Drimer ha da poco rilasciato il suo ultimo progetto dal titolo “Scrivo ancora 2“, chiara continuazione del primo capitolo uscito nel 2017. Si tratta di un progetto molto intenso nel quale il rapper trentino trasmette tutta la sua voglia di esprimersi attraverso la musica, e l’obiettivo di fare in modo che quest’ultima faccia sempre più parte della sua vita.
Anche di questo fattore importante della sua vita ci parla in questa intervista.

Ciao, parto con una mia curiosità personale: perché Scrivo Ancora 2 prende la definizione di “mixtape” piuttosto che di un album ufficiale?
Ciao ragazzi, e innanzitutto grazie dello spazio concessomi. Scrivo Ancora 2 è un mixtape nelle intenzioni: è stato prodotto, scritto e registrato nell’arco di 6 mesi nemmeno, e fotografa un momento importante della mia vita che avevo bisogno di mettere su carta. Non è un album, nonostante i beat inediti e l’uscita ufficiale, perché nella mia concezione un album si lavora in tutt’altro modo e con tutt’altri tempi. Diciamo che ad oggi pubblicare il mixtape vecchio stile (con beat USA e in freedownload, per intenderci) non ha molto senso per un rapper ancora al mio livello, e allora ho deciso di fare di Scrivo Ancora 2 un prodotto ufficiale che, però, nelle intenzioni e nell’esecuzione rimane un mixtape a tutti gli effetti.
Perché nessun featuring?
Chi mi segue sa quanto difficilmente ospiti altri artisti all’interno dei miei progetti ufficiali. In tre album che ho realizzato i featuring sono stati appena 4 in totale. Nel primo capitolo di Scrivo Ancora era stato l’opposto, con una cosa come quaranta artisti coinvolti. Nel secondo capitolo ho deciso invece di non inserire featuring (eccezion fatta per gli scratch di Dj MS in Banzai e il ritornello di Ranabis in Mosche Bianche) perché è nato come un progetto fortemente personale, in cui avevo bisogno di raccontare tante cose e dire la mia su tante altre ancora. Avevo bisogno di prendermi tutto lo spazio necessario per mettere un punto al mio percorso e ripartire.
Ascoltando “Carattere” sono rimasto piacevolmente impressionato di quanto racconti di te stesso, ma secondo te fino a quanto un rapper deve spingersi nel raccontare la propria sfera personale all’interno delle sue canzoni?
Non credo ci sia un limite di qualche tipo: ogni artista è libero di esprimersi al massimo, scegliendo da sé quanto raccontare della propria vita privata. Sicuramente, farlo non è facile, perché in un certo senso ti “umanizza“, spogliandoti della corazza da personaggio pubblico e dandoti in pasto a chiunque ascolti. Dall’altra parte, però, credo che sia proprio questo ad avvicinarti più di ogni altra cosa al tuo pubblico, stabilendo un contatto che sarà veramente difficile scindere in futuro. Alla fine, gli artisti a cui sono più affezionato sono proprio quelli che hanno raccontato molto di sé. Punto decisamente ad essere lo stesso tipo di artista per chi mi ascolta, senza dimenticare quanto mettere i tuoi pensieri e i tuoi problemi su un foglio e pubblicarli è una forma di terapia davvero importante per chi fa questo lavoro.
Per il tappeto musicale che accompagna le canzoni di “Scrivo Ancora 2” hai fatto delle richieste particolari, qualche sonorità che ci tenevi fosse presente nel disco, oppure ti sei fidato al 100% delle basi che ti ha proposto Ric de Large (insieme agli altri produttori)?
Quando faccio musica mi piace molto farmi guidare dal beat, intercettarne le vibes e cercare di scrivere rispettandone e sfruttandone l’atmosfera. Per questo motivo, spesso scrivo su strumentali già abbastanza definite che mi vengono inviate. In “Scrivo Ancora 2”, tuttavia, c’è stato anche un lavoro a monte: rispettando almeno in parte quella che era l’anima dei mixtape originali realizzati su basi edite, ho mandato a Ric e ad alcuni altri produttori delle references precise dalle quali partire. Trattandosi di arte, il risultato finale è stato poi assolutamente originale, ma alle orecchie più esperte è chiaro quanto ci sia di Kanye West in “Oro nelle mani“, di Kid Cudi in “Tesla” o “Sival”, di Drake in “Ultima Spiaggia“, e perché no di Lazza o Gué in “Crudo” o “Ricky Gervais”.
Nel pezzo Highlights ma in generale in tutto il disco parli molto del tuo trasferimento da Trento a Milano. Volevo chiederti come l’hai vissuto e quali aspettative avevi dalla città di Milano e infine se sono state rispettate oppure no…
Quando mi sono trasferito da Trento a Milano, ormai 4 anni fa, ero decisamente spaventato. Passare da una piccola città di montagna (e io sono in realtà proveniente da un piccolissimo paese posto ancora più su) a una grande metropoli come Milano è un salto importante: cambia l’ambiente, il paesaggio, i ritmi e la mentalità delle persone. Quattro anni più tardi, tuttavia, devo dire di essermi trovato assai meglio di quanto non avrei pensato: credo che avere una tua missione aiuti molto, e in nessuna città italiana come Milano riesci a sentire quella missione tua, e gli obbiettivi che ti sei posto a portata di mano. Da questo punto di vista, è stato importante anche il quartiere che mi ha accolto, Bovisa – a cui Highlights è infatti dedicata. In zona mi sento veramente a mio agio, è un posto in fin dei conti tranquillo dove trovo sempre tutto ciò di cui abbia bisogno.
