In un periodo di confusione generale, Jangy Leeon pubblica il suo nuovo album che già nel  titolo ha un riferimento ad essa: “Full moon confusion“.

Ma in questa confusione il “bestione” Jangy ha fatto ordine e questo è un resoconto di ciò che ha vissuto negli ultimi due anni. Perchè, come dice lui stesso “un rapper deve raccontare il suo vissuto“.

Ciao Jangy, perchè il titolo “Full moon confusion”? Spiegaci il significato…

Il titolo nasce da un aneddoto dell’estate 2019 in Grecia, a Corfù. Sono finito in un airbnb particolare, con il proprietario ex galeotto che aveva piantagioni di marijuana nel giardino dell’appartamento. Ci regalava al mattino sempre rami di weeda. Una sera stava questionando con dei clienti, a causa della sovrapposizione di due prenotazioni, e giustificandosi disse: “sorry, it’s not my fault, there’s a lot of confusion for the full moon, full moon confusion“. Da quel momento ho capito che sarebbe stato il titolo dell’album perché interpretava perfettamente il viaggio mistico notturno del progetto. Tutto è nato in un periodo di transizione della mia vita, in cui ho dovuto fare un po’ di ordine tra tutto, da qui la confusione…

Il fatto che questo disco esca in un periodo così particolare ha avuto influenza sulla sua realizzazione? Sui testi ad esempio… o magari nell’approccio alla stesura dei pezzi?

Il periodo Covid è giunto alla fine della fase creativa del disco, per cui sì, ha influito sulla realizzazione del progetto, ma a livello produttivo marginalmente. Questo periodo, che si traduce in generale in un anno difficile, ha contribuito a confermare lo stato confusionale che stiamo vivendo. Penso sempre che le robe che scrivo abbiano un potere divinatorio, per cui in un certo senso è come se lo avessi previsto con un certo tempismo.

A che punto è il progetto Mad Soul Legacy, farete uscire ancora qualcosa insieme?

Il progetto Mad Soul è sempre vivo: Silla sta lavorando a un suo disco nuovo prodotto da lui, Weirdo è sempre attivo sotto il profilo producing, Lanz sta uscendo con il disco, per cui siamo on point. Nelle crew, anche se non si fanno lavori di gruppo, si porta sempre tutto avanti. Vedo la crew come una chimera che, nel tempo, cresce e si struttura. Abbiamo una collabo internazionale in sospeso di cui non faccio nomi, ma sempre coi miei amici estoni di Pirados.

Tra featuring e produttori sono veramente in tanti coloro che hanno collaborato a questo disco… il risultato a quanto ho potuto ascoltare è un lavoro molto variegato, sia come contenuti che come sound. E’ il risultato che volevi ottenere?

Sì, esattamente. Io penso che un artista, specie un rapper, debba essere poliedrico, ovvero sapersi giostrare su più sound sempre con lo stesso peso. E’ ovvio poi che avrà sempre un riferimento preferito ben preciso di quel che gli piace. Il progetto è uscito esattamente come mi aspettavo, una diversa sfaccettatura del disco va a completare un quadro più ampio ben preciso, come questo album nella mia discografia. I sound sono tutte influenze sonore mie, attuali o meno. I mood sono dettati dal mio vissuto. Un rapper, a mio parere, deve raccontare il proprio vissuto, se no sarà sempre un personaggio immaginario e mai una persona reale, è stato anche una maniera per espormi più intimamente al mio pubblico.

Quanto stai soffrendo il non poterti esibire live, portando il tuo lavoro direttamente ai tuoi fan?

Molto. Nel mio tipo di musica, la componente live è molto importante, è dove si vivono e trasmettono le emozioni più belle. Oltre a ciò, è importantissimo nell’economia di un artista. Quando c’è stato il primo lockdown ho perso tre date di cui due festival… io sono un artista medio-piccolo, mi chiedo quanti soldi abbia perso l’industria italiana “dell’intrattenimento“.

C’è qualcosa che vorresti aggiungere a questo lavoro, e che per qualche motivo non sei riuscito a concludere?

In realtà no, è un lavoro bello corposo, sono 15 tracce. Esiste sempre l’idea di fare di più almeno per me. In questo caso ho dovuto tagliare delle tracce del disco perché non fosse troppo lungo e se c’è una defezione in tal senso è proprio questa. Nel suo complesso l’album dura 47 min circa, molte persone che lo hanno ascoltato mi hanno detto che gira liscio liscio, non è una cosa facile con tanti brani, penso sia la formula giusta.

Jangy Leeon

Visto il tuo rapporto con Jack The Smoker, con il quale condividi il Caveau Studio, c’è mai stato un avvicinamento tra te e la Machete?

No. Molti mi hanno scritto a riguardo, ma non penso di rientrare nei profili adatti a quel tipo di label, anche se conosco praticamente tutti i componenti. Ovviamente mi sarebbe piaciuto, ma come ho detto, non penso ci siano le condizioni adatte a un mio ingresso nel loro roster, né c’è mai stato interesse da parte loro… non si fanno i conti senza l’oste. A riguardo ti dico che conosco Low Kidd da più di 10 anni, un tempo lavoravamo assieme, prima che diventasse anche lui parte dell’organico Machete, ci beccavamo molto spesso e facevamo musica assieme, di fatto ha prodotto un sacco di robe Mad Soul.

Alcuni tuoi colleghi stanno “protestando” contro le scelte del governo che penalizzano chi fa il vostro lavoro… Come la pensi a riguardo?

Ne ho già accennato prima su come la vedo ma aggiungo che il nostro non viene considerato un vero lavoro né dall’opinione pubblica né dal governo. Poi penso che, vedendo tutti i soggetti in tendenza, probabilmente sarei anch’io della stessa opinione, ma come sempre, bisogna saper andare a fondo e saper leggere tra le righe. In generale, in Italia, penso non ci sia un grande assistenzialismo da parte dello stato, specie nel nostro settore.

Nella tua carriera hai visto “crescere” la scena rap milanese e sei cresciuto insieme a lei… Come hai vissuto questo ambiente? E soprattutto, come l’hai visto cambiare negli anni?

Cambia sempre tutto in fretta. In generale non mi piace l’ambiente rap milanese o italiano che sia, né tutto quello che gli gira intorno… Spesso ti ritrovi a doverti interfacciare con persone che non pensano altro che a scavalcare il prossimo, nella loro personalissima ascesa al successo. Io dico rilassatevi che vivete meglio. Mi spiace dirlo ma penso sia un atteggiamento intrinseco alla mentalità italiana, ancor più nel nostro settore, fottere il prossimo per il proprio benestare, non esiste una coscienza comune come in altri Paesi, ognuno è concentrato sul proprio giardinetto, poi finisce che quello del vicino è sempre più verde.