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Intervista a Oyoshe: la collaborazione con Rome Streetz e l’amore incondizionato per l’Hip Hop

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Abbiamo incontrato il rapper (e producer) napoletano Oyoshe che sta lavorando ad un nuovo album solista ed è reduce dalla collaborazione con il rapper d’oltreoceano Rome Streetz, da poco affiliato al team della Griselda Records.

In questa intervista Oyoshe oltre a parlarci nel dettaglio di “Musica Sacra” (che è appunto il pezzo realizzato insieme a Rome Streetz) ci racconta il suo percorso, la scoperta dell’hip hop, la consapevolezza che può aiutare giovani più in difficoltà e anche una panoramica sullo stato di salute del rap italico.

Per chi ancora ti conoscesse poco, puoi ripercorrere il tuo avvicinamento all’Hip Hop? Come è successo e chi consideri a Napoli come tuoi maestri?

È iniziato tutto come quando un bambino scopre un nuovo gioco. Imitare i primi cantanti rap preferiti, provare a improvvisare le rime, fino a scendere in strada e scoprire che forse quello non era solo il mio di gioco preferito. Napoli nel 2002\2003, cosi come il resto d’Italia, non offriva cosi tanta musica rap. Sia nella cultura generale, che nei negozi di CD e Abbigliamento, fino a quando non scoprii un negozio di Street Wear dove grazie ai proprietari si radunava tutta la scena urban dei tempi. I miei maestri sono stati il BBoy Walter Afro (RIP), il writer Puffo, la leggenda Speaker Cenzou e i 13 Bastardi, che mi hanno fatto sentire come un loro figlio dalle nostre prime collaborazioni, che sulla scena a Napoli mi hanno praticamente consacrato.

Ci fai un piccolo riassunto delle collaborazioni avute oltreoceano?

Ho iniziato nel 2009 quando grazie ad una delle prime mie collaborazioni con Verbal Kent, riuscii ad organizzare il mio primo evento dove potevo ospitare i rappers che mi “regalavano” la loro collaborazione. Per ripagare ciò cercavo promotori che mi aiutassero a portare artisti internazionali a Napoli o nel resto d’Italia. La mia prima serata organizzata organizzata è stata con Verbal Kent e Rugged Man, serata in cui Clementino riuscii a portare Rugged Man in studio per registrare “Animals” il brano presente in “I.E.N.A.“.

Dopo di che ho iniziato a raccogliere consensi da molti rappers Americani, come Blaq Poet, Tame One (rip) Chief Kamachi e Block Mccloud (A.O.T.P.) Shabazz the disciple (WU FAMILY) fino ad arrivare ad EDO G, Reks, Akrobatik nell’EP “Boston 2 Naples” con GDOT & BORN. Ne avrò saltate tante, e seppur non abbia ancora dato vita al capitolo 3 di Bring Da Noise (album da Producer diventato di stampo internazionale dal suo secondo capitolo) non ho mai smesso di essere presente negli album di artisti Americani come producer, infatti nell’album “The Wall Of Sound” con il rapper Mark Deez, ci sono addirittura collaborazioni con Dilated Peoples, Rass Kass e The Game prodotte da me.

Come ti sei avvicinato alla KML di Amsterdam?

Ci siamo conosciuti nel 2017 quando siamo riusciti a collaborare sul piano degli eventi, per portare Lord Diggah e Rockness Monsta in Italia. Dopo di che, abbiamo continuato la nostra collaborazione nel 2018 sul territorio Olandese insieme a Devin The Dude e altre date con me come Dj & Rapper. Ovviamente ci siamo chiusi negli studi KML dove abbiamo dato vita a “Stay High” con Lord Diggah, e adesso stiamo dando il via ad un lavoro che vuole ampliare i nomi delle nostre realtà in combinazione ovvero 4 Raw City Sound & KML.

Che significato emotivo e professionale ha per te una collaborazione con Rome Streetz?

