Dopo l’intervista a Fatherfab Mc che ci ha parlato della storia della musica rap a Pavia, continuiamo il viaggio nella cultura parlando con BMP, storico writer che ha vissuto la scena pavese sin dagli albori.
Per i pavesi (come me) il nome di BMP rappresenta una sorta di leggenda, chiunque entri in contatto con il mondo dei graffiti non può fare a meno di imbattersi in qualcosa riguardante la sua produzione, che sia un treno, un muro, una mostra. Come ci racconta in questa intervista la sua attività si è poi espansa per tutto il paese grazie alle frequentazioni di writers con i quali ha stretto un forte legame e con i quali è tuttora in contatto.
Ma partiamo dal principio.


Parlaci un pò dei tuoi inizi, come è avvenuto l’incontro con il writing?
Ho iniziato verso la fine del ’94 con un ragazzo con cui facevo il boy-scout, erano i primi periodi che andavamo a Milano bigiando scuola, mattinate al Leonkavallo circondati di murate dei CKC, MNP, TDK, Teatro.
Una mattina in P.ta Genova ci siamo comprati un rosso stellinato Happy Color e abbiamo fatto la prima tag, sul retro del colorificio. Questo amico faceva il liceo scientifico e nel suo liceo c’era Alekone della DEX Crew. Ci siamo incontrati e fino all’inizio del 1996, prima di incontrare Ciorz (R.I.P.) e Folletto e fare l’ASM Crew, abbiamo dipinto molti muri e questo credo sia stato il periodo che mi ha fatto appassionare al vandalismo sistematico generalizzato.
Con la creazione dell’ASM le cose sono progredite, abbiamo richiesto muri legali ad una comunità di recupero, prima, ed a una ditta di sanitari, poi, ed è nata la Hall of Fame di via Lomonaco dove abbiamo passato quasi tutte le domeniche pomeriggio per anni.

Da dove nasce il nome BMP?
Il nome BMP è l’acronimo di Brigate Molli Pavesi, legato al giornale satirico “Cuore” che era un inserto del Manifesto che usciva il sabato, contenuti che leggeva mio padre quando era sul cesso.
A quei tempi recuperare gli spray per dipingere non era così facile come oggi, come ti muovevi?
Ai tempi, quando andavamo a Milano, passavamo da WAG,in via De Amicis e li oltre l’immancabile Flycat, seduto fuori su una sedia in parte, trovavamo i vari Tribe Magazine, AL e altre fanze, poi, di base, Milano ai tempi era molto piu’ devastata di oggi. Non so più che anno era ma eravamo andati al Museo della Tecnica e avevamo visto Phase2 fare un muro dal
vivo. In generale se c’era una jam in Italia anche se non eravamo tra gli invitati ci si andava e conoscevi gente. Inoltre Folletto organizzava insieme a Fabio dei Due.le.menti (Fatherfab mc), Jam con tutte 4 le discipline dell’hip hop a Pavia e provincia e in quelle occasioni incontravi altre realtà, altre persone, altri stili.
Per quanto riguarda gli spray, un pò li compravamo, un pò li scavallavamo… c’erano le spedizioni a Cologno Monzese dalla vecchia in metro con gli zaini prima, dalla Patrizia a Paderno in macchina per le Montana
poi. In seguito Folletto aveva creato una rivendita in garage per i writers cittadini (io ci lasciavo 1 milione e mezzo al mese) e della provincia, da quello storico luogo nacque il nome della fanza Garage Magazine della quale mi son pinzato 50 copie del numero zero, fotocopie B\N fronte retro con Impo MDS in copertina.
Nel tuo percorso ti sei concentrato molto sul trainbombing, quanto pensi sia importante questa componente per la credibilità di un writer?
Nel mio percorso non ho scoperto le ferrovie ma l’adrenalina che determinate situazioni provocano, roba che fare i muri non scatena, almeno per i primi tempi. Starsene imboscati per ore a tenere d’occhio un posto solo per starci 5 minuti o meno e magari andarsene perchè non è la serata giusta. Le fughe a gambe levate, in 5 su una Y10 in giro per l’Europa senza soldi. Ciao ciao Pavia.
Non penso che la credibilità di un writer si possa basare sul fatto che faccia o non faccia i treni, le metro o le ovovie, la credibilità io la lego alla persona che sta dietro il writer, per intenderci io se mi presento con uno del club della bomboletta mi presento come Luca non come BMP. Come allo stesso tempo se dobbiamo passare tutto il tempo a parlare di tappini, spray, guanti di lattice e pantaloni larghi mi stufo facile.
La credibilità del writer la fa l’uomo che c’è dietro la tag, secondo me.
Parlaci delle crew con cui sei entrato in contatto.
Ho avuto la fortuna di conoscere un sacco di writers incredibili e sopratutto persone credibili in situazioni imprevedibili. Le Crew che ho nel cuore sono le tre alle quali appartengo cioè la BLN di Pavia, l’ACD di Genova e la Loggia Massonica 777 con Muko di Torino.

La BLN è l’evoluzione della vecchia ASM Crew e quindi sono le persone con cui ho iniziato e con cui sono amico da 30 anni. L’ACD e’ stata la prima super crew in cui sono entrato: Tabo e Sheriff due fratelli maggiori, Kyro il mio alter ego biondo e polacco, ho imparato tanto su yard e depositi FS.
Per quanto riguarda la 777 è un discorso a parte; Muko l’ho conosciuto a Milano nel periodo UVA-DYO, quindi credo il suo periodo più alto e produttivo, stavamo in giro nei mesi estivi senza biglietto e vivendo di furti nei supermercati ma siamo riusciti a fare la linea B di Roma e la Circumvesuviana di Napoli da soli. 777 è nata a Roma una notte che dormivamo in stazione ad Ostiense, 777 è l’autobus che andava da Ostiense a Viale Oceano Indiano, all’EUR, dove c’e il deposito della metro. Oltre a loro ci sono tutti gli altri con cui ho condiviso muri o metallo in Italia o in Europa: VMD70S, Texas, Blef, DYO, AKS Piacenza, Recto, Plemo e Merf, Capster, Smole C4, Gigio di Torino, DIAS, Utero, gli Ascolani… di questi ho ricordi positivi, sempre per il fatto della credibilità.



