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Intervista a Litothekid: “Chi si lamenta deve supportare di più le realtà che lo meritano”

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Abbiamo intervistato Litothekid (ex Paolito dei Duplici) che sta portando avanti il suo progetto “Kill the beat” che ha visto come ultimo ospite Joelz (fratello di Ensi e Raige).
Si tratta della quinta puntata di questa seconda stagione del format ideato dal producer torinese che fra gli altri ha ospitato nel suo Substrato studio anche Dafa, Maury B e tanti altri…

Ciao parlaci del format “Kill the beat”, come è nata l’idea, qual’è stato il riscontro per la prima edizione e come sta andando la seconda?

Ciao ragazzi, il “Kill the Beat” nasce innanzitutto dall’esigenza personale di collaborare con altri artisti in un progetto mio, in cui potermi mettere in gioco come beatmaker e produttore. Un modo per imparare a condividere la mia musica con altri artisti aprendo loro la porta del mio studio, con la volontà di rimettere l’arte del rap al centro, in modo nudo e crudo.

La prima edizione ha avuto un ottimo riscontro, nonostante andassimo un po’ a tentoni tra un lockdown e l’altro; per la seconda ci siamo strutturati meglio e abbiamo lavorato pianificando il tutto con il giusto anticipo.

Al momento siamo fuori con il quinto episodio che vede protagonista Joelz, sta andando molto bene, stiamo inoltre lavorando per chiudere gli ultimi episodi che usciranno tra Settembre e Ottobre, ne vedrete delle belle 🙂

Quali caratteristiche deve avere un mc per essere scelto per “Kill the beat”?

Per queste prime due stagioni ho cercato di coinvolgere MCs della scena torinese, che fossero attualmente produttivi e che avessero una propria attitudine nel fare il rap. Alternando veterani e nuovi talenti del microfono in città, l’originalità resta la caratteristica per me più importante, poi naturalmente c’è il mio gusto personale.

Pensi di racchiudere tutte le performance di Kill the Beat in un progetto unico, una sorta di compilation?

Tutti i brani della prima stagione sono stati racchiusi in una release uscita sia in formato digitale che in vinile: ci sono ancora alcune copie disponibili sul bigcartel (https://substrato.bigcartel.com). Per la seconda stagione sto valutando di fare lo stesso, intanto potete seguire la playlist Spotify che viene aggiornata ad ogni episodio, nella quale trovate sia la prima che la seconda stagione.

Per il futuro quale o quali rapper ti piacerebbe vedere ai microfoni di “Kill the Beat”?

Ci sono molti artisti che mi piacerebbe coinvolgere, ma per ovvie ragioni non farò nomi. Diciamo che il format è nato per la scena torinese, ma avrebbe tutte le carte in regola per diventare un format che attinge dalla scena nazionale o, perché no, itinerante – facendo di volta in volta un focus sulla scena rap di una determinata città…

In passato la tua carriera ti ha visto molto attivo come rapper, non ti viene mai la voglia di tornare a rappare?

Si, ma il tempo stringe e so che tornare a fare il rap per come lo intendo io significherebbe fare un processo di autoanalisi molto impegnativo che potrebbe destabilizzare l’equilibrio che ho creato negli anni; e non so quanto possa valerne la pena. Il business plan dice no, ma il cuore non ne è convinto, let’s see…

Cosa ricordi del periodo con i “Duplici”? Raccontaci cosa ha significato per te fare parte di questo gruppo e se cambieresti qualcosa potendo tornare indietro

Ricordo un periodo molto bello della mia vita, durante il quale il solo focus era il rap. Per me è difficile dirti cosa ha significato, abbiamo semplicemente fatto quello che volevamo esprimendo noi stessi al 100% con il mezzo più potente che avevamo a disposizione, e l’universo l’ha amplificato. Potendo tornare indietro, se cambiassi qualcosa non sarei lo stesso oggi, quindi lasciamo pure tutto com’è.

Come giudichi lo stato attuale della scena rap, non tanto per le vendite, ma come stato di salute della cultura hip hop?

Secondo me il livello delle produzioni e del rap si è alzato moltissimo in questi ultimi anni. Vedo anche veterani che hanno tenuto in piedi la scena negli anni di magra raccogliere finalmente quello che hanno seminato per anni, quindi non mi sentirei di giudicare lo stato di salute della cultura in questo periodo, ma inviterei chi si lamenta a “fare” e supportare le realtà che lo meritano, acquistando i dischi, andando ai concerti, organizzando eventi, scrivendo approfondimenti… Io faccio del mio meglio con i mezzi che ho a disposizione per supportare gli eventi e gli artisti che mi piacciono e cerco di fare cultura a mio modo, come per esempio con il “Kill the Beat

Nel 2022 hai realizzato un ep di musica elettronica, come è stata l’esperienza e perchè hai deciso di discostarti dalle produzioni hip hop? Pensi di realizzare altri progetti del genere in futuro?

Il progetto Litothekid nasce nei miei anni londinesi proprio come progetto di sperimentazione e sound design, per unire le mie influenze dalla musica black alla sound system culture. Questo mi ha portato a produrre diversi progetti tra cui “Knowmsayn EP” in collaborazione con il DJ e turntablist Dops, primo vero progetto in cui mi sono messo in gioco al 50% con un’altra persona dopo tanto tempo; è un progetto di cui vado fiero e spero ci possano essere altre occasioni per lavorare assieme in futuro.

Andrea Bastia
Andrea Bastia
Appassionato di cultura hip hop da ormai troppi anni e writer fallito, dopo qualche esperienza in proprio sul web approda definitivamente su Hano. Si occupa della rubrica dedicata agli artisti emergenti e a quella sui Graffiti.

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