Siamo molto soddisfatti di essere riusciti a conquistare l’attenzione di Jerome, ed il suo staff, molto selettivo e attento al percorso dell’artista. Avendo abbastanza esperienza ormai in campo, avremmo potuto avere una vasta scelta tra gli artisti, ma Rome Streetz rispecchiava a pieno lo spirito del brano e della nostra idea di salto di qualità. Griselda al momento è una realtà genuina che sta portando sul mercato un suono e una mentalità che stava venendo messa spesso in ombra per una poca capacità degli artisti e le realtà degli ultimi anni nel rinfrescare determinate sonorità di questa musica , che i più appassionati definiscono ‘’STRICKLY HIP HOP’’. Insomma non volevamo accontentarci facilmente e ci serviva qualcuno di attuale, sul mercato, e che nonostante ciò esprimesse in maniera genuina lo spirito del brano.

Oyoshe

Mi dici qualcosa sul brano Musica Sacra?

Il ritornello è stato scritto nella mia ora di spacco durante i laboratori che svolgo insieme al rapper Lucariello nell’istituto penitenziario minorile di Airola. È una riflessione nata durante i cypher con i ragazzi. Grazie a Lucariello, nel carcere è stato allestita una sala studio dove possiamo scrivere, produrre e registrare i nostri brani. Molto spesso i ragazzi quando entrano in sala, nei primi minuti sono silenti, a volte incupiti o rattristati dalle situazione che vivono internamente ed esternamente al carcere, fino a quando non si accende quella magia di un cypher freestyle, o di un’intensa sessione di registrazione (molti dei ragazzi già scrivono e hanno la passione del rap) dove emerge spensieratezza, divertimento e sorrisi. Da questo e non solo sono arrivato a pensare a quanto sia preziosa la presenza di questa possibilità in un ambiente come quello, dove un freestyle o lo scrivere una strofa può come una terapia. Per i ragazzi e ‘’Sacro’’ il momento in studio con noi, tanto che se qualche guardia di controllo ha il dovere di portare i ragazzi presso altri impegni dell’istituto, quasi diventa spunto per dei freestyle dove i ragazzi esprimono tutta la loro rabbia e voglia di sfogare con il rap.

Domanda provocatoria: è sacra la musica o la cultura Hip Hop?

La prima scoperta ovviamente è stata la musica, imprescindibile. Dopo di che sprofondando nei generi, nelle cassette e nei dischi, ho trovato l’Hip Hop. In relazione a quello di cui parlavo prima, immagina se invece di portare il rap nel carcere, avessimo portato lezioni di chitarra, oppure se a Gaza avessimo portato Puzzle, anziché bombolette e graffiti.
Senza screditare nessun’altra arte ovviamente, si deve ammettere che l’Hip Hop tende a rompere tante di quelle regole convenzionali, e soprattutto valorizza le proprie capacità minime o massime che siano e le canalizza in una pratica totalmente libera come il freestyle presente in tutte le sue forme di espressione (djing,mcing, breaking,writing ecc.). Una chitarra è uno strumento sicuramente piú complesso, hai bisogno di leggere, imparare e di assimilare. Con il rap invece prima di assimilare, devi innanzitutto buttare fuori, ed è questo quello di cui hanno bisogno determinate persone. Lo stesso vale per l’esempio dei puzzle contrapposti ai graffiti. Mi spiego: Per finire un puzzle ad esempio, hai un immagine di riferimento, che devi riportare uguale collegando i pezzi del puzzle stesso. Con i graffiti è diverso: devi trovare prima la tua identità, trovare il tuo nome, la tua tag, il tuo rifugio, la tua protezione e poi proiettare anche li quella che è la tua libera espressione, o il tuo messaggio. Ed anche li sei libero da vincoli. Poi come ogni disciplina, quando cominci un percorso, assimili e ne studi tutti i criteri, ma il bello della cultura Hip Hop è che nasce dove tutto brucia, dove c’è necessità, dove c’è bisogno di dire “Ci sono anche io“, e questo per me è davvero ciò che la rende molto più di un genere musicale, “pe’ ‘mme sta merd è sacra“.

