene con me stesso, non ho mai amato nè gli scrittori nè i poeti pessimisti e paranoici e di conseguenza non ho mai nemmeno amato  tutta quella serie di rapper che ti vomitano addosso i loro problemi, ansie e inquietudini soprattutto se (come spesso accade) sono fini a se stesse. Non volevo essere uno di questi.  Non è nella mia indole.  Non so se sia giusto o  sbagliato ma non è nella mia indole. Ho deciso di tornare quando ho capito di riuscire a trasmettere delle Good Vibes ai miei amici, alle persone che mi sono vicine e che mi ascoltano. Lì è stato il momento decisivo e guarda che il mio disco è pieno di racconti che narrano momenti cupi, critici e delicati della mia vita solo che te li racconto a modo mio, senza cercare pietà e soprattutto senza vomitarti addosso il mio malessere e non lasciarti nemmeno un po’ di speranza o la possibilità di avere un’alternativa nella vita per farti stare un po’ meglio,anche solo per un po’.

Lo Strappo e Lost in tha hood. Cosa hanno in comune e cosa hanno di diverso?

Lo Strappo non voglio nemmeno nominarlo, son successi solo dei gran casini con l’uscita di quel disco e poco dopo la sua uscita mi fermai con la musica.  Io lo chiamo il disco maledetto e alcuni miei amici sanno che non voglio nemmeno parlarne anche se a livello di album ci sono delle tracce come “Non può piovere per sempre” con Principe che mi hanno accompagnato nelle date di quel periodo per parecchio tempo.

Tornando hai rimesso in piedi la True Life Records e in generale la True Life, iniziando a muoverti anche nell’ambito dello street wear. Ti va di darci un quadro su tutte le cose di cui ti occupi?

True Life  è il nome della crew e rappresenta tutti quelli che si sentono rappresentati da True Life . In che maniera ? Da un sacco di cose ma (credo) soprattutto dallo Stile (che non è solo quello delle grafiche) e con questo intendo il modo di vivere i rapporti con le persone, intendo il Messaggio che può essere quello di non arrendersi mai come  fosse una vera e propria missione e scopo di vita.

Usciranno degli artisti sotto True Life records?

Si homie. In passato è già successo coi Casomista di Chioggia,  gli Ultimo Capitolo di Genova e Dj Mista B from Bologna. Si stampavano ancora i cd… pensa.

Per i tuoi lavori personali, hai iniziato una collaborazione con La Grande Onda. Come siete venuti in contatto?

Io e Tommaso (Piotta) in realtà ci conosciamo da un sacco di tempo e c’ è sempre stato un bel rapporto di stima reciproca ma  è grazie a Promo L’Inverso (col quale collaboriamo molto sia io che Piotta) che ci siamo rimessi in contatto ed è sempre grazie a Promo che son riuscito a far sentire i provini del disco nuovo a Tommaso … da lì  è partito un po’ tutto

Prhome

Come mai sei così legato al suono west-coast, quali sono le condizioni che ti hanno portato ad amare questo genere do sound rispetto ad un altro?

La mia attitudine ? Penso sia per lo più una questione di attitudine e poi una questione di gusto e propensione all’ascolto verso quel determinato stile di suono ma mettici anche un po’ di cocciutaggine (che mi ha sempre contraddistinto parecchio). Cocciutaggine nel ricercare, studiare e scavare dove la stragrande minoranza delle persone non ricercavano, non scavavano. Perchè si sa che scavare vicino ad una buca dove stanno scavando alre 100 mila persone è molto più facile che non iniziare a scavare una buca da soli. Ecco io rappresento quel 3% dei minatori della west coast in italia (insieme ai Sa Razza, alla Fossa e ai ContiNuorilasso poi ) che scavavano la loro buchetta incuranti del fatto che il 97% della rimanenza della scena italiana scavasse la voragine East e quella legata al rap dei centri sociali. Non è una critica. Non è detto che sia giusto o sbagliato ma  è andata così.

Nei tuoi pezzi fai sempre molto uso di slang “chicano”, perchè? Facci qualche esempio di parole che usi abitualmente di cui qua da noi non si conosce appieno il significato

Probabilmente “Lost In Tha Hood” è il disco con meno riferimenti allo slang chicano, si vede che non l’hai ascoltato! (ndr. Ride!). Ma in passato ( è vero) ne ho fatto abbondantemente uso soprattutto in Malas Lenguas e nel Castigo. Sono sempre i soliti , dipende da come e quando le metti giù le parole perchè termini come Qvo, Firme, Trucha, Watcha hanno il loro senso e significato solo se sono inseriti nel giusto contesto stilistico e narrativo.

Immagino che la parte relativa alla produzione musicale del tuo disco sia molto importante, essendo tu legato ad un certo tipo di suono… Come sei riuscito ad ottenere il suono che volevi? Qual’è stato l’approcio con i produttori del disco?

Questo è proprio il punto di forza del disco perchè tra i produttori conta che ci sono anche Dj Jad e Ice One che probabilmente nessuno di voi ha mai sentito in un contesto così west/latin e questo che cosa ti sta a significare? Che innanzittutto Jad e Seby padroneggiano la materia come pochi perchè conoscono il Funk e a quel punto se conosci il Funk non c’ è East nè West che tenga ma c’ è solo una cosa: c’ è la Musica, c’ è lo Stile ed il mio  è fottutamente, deliberatamente e spudoratamente WEST.

Hai mai pensato di trasferirti all’estero per dare maggiore visibilità alla tua musica?

Si e NO …non è un’ equazione così logica e  scontata e poi mi perderei quella parte di chiacchericcio e gossip “itagliano” che tanto mi fa divertire.

Come vedi il futuro dell’hip hop italiano, viste anche le numerose sfaccettature che il genere sta assumendo ultimamente?

Tu le chiami sfacettature io le chiamo mode. Cambia.  Lo vedo bene solo se ciascuno fa quello che gli piace, altrimenti lo vedo molto male, perchè qui vanno dietro alle sfacettature e non allo Stile. Keep Trucha and Stay True!

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Andrea Bastia
Appassionato di cultura hip hop da ormai troppi anni e writer fallito, dopo qualche esperienza in proprio sul web approda definitivamente su Hano. Si occupa della rubrica dedicata agli artisti emergenti e a quella sui Graffiti.

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