Happy 42nd Birthday, J. Dilla!
Oggi James Dewitt Yancey avrebbe compiuto 42 anni. Forse a molti di voi questo nome non dice nulla o forse lo conoscete come J. Dilla, leggenda del beatmaking statunitense, mancato per una grave malattia nel 2006.
Chiamatelo come volete, Dilla, Jay Dee, Dilla Dawg, sta di fatto che con le sue produzioni ha segnato un’era artistica del movimento Hip-Hop oltreoceano.
Artisti del calibro di Common, The Pharcyde, ATCQ, D’Angelo, i Roots, Busta Rhymes, Keith Murray ed addirittura Janet Jackson – per citarne solo alcuni – hanno rappato, cantato ed “incantato” sui suoi tappeti sonori.
Ricordo ancora nel 1996, quando nel negozio di dischi che frequentavo assiduamente, trovai un disco dei Pharcyde (gruppo a me ancora sconosciuto) e lo acquistai sulla fiducia. L’album in questione era “Labcabincalifornia” e dentro c’era un pezzo che si intitolava “Runnin'”: la cosa che più mi colpì del pezzo non fu tanto il rap, ma il beat. Ai tempi uno dei miei passatempi preferiti era quello di sfogliare il booklet del cd, fino a trovare chi avesse prodotto la tracciae quali samples era contenuti: fu quello il mio primo incontro con Dilla, “passione” che poi mi trovai a coltivare col tempo.
Dopo questo pezzo (e questo album) che in un modo o nell’altro hanno influenzato il mio personale modo vi ascoltare il rap, è stato il periodo degli Slum Village, dove Jay Dee era parte integrante del gruppo, insieme a Baatin e T3, dove oltre a produrre, si destreggiava anche al microfono. Arrivarono album come “Fan-Tas-Tic (Vol. 1)” nel 1997, ed il secondo volume uscito nel 2000.
A mio parere, uno dei beats più belli di Dilla è contenuto in questo disco: “Fall in Love” è diventato con gli anni, uno dei pezzi più rappresentativi del beatmaker di Detroit, con il sample di Gap Mangione “Diana in the Autumn Wind”.
Nel frattempo, Dilla lavora a svariate produzioni sia da solo che nei super-collettivi “The Ummah” (con Q-Tip ed Ali Shaeed Muhammad dei ATCQ) e con i “Soulquarians” (autori di svariati progetti di peso, dal disco dei The Roots “Things Fall Apart” (1999), a “Voodoo” di D’Angelo (2000) fino a Mama’s Gun di Erykah Badu (2000), e “Like Water for Chocolate” di Common (2000)).
Nel 1997 produce il singolo di Janet Jackson “Got Till It’s Gone” (ufficialmente suo solo nella versione “Ummah Revenge Mix”) uscito nel disco “The Velvet Rope” e con i featuring di Q-Tip e Joni Mitchell.
Un altro disco che dal 2000 custodisco gelosamente è “Like Water for Chocolate” di Common: anche qui la mano di J. Dilla è presente e si sente. I Soulquarians producono buona parte dell’album, nel quale spicca (forse per distacco) il brano “The Light”, con il sample di “Open Your Eyes” di Bobby Caldwell.
Il disco, oltre al collettivo e Jay Dee, nel disco è contenuta un’altra super-traccia, prodotta dall’unica persona “esterna” ai ‘Quarians: Dj Premier che con “The 6th Sense” si discosta leggermente dalle atmosfere soulful plasmate da Dilla e compari.
Poi arriva il 2003. Madlib aveva appena pubblicato uno dei dischi che io considero un capolavoro “Shades of Blue: Madlib Invades the Blue Note” ed esce un LP che si intitola “Champion Sound”, dove proprio Madlib collabora con J. Dilla sotto lo pseudonimo di Jaylib.
E’ un album diviso in due parti, una dove rappa Madlib su basi di Jay e la seconda parte, dove troviamo i due a parti invertite. Il disco contiene alcune bombe, “The Red” e “Starz” su tutti.
Successivamente, visto il successo di pubblico e critica, ne è addirittura stata ristampata una doppia versione con incluse le strumentali.
L’anno successivo a “Jaylib”, dopo il tour legato al disco, J. Dilla scopre di essere affetto da una rara forma di lupus, e le sue condizioni di salute peggiorano sempre di più.
Continua a produrre, fino alla sua scomparsa, per un arresto cardiaco dovuto all’aggravarsi della malattia, nel febbraio 2006, 3 giorni dopo il suo 32esimo compleanno e l’uscita del suo disco strumentale (forse il più bello) “Donuts”, che contiene 31 pezzi, che spaziano dall’elettronico, al funkeggiante, al soulful. Un insieme di brani che celebrano la poliedricità, la potenza e la bravura di Dilla.
Il 2006 è anche l’anno nel quale si celebra J Dilla: ad Agosto la BBE Records pubblica il primo album postumo “The Shining”, completato al 75% prima della scomparsa dell’artista e portato a compimento da Karriem Riggins, amico di Dilla e musicista di Detroit. 12 brani con i featuring di artisti come Black Thought, Pharoahe Monch, Busta Rhymes, Common, Dwele, MED, Guilty Simpson e D’Angelo.
“Won’t Do”, uscito anche con un video ufficiale, è uno dei brani meglio riusciti di tutto il catalogo di Dilla. Qui sotto però, il mio brano preferito che rimane “Love” con Pharoahe Monch.
Successivamente, un po’ per speculazione ed un po’ per mantenerne viva la memoria, sono stati pubblicati album e singoli tra cui “Jay Love Japan”, “Jay Stay Paid”, “Dillatroit”.. Tutti riconoscibili, ascoltabili ma senza quell’anima e quell’amore che trasmettava Dilla quando ancora era al massimo del suo splendore.
Questo articolo non vuole essere una lezione accademica su ciò che è stato Dilla o su ciò che ha prodotto (dato il suo infinito catalogo), ma vuole soltanto essere un omaggio a cuore aperto, ad un personaggio che – come già accennato – ha cambiato il mio modo di ascoltare e percepire l’Hip-Hop, attraverso una serie di tracce che ancora oggi consumano il mio giradischi ed il mio lettore cd.
Vi lascio per l’occasione un mixtape, selezionato dal sottoscritto e mixato da Dj Spessore, dove qualche mese fa abbiamo voluto omaggiare la “leggenda” di Dilla.
Spero che vi faccia capire che molte volte la musica non è “soltanto” musica, ma può essere qualcosa di più.