Sappiamo che Oyoshe è anche un beatmaker, uno dei tuoi primi lavori era appunto un producer album con importanti ospiti della scena d’oltreoceano… Come procede la tua attività di producer in parallelo a quella di rapper?

Grazie al mio studio 4 Raw city sound, e le attività nei laboratori, sono molto vicino anche agli artisti emergenti e indipendenti. Sto dirigendo tantissimi album di giovani artisti della Campania e mi occupo oltre che della produzione, anche di tutto quello che riguarda la costruzione di un percorso di un’artista, come i live, la promozione e le collaborazioni. Sul mio profilo Instagram, ho pubblicato molti reel dove suono le mie basi sulla mia machine in freestyle, beats che sono stati molto apprezzati e molti sono finiti negli album di giovani artisti che ho conosciuto appunto sulla piattaforma social.
Sicuramente il lavoro del Producer è piú impegnativo, ma da un certo punto di vista è meno stressante di quello del rapper: il rap richiede un grande impegno anche fisico, per girare in tour ed essere in forma sui palchi. A chi mi chiede se mi sento piu rapper o producer, rispondo semplicemente che nel processo del producer, è incluso lo strumento del rap. Amo e ho sempre amato l’arte del rap, che rappresenta per me una vera e propria terapia, attraverso la quale continuo a mettermi costantemente in discussione ed a riflettere su me stesso, come uomo e come artista.

Parlaci del tuo impegno sociale, come ad esempio i laboratori nelle carceri e la grande esperienza sulla striscia di Gaza…

Sono circa 8 anni che lavoro sul piano sociale e culturale grazie alla musica. Non mi reputo un educatore, ma un artista che da il suo contributo con un arte che è definibile terapeutica.
Le prime esperienze in campo sono sta scuole elementari e centri di accoglienza fino ad arrivare in scuole superiori, comunità e volontariato nella casa circondariale di Secondigliano. Nel 2019 ho avuto la possibilità di essere parte della carovana ‘’Gaza Is Alive 2019’’ sulla striscia di Gaza. Un progetto che ha avuto l’intento di portare la musica Hip Hop sia come musicoterapia che come una formazione lavorativa alternativa, costituendo una scuola di Hip Hop con educatori che abbiamo formato nel percorso della nostra esperienza. Il tutto è stato reso possibile grazie all’unione di piú associazioni, l’università Bicocca di Milano, e la ONG P.C.R.F. (Palestinian Children Relief Found) che si occupa tramite corridoi umanitari di far entrare nella striscia di Gaza medici e aiuti di prima necessità. Al momento sono impegnato con la mia associazione 4 Raw City Sound in un numerosi progetti nelle scuole e con artisti indipendenti, e con il rapper Lucariello nell’istituto penitenziario minorile di Airola e in molte altre comunità della Campania.

Come vedi al momento la scena rap italiana? Pensi che il cosidetto “underground” si stia finalmente prendendo lo spazio che merita?

Il mio punto di riferimento principale è sicuramente il Rap d’oltreoceano, ma d’altronde anche l’Italia è sempre stato un punto di riferimento stilistico per le caratteristiche della nostra cultura riconosciuta in tutto il mondo. Oggi vantiamo una vasta e ampia scena di artisti che ci rappresentano anche a livello mondiale in ambito mainstream, che artisti indipendenti che hanno fatto la storia del nostro genere. La nota positiva è anche parte della musica che esce per grandi industrie, riesce a parlare un linguaggio che vuole accomunare i più ma vuole anche dimostrare di avere una propria radice, un proprio riferimento ricercato. Forse anche i piú lontani dalla nostra cultura, hanno capito che l’influenza che ha il rap sui giovani e non solo è ancora forte, quindi anche la musica più commerciale o quella che comunque esce per grandi etichette, rispetto a prima sembra avere una traccia di underground. Questa cosa funziona sicuramente da fattore quasi educativo sulla massa, cosi da poter dare un opportunità di ricevere attenzione anche a quegli artisti indipendenti che magari propongono musica di qualità a livello della mainstream se non, sicuramente più ricercata perché libera da vincoli. In Italia tra i nomi grandi che hanno salde le loro radici nella cultura nonostante lo status, ci sono sempre artisti come Noyz, Night Skinny, Guè, Fibra. Altri giovani, che sanno benissimo di cosa si parla quando si parla di Rap e Hip Hop come Ernia, Lazza, Geolier e tanti altri. Poi ci sono quelli ancora indissolubili al rap piu puro e hardcore come Colle, Kaos, Nex Cassel, Claver Gold, Inoki e i piu giovani e underground ma che necessitano assolutamente di piu attenzione come Eliaphoks, Lanz Khan, RollzRois e potrei fare una lista infinita! Che possa nascere e esserci sempre piu cultura rap in Italia!