In un altro pezzo dici “Togli i social e la scena muta, intendo è zitta non intendo cambia“. Spiegaci meglio questo concetto… pensi siano così fondamentali al giorno d’oggi i social network per la comunicazione tra un artista e i suoi fan?
Purtroppo, lo sono. E non dico purtroppo perché sia contro i social, anzi: i social sono stati una grandissima conquista, un modo per gli artisti emergenti di farsi notare anche se lontani dai grandi centri cittadini o sprovvisti delle sponsorizzazioni che contano. Arrivo tuttavia a dire “purtroppo” perché sono contro i social per come sono diventati oggi. La musica è ormai in secondo piano, per non dire terzo o quarto, e gli vengono costantemente preferiti contenuti che hanno il pregio della semplicità e dell’immediatezza ma troppo spesso il difetto di essere vuoti, senza ambizioni. Mi piacerebbe vedere la musica premiata per ciò che sa scatenare nelle persone, e gli artisti liberi di raggiungere il loro pubblico a prescindere dal nuovo algoritmo o dalle policy del social tramite il quale lavorano. Tanti si sono però adeguati a questo tipo di mercato, e per questo in “Sonni Tranquilli” c’è la barra che hai citato: senza i social la maggior parte degli artisti non cambierebbe, ma semplicemente rimarrebbe zitta in quanto non avrebbe gli strumenti (e forse l’amore) per sopravvivere a un cambiamento simile. Ovviamente, non me lo auguro: anche se è un periodo in cui mettere la musica avanti a tutto è complicato, sono convinto che facendolo si riuscirà a invertire il trend, prima o poi.
Mi pare di capire che un filo conduttore molto presente nei tuoi pezzi è il fatto di avere un sogno e di inseguirlo sempre e comunque senza mai mollare. Per quanto ti riguarda qual è il tuo sogno e cosa stai facendo per provare a farlo diventare realtà?
Il mio sogno è fare arrivare la mia musica a un numero di persone sempre più grande, e riuscire ad essere un fattore positivo nella loro vita con i brani che scrivo e le performance che offro. Il mio sogno è arrivare a non fare altro che questo, in tutte le sue bellissime sfaccettature. In me convive un’anima ambiziosa che punta al successo ma anche una idealista, che desidera stare bene e divertirsi facendo rap e far stare bene e divertire chi mi ascolti. Il sogno più grande, in ultima analisi, potrei dire sia trovare il punto di equilibrio perfetto tra queste due tensioni che avverto. È scontato dire che ogni giorno sia al lavoro perché così accada: realizzo brani, partecipo a battle di freestyle, stringo e mantengo rapporti, lavoro dietro le quinte per alcune realtà, insomma cerco di far sì che la musica diventi il mio unico sostentamento e allo stesso tempo che la mia lo diventi per gli altri.
Altre frasi prese da un pezzo di Scrivo Ancora 2 per la quale mi piacerebbe chiederti un approfondimento: “La mia terra sembra una prigione, cioè se non trovi il modo di uscire ci muori” e poi subito dopo “Ci torno per ripulirmi da una city, dove sono pronti a uccidere i buoni“
Una provincia come quella di Trento è tante cose positive, ma non di certo una terra che sia di stimolo a un continuo miglioramento e mettersi in gioco. Certo, all’inizio le mancanze che la contraddistinguono ti portano a impegnarti il doppio, raggiungendo spesso una consapevolezza e un livello che i ragazzi cresciuti in città hanno assai più difficoltà a raggiungere. Per questo ho creduto necessario andarmene: per non “morire“, artisticamente parlando ovviamente, dov’ero nato. Sull’altro lato della medaglia, al contrario, Milano è sicuramente una città in cui quegli stimoli ci sono e continuamente, ma non senza lati negativi. In una realtà così grande, dove tante persone cercano di farsi strada, il mondo della musica sa essere spesso spietato. Fa parte del gioco, ma staccare da questa realtà e ricordarsi per quale motivo hai cominciato a fare questa musica serve e per questo, alle volte, torno tra le montagne per purificarmi l’anima e ripartire.
In Scrivo Ancora 2 hai dimostrato di saperti adattare a diverse sonorità, quale direzione pensi che prenda la tua musica in futuro? A quale tipo di rap ti senti più affine e più affezionato?
I miei progetti sono sempre stati molto variegati. Amo il rap in tutte le sue sfaccettature e contaminazioni, e sicuramente ciò è stato da una parte un vantaggio, portandomi a misurarmi efficacemente su tanti tipi di sonorità diverse, e da un’altra forse uno svantaggio, in quanto per le persone è importante etichettarti in qualche modo e con me forse è risultato spesso difficile. Quel che è certo è che rimango un grande amante di questa musica e della cultura che c’è dietro, e per questo mi piacerebbe continuare a mettere il rap fatto in un certo modo al centro. Mi piacerebbe aprirmi sempre più al grande pubblico continuando a fare rap nell’accezione più pura del termine: che sia su quello che altri chiamano boom bap, trap o che altro non m’interessa molto. La mia volontà è di fare la musica migliore possibile, colpire la gente ed essere rapper al 100%.