Oltre a questi bei ricordi hai anche collezionato esperienze negative nel mondo del writing?
Gli scazzi ci sono sempre stati e io ho sempre cercato di restarne fuori, ai tempi la scena non era male, non c’erano i social e gli scazzi prima o poi bisognava risolverli dal vivo se non si erano già sgonfiati nel mentre. Da parte mia ho sempre cercato di dipingere con tutti, di non dire di no a nessuno (e infatti ne ho conosciuti di
stronzi), ora non so come sia la scena del writing, qualcosa ogni tanto me la dice Abes ma poco mi interessava allora e poco mi interessa adesso. Per intenderci, ai tempi non mi interessava la foto sulla fanza o proprio la foto del pannello in generale, avevamo la fortuna di avere un deposito a Voghera con treni che andavano al sud e il nome ce lo siamo fatti di conseguenza. Io poi in generale il fine settimana cercavo di andare via da Pavia e con Tabo & Sheriff o Muko andavamo anche lontano da Torino o Genova a dipingere. Frequentando loro trovarsi in mezzo a scazzi era impossibile. L’unico rimpianto che ho è non essere mai riuscito a dipingere la metro di Milano.
Non c’e’ niente che non mi piace nel mondo dei graffiti, forse solo i babbi che dipingono su monumenti o chiese, oltre alle chiacchere inutili.

Un altra cosa tipica del tuo percorso è stato “brandizzare” le tue opere, nel senso che i tuoi pezzi e i personaggi che hai creato sono molto riconoscibili e sono diventati il tuo marchio di fabbrica. E’ un aspetto che hai curato o è successo tutto naturalmente?
È la prova che dall’incapacità, dalla perseveranza e dalla mancanza di soldi per acquistare le fanzine si può creare uno stile. Molte cose mi sono uscite avendo a che fare con gente creativa; le spirali bianche come highlights e il triangolo con l’occhio da Muko e da Kyro e dalle robe punk che facevano. Il gusto per certe cose del nord Europa da Sheriff e Tabo. Il mio stile, anche se per me era la norma l’antistile, deriva da loro e quindi dal tempo passato insieme.


Diverso il discorso che riguarda i personaggi; quando, ad un certo momento, nel 2002 mi sono sentito fermo sulle lettere, ma non sulla voglia di fare nottata, ho fatto un autoritratto, uno scarabocchio e ho iniziato a farlo in giro, sui treni, muri etc… in più a Natale ed ai compleanni facevo quadretti con vari personaggi in stile, tipo celerini soprattutto, e li regalavo, ne ho regalati molti, ne ho piazzati molti sui treni ed i muri ed essendo scarabocchi si, ma riconoscibili, la cosa è capitata in maniera naturale, non calcolata assolutamente. Calcolare di fare hype brandizzando disegnetti mal fatti è roba da Gianluca Vacchi, io vivo largo solo in provincia e va benissimo così.
Facciamo una piccola deviazione sul calcio, so della tua passione per la squadra del Pavia che segui da molti anni…
Ora rilegata in serie minori (1° categoria) ed evitando il discorso della diaspora cittadina con 2 squadre in 2 stadi (altro che Milano) il mio amore per l’A.C. Pavia nasce dalla fine anni ’80 essendo mia madre appassionata di calcio ed ex terzino marcatore della Pantere di Cassolnovo, Serie C femminile.
Ho sempre seguito il Pavia, trasferte comprese, prima con i Fedelissimi e i New Boys (cioè i figli dei Fedelissimi) e poi in curva dove tutt’ora sono abbonato.
Per qualche anno ho seguito il Genoa, memorabile derby vinto dal Grifone all’88° con punizione sotto la Nord, mi pare di Francioso, con Tabo al mio fianco. Oppure una volta ho portato Muko, che è l’anticalcio fatto a persona, in trasferta nel derby col Voghera, con treno speciale, corteo fino allo stadio, sfondamento per non pagare il biglietto, pareggio e tafferugli, tutto per farlo divertire.
La bellezza dei campionati minori sta nella semplicità di poter andare allo stadio a tifare la tua squadra, Voghera insegna, poi Pavia, pur avendo sempre militato in serie minori. Ha gli ultras da fine anni 70, inizio anni ’80, è un ambiente dove c’e’ stato ricambio generazionale, il marchio è in mano ai tifosi, mi piace perchè è un ambiente sano e popolare.
Graffiti e cultura hip hop: secondo te c’è ancora un legame?
Ho fatto in tempo ad ascoltare le Posse o comunque a prendere come esempio il rap dei Sangue Misto, il Colle e molti altri dove comunqe trovavi un messaggio di un certo tipo. Ho provato anche ad ascoltare robe tipo Area Cronica, Sa Razza ma fondamentalmente non mi è piaciuta… poi quando ho iniziato seriamente con le ferrovie mi son spostato su altri generi proprio perchè ho iniziato a conoscere gente molto diversa. Automaticamente ho smesso i pantaloni larghi (provate a scavalcare).
Cosa pensi della street art?
Se devo fare un analogia con la musica: vedo la la street art come il Colle o i Sangue Misto, cioè esiste una sorta di messaggio. I graffiti invece li paragono più all’Area Cronica, roba figa ma senza trasmettere alcun messaggio.