Parlaci della tua collaborazione e del tuo rapporto lavorativo e personale con Dope One, con il quale hai realizzato l’album “Iceolator”.

Dopo One lo metto tra i miei maestri di Flow oltre che tra i miei più grandi fratelli ormai, in questo gioco. Ci conosciamo da più di 10 anni, ed Iceolator ha coniato anni di avvenutre, serate e collaborazioni in tanti progetti di altri artisti. Anche in una amicizia come quella con Dope, abbiamo fronteggiato momenti di sconforto e avuto confronti profondi che avrebbero potuto mettere in discussione la nostra persona, ma come ogni amicizia solida abbiamo affrontato ogni difficoltà con la voglia di essere più forti e uniti di prima. Oggi Ivan è padre di una bellissima bambina, e di questo sono molto orgoglioso, perché oltre ad essere tra i migliori rapper di Napoli, è una persona di cuore, gentile e allo stesso tempo un ragazzo nato e cresciuto per strada. Il suo modo di far suonare il Napoletano nel rap è una continua ispirazione, e di una precisione e a volte di una profondità che scava nella radice dell’espressione artistica napoletana e te la fa emergere nella sua voce, nel suo carattere, nel suo tono e nei concetti che esprime. Lo paragono a livello di flow a rapper vecchia scuola come Papoose, Copywrite o addirittura anche Big Pun per i suoi extrabeat multisillabici e il suo tono vocale! Le nostre ultime sessioni studio sono state per parecchie collaborazioni di rilievo italiano, che non vedo l’ora escano fuori. La cosa che ci rende spesso orgogliosi, sono le molte realtà in Italia che ci associano spesso insieme nei loro progetti, album e radio sapendo bene della nostra partnership solida. King Dope One.

Domanda obbligatoria! E la vogliamo piccante e super spoler! So che stai lavorando a un disco! Ci sveli in esclusiva qualcosa? Il nome di un produttore? Una feat? Non puoi non dirci nulla?

Non vi lascio di certo a mani vuote. La cosa di cui sono certo al momento, è che sarà il progetto in cui più sto mettendo me stesso e tutto quello che ho assimilato in questi anni. Conto che sia il mio progetto più maturo e che riesca a dimostrare quello di cui davvero sono capace. C’è tanta melodia, e questa volta, rispetto ai miei progetti precedenti, mi sono concentrato più su me stesso, volendo questa volta individuare chi davvero vuole seguire me e la mia musica con l’uscita di questo album. Ovviamente non mancano le collaborazioni. Ho avuto una squadra di musicisti e coristi che hanno arricchito le mie produzioni, Beatmakers e Dj come Luca Spenish, Dj Snifta e Fabio Musta che hanno dato e stanno dando il loro contributo (sono in ultima fase di arrangiamenti con i producers e i musicisti, e in parte è già in Mix e Mastering con Drewtracks, giovane engineer Napoletano attualmente a lavoro con Luca D’alessio). Al microfono ancora non svelo gli ospiti ma posso dire che sarò affiancato da rappers non solo Italiani come mio solito.

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Andrea Bastia
Appassionato di cultura hip hop da ormai troppi anni e writer fallito, dopo qualche esperienza in proprio sul web approda definitivamente su Hano. Si occupa della rubrica dedicata agli artisti emergenti e a quella sui Graffiti.

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