Qualche tempo fa ho aperto il computer e Spotify mi suggeriva di ascoltare “Ci entro dentro”. In allegato una foto raffigurante una sterminata serie di volti con indosso una maschera anti-gas rossa.

Figata, sono tornati i Cyberpunkers.

Mi sono preso benissimo perché ai loro tempi i due Dj made in Italy rappresentavano quel giusto compromesso tra stile e ignoranza, tra sambuca e pasticche tagliate col vinavil, a cui ogni locale marcio dovrebbe ambire (Se non li conoscete, correte a rimediare ovviamente).

Non potete quindi capire il mio disappunto nel capire che questo soggetto altro non era che il disco di un rapper. Trattasi di Junior Cally, l’ennesimo che pensa mettersi una maschera e rappare sui quattro quarti da discoteca sia la rivoluzione che la musica italiana stava aspettando. Seriamente? La maschera? Nel 2019? Dopo Salmo, i Daft Punk, i The Mummies, gli Slipknot, i Lordi, i Sick Tamburo, Bloody Beetroots, i Tre allegri ragazzi morti, Mezzosangue, e chissà quanti altri, c’è ancora qualcuno che pensa possa essere la mossa stilistica del secolo? Che palle.

Ovviamente in un paese normale non si sarebbe dato troppo peso a questa “misteriosa” ricerca di anonimato, ma considerato che questo è lo stesso paese che si è fatto rincoglionire per mesi dalla trovata commerciale Liberato, non sono per niente stupito che la cara buona vecchia Italia saluti un tizio vestito da saldatore come la rivoluzione del millennio.

“Sotto la maschera…”, “…ecco chi è il rapper con la maschera”, “…la maschera anti-gas”, e via dicendo. Una serie infiniti di titoli di riviste e giornali in cui su 15 righe, 14 sono sulla maschera e 1, forse, sulla musica. D’altronde è una conseguenza logica. In un paese gossipparo come questo, che mai ha capito e probabilmente mai riuscirà a capire il rap, un rapper con la maschera incarna la sublimazione del fatto che per i giornali, questo è un genere per pagliacci e fenomeni da baraccone.

Junior Cally, probabilmente a sua insaputa, non è altro che l’ennesimo fenomeno da immolare sull’altare della “caciara” per il tempo di una stagione musicale. In attesa che un altro ragazzo, ancora più affamato di successo, riesca a “inventarsi” qualcosa di ancora più stravagante costringendo il povero Junior a diventare nient’altro che l’omonimo di un personaggio di Drangon Ball.

Il disco? Una versione ben riuscita della roba che si ascolta oggi con in più il grande merito di non avere pezzi che superano i 2.30. Tecnica non indimenticabile ma sicuramente la capacità di creare brani funzionali al suo progetto rimane apprezzabile. Ancora una volta però, stiamo parlando di una ricetta che ha tre mestolate di pop con uno spizzico di rap. Le nuove popstar si vestono da rapper, ma sempre pop star rimangono.

Tematiche? Mmm… cosa c’è di più insopportabile di un artista che passa le canzoni a idolatrare la droga e il suo abuso? Semplice, un artista che passa il suo tempo a raccontare quanto schifi la droga. Altra faccia della stessa medaglia. Per come la vedo io, droga e alcool non sono né una cosa di cui andare fieri né un qualcosa su cui recitare la filastrocca boy-scout del pensiero positivo. Parola di lupetto.

Rimane poi l’elemento di mistero sul perché un ragazzo di 27/28 anni senta il bisogno di nascondersi dietro una maschera per fare musica. Di maschere nella storia della musica ce ne sono sempre state e probabilmente ce ne saranno molte altre, ma quello che lascia perplesso è che in questo caso la maschera non sia semplicemente un aspetto della narrazione artistica che si interrompe al di fuori del palco (ex. Salmo si metteva la maschera sul palco, non per andare al cinema) ma, bensì, una copertura 24/7 a cui il ragazzo non sembra intenzionato a rinunciare.

Abbiamo quindi provato ad analizzare uno per uno i motivi che portano Junior a non privarsi dell’amata maschera.

