A Clementino fanno schifo i concerti di Gue ma non può dirlo.
A Clementino fanno schifo i concerti di Gue ma non può dirlo.

Ok. La notizia non è freschissima ma ditemi voi se mi sarei dovuto perdere anche solo un round di polpettone di mia madre per commentare una qualsivoglia cosa fatta da qualsiasi rapper italiano. Manco per scherzo. 

Ora che i 12 cenoni, 21 aperitivi e 57 antipasti sono finiti raggiungendo così il mio fabbisogno annuale con circa 12 mesi di anticipo, posso finalmente concentrarmi sulle ultime emozioni di quella tenera pagliacciata chiamatascena italiana”. 

Tra tutte spicca inesorabile, proprio come un ecomostro abusivo, la roboante figura di merda fatta da sua maestà il “king del gratto”. 

L’amico di tutti. 

Colui che ha collezionato una serie di featuring talmente brutti da far rivalutare la Multipla. 

Stiamo ovviamente parlando di lui, La Iena White aka Clementino. 

È cominciato tutto settimana scorsa quando i ragazzi di essemagazine, desiderosi di elargire moine e fellatio ai propri datori di lavoro, si sono messi alla prova con le loro super imparziali classifiche annuali: gli “essemagazine awards”. 

Premi che per certi versi hanno molti più punti di contatto con i “Pornhub awards” che con i Grammys. Anche qui, infatti, il premio è per la miglior sega.

La vittoria di Guè Pequeno

La vittoria di Guè Pequeno nella categoria “Miglior artista dal vivo” non è andata proprio giù al buon Clemente. 

Un’indignazione tale da spingerlo a commentare il post Instagram con ben 19 emoticon che ridono. Parole forti. Insubordinazione estrema. 

Che Guevara, d’altronde, altro non era che un Clementino a cui si era rotta la tastiera. 

Per carità, noi spariamo sul carrozzone di essemagazine da molto prima che diventasse glamour e non saremo certo noi a giustificare la scelta assurda di premiare Guè Pequeno come migliore artista live.

Guè Pequeno è il rap italiano

Guè Pequeno è il rap italiano, su questo non ci sono dubbi, ma premiarlo per le esibizioni dal vivo è un po’ come premiare Rocco Siffredi per i baci con la lingua.

Chiunque sia stato a qualche concerto dei Dogo o del Guercio da solista, sa benissimo che dal vivo Mr.Fini è tutt’altro che indimenticabile. 

Non che questo sia necessariamente un problema. Due anni fa ho visto dal vivo 50 cent e al secondo pezzo ho iniziato a pensare che fosse il cugino palestrato di Lil Angel. 

La performance live ha sicuramente un valore ma non deve neppure diventare la Bibbia.

Quindi? Ha ragione Clementino? Fino a questo punto sì. 

Poi… 

Poi terrorizzato che qualcuno a casa potesse aver scambiato questo commento come la prima vera presa di posizione della sua carriera, si è scapicollato su Instagram per precisare come lui non abbia assolutamente nulla contro Guè Pequeno e che la colpa è di chi ha fatto la classifica. 

Siete solo dei commentatori” ha ripetuto a più riprese nel suo “flusso di incoscienza”, come se ci fosse qualcosa di male nel commentare la musica di un artista. 

Poi, per riportare essemagazine ad un doveroso bagno di umiltà, ha continuato con: 

“Non credete di avere il giudizio di Dio. Voi non siete il rap italiano, non fate parte di questa cerchia, facciamo interviste quando ci fa piacere farle, siete dei semplici commentatori, il giudizio di Dio ce l’abbiamo noi rapper…” 

Come sei umile Clemente. Come siete umili voi rapper. Grazie Clemente, insegnaci la via. 

Ma non bastava dire che non eri d’accordo col premio perché per te Guè Pequeno dal vivo ti fa rimpiangere le sere in cui manda il cazzo in chat? Ci voleva tanto?

Essemagazine

Essemagazine per quanto mi riguarda può fare tutte le classifiche che vuole. Ovviamente, essendo “vicina” ad alcuni artisti più che ad altri, la corsia preferenziale per tutti quegli artisti che hanno contribuito a rendere il magazine quello che è oggi mi pare ovvia e inevitabile. 

Come dite? Vi siete accorti che il giornalismo musicale fatto a suon di chinotti ad artisti e uffici stampa non vi piace? Cazzi vostri. 

Essemagazine è semplicemente il mostro che avete contribuito a creare, ora tenetevelo e non scassateci i coglioni. 

Sfigati.

Diego Carluccio
Diego Carluccio nasce, in tutta la sua presunzione, il 26 ottobre del 1990. Ora di pranzo. Essendo la modestia il marchio di fabbrica della casa, pare abbia dato suggerimenti e consigli su come affrontare il parto allo stesso medico primario. Volendo affossare l’insopportabile luogo comune secondo il quale “dai licei esce la futura classe dirigente”, si iscrive al liceo classico e, sebbene provi a farsi espellere e/o bocciare ripetutamente, consegue l’impareggiabile successo di diplomarsi in 5 anni con un sensazionale 60/100. Da segnalarsi la tesina di laurea: un mix di Ramstein, Marilyn Manson e Neonazismo. Iscrittosi per sbaglio alla facoltà di legge alla statale di Milano, rimane ripetutamente intrappolato all’interno di quel subdolo e tentatore tragitto che connette la fermata “Missori” e l’aula di Diritto Privato. Ritiratosi dai corsi a metà anno, dedica il resto della stagione 2009-2010 al fancazzismo professionistico. Desideroso di ottenere una laurea però, scegli la carriera universitaria che ha il maggior numero di punti di contatto con la disoccupazione perenne: nel 2011 si iscrive al Dams. Laureatosi con il voto di 99/110, in onore dei kg e del numero di maglia dell’idolo di infanzia Antonio Cassano, conclude la propria esperienza universitaria con un tesi dedicata a “Fabri Fibra” e al rap italiano. Prima tesina nazionale a contenere un numero di parolacce superiore a quello dei segni di punteggiatura. Come ogni buon “critico” giornalista che si rispetti, non manca, tra le esperienze del giovane Carluccio, un fallimento artistico. Firma nel 2015 un contratto discografico con una label minore sotto lo pseudonimo di D-EGO MANIA. Il disco “Non è un paese per rapper” riesce nell’ardua impresa di vendere meno copie dell’esordio discografico dei Gazosa. Ora vive a Londra, frequenta un Master in Digital Journalism e lavora nell’organizzazione eventi per uno degli hotel più lussuosi della capitale britannica, ma non preoccupatevi: la sua vera passione è dirvi quanto fate schifo. ALTRE COLLABORAZIONI: Rolling Stone, Noisey, Il Milanese Imbruttito