1) Si vergogna del disco

Non credo sia necessario. In Italia si è ascoltato e si ascolterà molto di peggio. Il disco ha anche alcune cose carine. L’altro giorno mi sono guardato la reaction degli Arcade Boys in cui, in soldoni, si diceva che i banger fatti uscire prima del disco facessero cagare mentre il disco rappresentasse i punti più alti. Non sono d’accordo. Fatta eccezione per “Rum” , le cose più fighe erano già uscite e lo preferisco nella versione più dichiaratamente pop/dance cazzona. Bulldozer caput mundi.

2) É brutto

E anche qui non mi sembra il caso di andare in giro col casco integrale. Anzi, a dirla tutta, il rap italiano è servito quasi esclusivamente a dare una possibilità di chiavare a tutta una serie di mostri flaccidi e brufolosi. Sarebbe un’occasione sprecata.

3) Ha votato 5Stelle

Opzione politica. Dopo la nomina di Lino Banfi ambasciatore dell’Unesco, i fan dei 5stelle si stanno nascondendo nei tombini. Possibile che il nostro Junior altro non sia che un deluso del governo del cambiamento?

4) Ha visto troppe volte batman

Diciamocelo, quando l’abbiamo visto comparire col mascherone per la prima volta abbiamo tutti pensato che fosse uno rimasto sotto con l’ultimo capitolo della trilogia del Cavaliere Oscuro. Junior Cally è l’anello di congiunzione tra Bane, il super cattivo del film interpretato da Tom Hardy, e un saldatore.

5) Opzione complotto

E se questo fantomatico Junior Cally altro non fosse che uno che ha provato negli ultimi anni a fare musica in tutte le salse? Se si fosse visto con discutibili risultati e diversi nickname su vari canali youtube? Se fosse apparso ad alcune battle di freestyle? Quale miglior modo per presentarsi nuovamente sulla scena con la “fedina pulita” data dall’anonimato?

Non lo sapremo mai, ma una cosa è certa: non è di Napoli. La rima “bocconi/bocchini” gliel’avrebbero anche perdonata, ma il CASCO mai e poi mai.

Diego Carluccio
Diego Carluccio nasce, in tutta la sua presunzione, il 26 ottobre del 1990. Ora di pranzo. Essendo la modestia il marchio di fabbrica della casa, pare abbia dato suggerimenti e consigli su come affrontare il parto allo stesso medico primario. Volendo affossare l’insopportabile luogo comune secondo il quale “dai licei esce la futura classe dirigente”, si iscrive al liceo classico e, sebbene provi a farsi espellere e/o bocciare ripetutamente, consegue l’impareggiabile successo di diplomarsi in 5 anni con un sensazionale 60/100. Da segnalarsi la tesina di laurea: un mix di Ramstein, Marilyn Manson e Neonazismo. Iscrittosi per sbaglio alla facoltà di legge alla statale di Milano, rimane ripetutamente intrappolato all’interno di quel subdolo e tentatore tragitto che connette la fermata “Missori” e l’aula di Diritto Privato. Ritiratosi dai corsi a metà anno, dedica il resto della stagione 2009-2010 al fancazzismo professionistico. Desideroso di ottenere una laurea però, scegli la carriera universitaria che ha il maggior numero di punti di contatto con la disoccupazione perenne: nel 2011 si iscrive al Dams. Laureatosi con il voto di 99/110, in onore dei kg e del numero di maglia dell’idolo di infanzia Antonio Cassano, conclude la propria esperienza universitaria con un tesi dedicata a “Fabri Fibra” e al rap italiano. Prima tesina nazionale a contenere un numero di parolacce superiore a quello dei segni di punteggiatura. Come ogni buon “critico” giornalista che si rispetti, non manca, tra le esperienze del giovane Carluccio, un fallimento artistico. Firma nel 2015 un contratto discografico con una label minore sotto lo pseudonimo di D-EGO MANIA. Il disco “Non è un paese per rapper” riesce nell’ardua impresa di vendere meno copie dell’esordio discografico dei Gazosa. Ora vive a Londra, frequenta un Master in Digital Journalism e lavora nell’organizzazione eventi per uno degli hotel più lussuosi della capitale britannica, ma non preoccupatevi: la sua vera passione è dirvi quanto fate schifo. ALTRE COLLABORAZIONI: Rolling Stone, Noisey, Il Milanese Imbruttito